L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha pubblicato una raccomandazione sulla modifica dello status della cannabis nelle convenzioni internazionali. Dopo un lungo lavoro di review della ricerca scientifica sugli usi terapeutici e sugli eventuali danni e pericoli derivanti dal suo uso, l’OMS ha inviato lo scorso gennaio il suo parere all’ONU.
Il processo ufficiale era iniziato a maggio 2018[1], quando anche Forum Droghe, Associazione Luca Coscioni e Società della Ragione avevano inviato una nota[2] rispetto all’esperienza italiana. L’esito era atteso nello scorso dicembre ma l’OMS ha ritardato la pubblicazione per non influire sulla CND prevista per il marzo successivo, e si è presa qualche altra settimana definendo ancora “riservato” il rapporto finale. L’esito del processo, reso pubblico da FAAT[3] – il Think Tank che più di tutti ha seguito l’iter – è certamente positivo, ma lascia alcune ombre, soprattutto sui criteri utilizzati per mantenere la cannabis all’interno delle tabelle delle droghe “pericolose”. Ma è importante che la massima autorità medica mondiale riconosca le applicazioni mediche di Cannabis e cannabinoidi, di fatto reintegrandoli in farmacopea, equilibrando così i danni fatti in questi anni dalla proibizione e sconfessando la precedente posizione dell’OMS del 1954 che chiedeva “sforzi verso l’abolizione della cannabis da tutte le pratiche mediche legittime”.
Nel documento l’OMS raccomanda in primis la rimozione della cannabis dalla tabella IV della convenzione del 1961, ovvero quella che contiene le sostanze “particolarmente dannose e di valore medico o terapeutico estremamente ridotto” e l’inserimento di determinate preparazioni farmaceutiche a base di cannabis nella tabella III della stessa convenzione, quella delle sostanze con valore terapeutico e con basso rischio di abuso. Inoltre il THC viene rimosso dalla Convenzione del 1971 e ricondotto alla sola tabella I della convenzione del 1961. Infine l’OMS esplicita che le preparazioni di cannabidiolo puro, con meno dello 0,2% di THC, non devono essere sotto controllo internazionale.

Nello specifico queste sono le raccomandazioni sulla cannabis dell’ ECDD, pubblicate a gennaio 2019:

  • Raccomandazione 5.1: il Comitato ha raccomandato che la Cannabis e la resina di Cannabis vengano eliminate dalla Tabella IV della Convenzione Unica sugli stupefacenti del 1961.
  • Raccomandazione 5.2.1: Il comitato ha raccomandato che il dronabinolo e i suoi stereoisomeri (delta-9-tetraidrocannabinolo) siano aggiunti alla Tabella I della Convenzione unica del 1961 sugli stupefacenti.
  • Raccomandazione 5.2.2: il comitato ha raccomandato la cancellazione del dronabinolo e dei suoi stereoisomeri (delta-9-tetraidrocannabinolo) dalla convenzione del 1971 sulle sostanze psicotrope, Tabella II, subordinando all’adozione da parte della Commissione della raccomandazione di aggiungere dronabinolo e i suoi stereoisomeri (delta-9-tetraidrocannabinolo) alla Tabella I della Convenzione unica del 1961 sugli stupefacenti.
  • Raccomandazione 5.3.1: Il comitato ha raccomandato che il tetraidrocannabinolo (inteso come riferimento ai sei isomeri attualmente elencati nella Tabella I della Convenzione del 1971 sulle sostanze psicotrope) sia aggiunto alla tabella I della Convenzione unica del 1961 sugli stupefacenti, subordinando all’adozione da parte della Commissione della raccomandazione di aggiungere il dronabinolo (delta-9-tetraidrocannabinolo) alla Convenzione unica del 1961 sugli stupefacenti nella tabella I.
  • Raccomandazione 5.3.2: Il comitato ha raccomandato che il tetraidrocannabinolo (inteso come riferimento ai sei isomeri attualmente elencati nell’Allegato I della Convenzione del 1971 sulle sostanze psicotrope) sia cancellato dalla Convenzione del 1971 sulle sostanze psicotrope subordinando all’adozione da parte della Commissione della raccomandazione di aggiungere il tetraidrocannabinolo alla Tabella I della Convenzione unica del 1961 sugli stupefacenti.
  • Raccomandazione 5.4: il Comitato ha raccomandato l’eliminazione degli estratti e delle tinture di cannabis dalla Tabella I della Convenzione unica del 1961 sugli stupefacenti.
  • Raccomandazione 5.5: il Comitato ha raccomandato di aggiungere una nota in calce all’Allegato I della Convenzione Unica sugli stupefacenti del 1961 che reciti: “I preparati contenenti prevalentemente cannabidiolo (CBD, ndr) e non più dello 0,2 percento di delta-9-tetraidrocannabinolo non sono soggetti ai controlli internazionali”.
  • Raccomandazione 5.6: Il comitato ha raccomandato che i preparati contenenti delta-9-tetraidrocannabinolo (dronabinolo), prodotti per sintesi chimica o come preparazione di cannabis, composti come preparati farmaceutici con uno o più altri ingredienti e in modo tale che il delta-9-tetraidrocannabinolo (dronabinolo) non possa essere recuperato con mezzi prontamente disponibili o in una resa che costituirebbe un rischio per la salute pubblica, debba essere aggiunto alla Tabella III della Convenzione sugli stupefacenti del 1961.

