In questa sezione si presenteranno – in modo necessariamente schematico – le principali “sostanze proibite”. A differenza di ciò che è stato fatto in molti libri sulla “droga”, non abbiamo messo l’accento sugli effetti dannosi e tossici delle sostanze, anche se ovviamente nessuno di essi è stato volontariamente taciuto o minimizzato. Abbiamo invece cercato di descrivere nel modo più obiettivo possibile gli effetti farmacologici delle sostanze psicoattive, ricordando però al lettore che gli effetti delle sostanze sul comportamento umano sono determinati non solo dalle loro qualità chimiche, ma anche dalle aspettative dei consumatori e dal contesto sociale di assunzione. Ciò spiega come mai le stesse sostanze siano utilizzate con modalità e conseguenze assolutamente diverse nei diversi contesti sociali e in differenti epoche storiche. In parole povere, è ciò che avviene per l’alcol: ciò che determina il modello di consumo dell’alcol (e i rischi relativi) non è solo o non è tanto la chimica della sostanza, quanto la “cultura” del bere cui le persone e i gruppi appartengono.

Per le droghe illegali, questa evidenza è ostinatamente negata dall’ideologia proibizionista che si ostina a focalizzare solo le proprietà farmacologiche delle sostanze illegali. Ma l’uso di “droghe” è antico come l’uomo, è una costante di tutte le epoche e di tutte le culture, e fa probabilmente parte della nostra struttura neurobiologica ancor più che delle nostre consuetudini sociali. Ostinarsi solo a contrastare un fenomeno di questo genere non ha senso: il problema vero che abbiamo davanti è quale sia la via migliore per integrare questa “pulsione primitiva” dell’essere umano in un modello culturale che minimizzi i suoi rischi e i suoi danni.

Due avvertenze
In questa sezione non parliamo delle due principali droghe rimaste “lecite”, e che purtroppo sono anche, indiscutibilmente, quelle più tossiche per l’organismo umano: il tabacco e l’alcool.
Se l’abuso di tabacco determina essenzialmente danni a lungo termine, che ogni persona deve soppesare a fronte dei benefici che ne può trarre nell’immediato, l’abuso di alcool deve essere considerato non solo dannoso per la salute del consumatore, ma anche pericoloso – in un senso assai più ampio – per il consumatore, per le persone che gli stanno accanto e per la collettività.
Una seria politica della droga non può assolutamente ignorare il problema di queste sostanze, fingendo che esse siano diverse dalle altre.
Il lettore troverà riferimento alla capacità delle sostanze di indurre dipendenza. Su questo termine, ampiamente abusato, è utile una precisazione. Dagli anni ’60, il termine addiction è stato sostituito da “Drug Dependence”, articolata in “dipendenza fisica” e “dipendenza psichica”. Ma questi concetti non sono esenti da critica, in specie la dipendenza psichica. Ovviamente, non si vuole negare che esistano “comportamenti di dipendenza” relativi a sostanze psicoattive, ma si contesta che la dipendenza sia una “proprietà farmacologica” della sostanza. A riprova, il fatto che si registrano comportamenti di dipendenza verso sostanze che non sono farmacologicamente psicoattive (come lo zucchero, o in generale il cibo), e anche verso esperienze di tutt’altro genere come il gioco d’azzardo. Eppure nessuno si sogna di dire che lo zucchero abbia la proprietà di indurre “dipendenza psichica”. Detto in altre parole: proprio perché il concetto di dipendenza psichica può applicarsi a tutto, esso non aiuta a capire niente (nel senso di distinguere e interpretare i fenomeni).

Amfetamine

Cannabis

Coca e Cocaina

Ecstasy, MDMA e altre sostanze “Empatogene”

Oppio, morfina, eroina e altri oppioidi

Sostanze psichedeliche (LSD e allucinogeni)

Per saperne di più:
Arnao (1990) – Proibito capire. Proibizionismo e politiche di controllo sociale  – EGA, Torino
Cappuccino (2004) .  Felicità chimica. Storia delle droghe.  – Stampa Alternativa (Roma)
S.Peele (1985) –  The meaning of addiction –  Lexington Books, Lexington and Toronto