Non è chiaro quale Stato membro dell’ONU l’abbia richiesta con la necessaria fermezza, fatto sta che a giugno 2018, a 70 anni dalla sua fondazione, l’Organizzazione Mondiale della Salute ha lanciato una pre-revisione dello status internazionale della cannabis. Se il Comitato di esperti sulle droghe dell’OMS troverà elementi sufficienti per arrivare a una vera e propria revisione critica della pianta lo scopriremo nelle prossime settimane, per il momento va preso atto che un altro tabù anti-cannabis è stato infranto.

Da almeno due decenni la prescrizione di cannabinoidi aumenta costantemente in molti paesi ricchi, anche grazie all’immissione sul mercato di nuovi preparati a base di cannabis, a partire da quelli a base di Cannabidiolo, CBD, mentre sempre più governi alleggeriscono le sanzioni per l’uso personale di marijuana. Anche per questi motivi gli esperti dell’OMS hanno deciso di raccogliere studi scientifici e stimoli politici da Stati membri e organizzazioni non governative per raccomandare alla Commissione sulle droghe dell’ONU una vera e propria ‘revisione critica’ dello status legale della pianta.

Attualmente, la cannabis è inserita nella Tabella I (altamente additiva e soggetta ad abuso) e nella Tabella IV (sostanze incluse nella Tabella I raramente utilizzate nella pratica medica) della Convenzione Unica sugli stupefacenti del 1961. Il principale composto psicoattivo della cannabis, delta-9-THC o dronabinol, è anche inserito nella Tabella II della Convenzione del 1971, e molti dei suoi isomeri anche nell’Allegato I. Questo incrocio di collocazioni complica, e di fatto impedisce, la ricerca sui componenti attivi della pianta a causa delle difficoltà amministrative che gli scienziati incontrano per avere accesso alle sostanze.

Come abbiamo avuto modo di denunciare più volte anche da qui, l’assegnazione della cannabis nelle Tabelle I e IV della Convenzione del 1961 non avvenne e seguito di una valutazione scientifica da parte dell’OMS; oggi, dato il diffuso uso medico della sostanza e dei suoi derivati, l’inclusione nella tabella IV risulta ancor meno giustificabile di 57 anni fa. Le definizioni ambigue delle sostanze legate alla cannabis e poste sotto controllo internazionale, oltre che la classificazione delle sue infiorescenze, resine ed estratti come “stupefacenti” e i suoi composti attivi come “sostanze psicotrope” sono state stigmatizzate in passato tanto dal Comitato di esperti dell’OMS quanto la giunta internazionale sugli stupefacenti.

Per arrivare a una raccomandazione finale il percorso resta lungo, dovranno essere studiati gli aspetti chimici, farmacologici, tossicologici, epidemiologici nonché gli usi terapeutici della pianta. Si prevedono anche contributi della società civile e l’Associazione Luca Coscioni, Forum Droghe e la Società della Ragione hanno presentato un documento sui progressi italiani sostenendo la revisione denunciando violazioni del “diritto alla scienza” perché si impedisce la ricerca su una pianta il cui ultimo studio internazionale risale al 1935.

Nei prossimi mesi l’ONU sarà messa di fronte alla necessità di bilanciare il “principio di precauzione” proibizionista con le innovazioni tecno-scientifiche occorse in tutto il mondo recentemente. Sebbene lo avessimo suggerito proprio da queste pagine l’autunno scorso, l’Italia non ha partecipato alla fase di pre-revisione, eppure da 10 anni aggiorna continuamente il proprio quadro normativo sulla “cannabis terapeutica”; vedremo se il sedicente ‘Governo del Cambiamento” saprà cogliere questa occasione storica.

La documentazione dell’OMS è disponibile qui.

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