Come detto la pubblicazione della raccomandazione era inizialmente pianificata per dicembre 2018, in tempo perché potesse essere discussa alla Commission on Narcotic Drugs che si è tenuta a marzo 2019 a Vienna. Ma il ritardo di comunicazione, ha infatti reso impossibile la sua discussione. Cina e Russia hanno chiesto di postporre la discussione per mancanza dei tempi minimi per l’approfondimento del testo. Il voto è stato quindi rimandato a marzo 2020, un rinvio che se da un lato lascia aperto un fronte, dall’altro permetterà di analizzare con più attenzione i punti delicati delle raccomandazioni.
Del resto non va dimenticato il clima politico-diplomatico nel quale gli esperti dell’OMS hanno lavorato. Da una parte le legalizzazioni nelle americhe, ed in particolare l’avvio della regolazione della cannabis in Canada, dall’altro i paesi più proibizionisti, Russia in testa, a chiedere sanzioni per i paesi che non accondiscendono ad una rigida interpretazione delle convenzioni internazionali sulle droghe. Non bisogna dimentica che già in passato l’OMS aveva stilato una raccomandazione per la riclassificazione del dronabinolo, che fu però in quel caso addirittura lasciata in un cassetto, in quel caso su pressione statunitense, come ben raccontato su Fuoriluogo da Grazia Zuffa nel gennaio 2005[4].
Le perplessità rispetto ad alcune criticità delle raccomandazioni dell’OMS sono state raccolte nel paper The WHO’s First-Ever Criticai Review of Cannabis: A Mixture of Obvious Recommendations Deserving Support and Dubious Methods and Outcomes Requiring Scrutiny[5] pubblicato da WOLA, TNI e GDPO a marzo 2019. Dalle raccomandazioni “emergono problematiche sottostanti i metodi di valutazione e le procedure di inserimento nelle tabelle utilizzate dal Comitato di esperti dell’OMS, insieme a una motivazione molto discutibile per mantenere la cannabis nella tabella I della convenzione del 1961. Inoltre, le raccomandazioni lasciano molte domande senza risposta riguardo ai livelli di controllo per diversi tipi di preparazione di cannabis medica. Le potenziali ripercussioni di questi aspetti più discutibili delle raccomandazioni ECDD fanno emergere preoccupazioni legittime che meritano un attento esame da parte dei governi e della società civile”.
Approfondiamo infine il motivo forse più importante di critica alla raccomandazione, che è il mantenimento della cannabis in tabella I della convenzione del 1961. Va ricordato che la sua attuale collocazione non deriva da un parere a seguito di una revisione della letteratura scientifica, ma da una presa di posizione ideologica del comitato di esperti dell’OMS che negli anni 50 riteneva le preparazioni a base di cannabis “obsolete”[6]. Questo fece sponda ad altre posizioni politiche proibizioniste, e ne giustificò l’inserimento all’interno delle convenzioni. Oggi il rischio principale è di mantenere la cannabis inserita nella Tabella I della convenzione del 1961, ovvero quella delle “droghe pericolose” pur con proprietà mediche, a seguito invece di una revisione approfondita della letteratura scientifica.
Si badi bene: è lo stesso Comitato di esperti a esplicitare che la cannabis non è associata allo stesso livello di rischio per la salute della maggior parte delle altre droghe elencate nella Tabella I, come eroina e cocaina. Pur tuttavia gli esperti dell’OMS sostengono che a causa “degli alti tassi di problemi di salute pubblica derivanti dall’uso di cannabis e della portata globale di tali problemi”, la cannabis dovrebbe comunque rimanere nella Tabella I. Nonostante la revisione menzioni “una serie di effetti avversi associati all’uso a lungo termine della cannabis” e che la cannabis “causa la dipendenza fisica a persone che la usano quotidianamente o quasi”, è difficile comprendere come far conciliare il principio della similarità di livello di rischio (alla base delle procedure di valutazione dell’OMS) con la sua collocazione nella Tabella I.
Del resto non è detto che sia la proibizione il mezzo migliore per prevenire gli affetti avversi di sostanze naturali sull’uomo. La raccomandazione in questo caso si estrania dal suo rigore scientifico e si lascia andare a considerazioni che appaiono ben più politiche per giustificare il mantenimento di un regime di controllo rafforzato della cannabis.
Comunque sia, anche con le sue ombre e criticità, questa presa di posizione della massima autorità sanitaria mondiale rappresenta un importante passo avanti nella politica internazionale della Cannabis e una chiara vittoria delle prove scientifiche sull’ideologia. È evidente che non solo si aprono le strade per una maggiore diffusione degli usi terapeutici, ma si incoraggia la ricerca scientifica sulla cannabis e si tolgono ombre da quei paesi, che proprio in questi anni, stanno promuovendo riforme rispetto alla regolamentazione della cannabis.
La cannabis è forzatamente nell’agenda politica mondiale. Ora i decisori politici, a livello globale e nazionale, dovranno fare i conti con la scienza. I 53 Paesi facenti parte della CND nel 2020 a Vienna dovranno decidere se approvare le raccomandazioni dell’OMS così come sono o apportando modifiche, sperabilmente in positivo. Quando le tabelle delle Convenzioni saranno modificate, gli stati riformatori avranno maggiore agio nell’adeguare le proprie legislazioni nazionali. E se non agiranno i Governi modificando le leggi, ci sarà ampio spazio per le reti della società civile per lanciare campagne volte a garantire in primis l’uso terapeutico ma anche avviare sperimentazioni rispetto alla regolazione dell’uso ricreativo della cannabis.
Una grande sfida anche per la società civile internazionale che ha di fronte alcuni mesi per far sì che almeno sulla cannabis la ragione vinca sulla retorica.

Note


[1] www.fuoriluogo.it/rubriche/la-rubrica-di-fuoriluogo-sul-manifesto/loms-sdoganera-la-cannabis-medica/


[2] www.fuoriluogo.it/mappamondo/cannabis-oms-avvia-la-revisione-delle-proprieta-terapeutiche/


[3] faaat.net/blog/ecdd41-outcome/


[4] Grazia Zuffa, Tabelle e coltelli. Le nebbie di Vienna. https://www.fuoriluogo.it/mappamondo/tabelle-e-coltelli-le-nebbie-di-vienna/


[5] John Walsh (direttore per la politica sulle droghe, WOLA), Martin Jelsma (direttore del programma Drugs & Democracy, TNI e Senior Research Associate, GDPO), Tom Blickman (Senior Project Officer, TNI) e David Bewley-Taylor (direttore, GDPO), The WHO’s First-Ever Criticai Review of Cannabis: A Mixture of Obvious Recommendations Deserving Support and Dubious Methods and Outcomes Requiring Scrutiny. www.fuoriluogo.it/speciali/cannabis-e-oms/cannabis-e-oms-un-misto-di-ovvie-raccomandazioni-e-metodi-discutibili


[6] Cfr David Bewley-Taylor, Tom Blickman andi Martin Jelsma, The Rise and Decline of Cannabis Prohibition, The History of Cannabis in the UN Drug Contro/ System and Options for Reform, TNI/GDPO March 2014, pp. 18-25. https://www.fuoriluogo.it/mappamondo/ascesa-e-declino-della-proibizione-della-cannabis/

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    Aggiunto in data: 25 Giugno 2019 15:41 Dimensione del file: 5 MB Download: 898