Fuoriluogo https://www.fuoriluogo.it Droghe & Diritti Thu, 13 Aug 2020 10:22:49 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.5 Call me Sisters https://www.fuoriluogo.it/mappamondo/call-me-sisters/ https://www.fuoriluogo.it/mappamondo/call-me-sisters/#respond Thu, 13 Aug 2020 07:39:23 +0000 https://www.fuoriluogo.it/?p=30872 Al via la call del collettivo Chemical Sisters. Inviate entro il 30 settembre le vostre esperienze sull'uso di sostanze.

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“Call me Sisters” è un progetto che nasce dal collettivo Chemical Sisters con l’intento di raccogliere esperienze sull’utilizzo di sostanze legato alle peculiarità della sfera femminile.

L’uso di sostanze stupefacenti è visto, analizzato e affrontato con uno sguardo e una prospettiva ben definite: quelle del genere maschile.

Contro una medicina e una scienza che non prendono in considerazione le donne nella ricerca e nei trial clinici lasciandoci a una totale ignoranza rispetto a raccomandazioni sui dosaggi, sui rischi e sulle complicanze delle sostanze e dei farmaci correlate al genere.

Il collettivo Chemical Sisters lancia una chiamata pubblica, fino al 30 Settembre 2020, a tutte le donne e persone di genere non conforme per sopperire alla carenza di dati esperienziali legati all’uso di sostanze: questo mese è dedicato alla 3,4-Methylenediossimetanfetamina (MDMA).

I dati raccolti saranno anonimi e potrete inoltrarci le vostre storie tramite diversi canali, quali:

Vi suggeriamo alcuni temi da cui prendere spunto per i vostri racconti:

  • Salute e sostanze (mestruazioni, pillola, gravidanza, allattamento e benessere psicologico)
  • Sessualità (influenze sulla sfera sessuale)
  • Drug, set e setting (dosaggi, stato emozionale, dove e con chi hai condiviso l’esperienza)
  • Policonsumo (eventuali mix con alcol e altre sostanze e/o farmaci)
  • rapporto con i servizi di riduzione del danno (analisi delle sostanze)

Vogliamo politiche che assicurino alle donne e alle minoranze di genere l’inclusione nella ricerca clinica e che affrontino il fenomeno dell’uso di sostanze attraverso la prassi definita dalla riduzione del danno, per questo abbiamo bisogno del vostro aiuto!!!

Scriveteci e state a POPPE DURE!!

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Perché nessuno sia più legato, ricordando Elena https://www.fuoriluogo.it/rubriche/la-rubrica-di-fuoriluogo-sul-manifesto/perche-nessuno-sia-piu-legato-ricordando-elena/ https://www.fuoriluogo.it/rubriche/la-rubrica-di-fuoriluogo-sul-manifesto/perche-nessuno-sia-piu-legato-ricordando-elena/#respond Wed, 12 Aug 2020 05:57:08 +0000 https://www.fuoriluogo.it/?p=30866 Nell'anniversario della morte di Elena Casetto, rimasta intrappolata durante un incendio nell'Ospedale giudiziario di Bergamo perché legata mani e piedi al letto. Si chiede l'abolizione della contenzione come pratica ospedaliera e di intervento. Giovanna Del Giudice per Fuoriluogo su il manifesto del 12 agosto 2020.

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Tempo di lettura: 3 minutiGiovanna Del Giudice

Un anno fa, il 13 agosto 2019, nel Servizio psichiatrico dell’Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, moriva Elena Casetto, 19 anni, trovata carbonizzata nel suo letto legata mani e piedi, a seguito di un incendio scoppiato nel reparto, forse dalla sua stanza.

Qualche minuto prima, Elena era stata scoperta dagli infermieri mentre tentava il suicidio. Fu allora “bloccata” (legata) al letto e lasciata sola nella stanza chiusa a chiave. Al suo dolore, alla sua richiesta di aiuto, l’istituzione rispose con un gesto violento, di negazione e di abbandono, togliendole dignità e rispetto. Quale sarà stata la sua rabbia, il senso di impotenza e di annientamento?

Ritorna il ricordo di Antonia Bernardini, morta la notte del 31 dicembre del 1974, dopo quattro giorni di agonia, per le ustioni riportate nell’incendio prodottosi nella stanza dove era legata da 43 giorni, nel manicomio criminale femminile di Pozzuoli.

Dopo la morte di Antonia il manicomio criminale di Pozzuoli fu chiuso. Oggi, dopo la morte di Elena, chiediamo che nessuno più sia legato e che le istituzioni, le comunità, costruiscano città libere da contenzione.

Nel primo anniversario della morte di Elena, il Comitato promotore di Bergamo libera da contenzione invia una lettera aperta alla stampa e alle istituzioni di Bergamo. Nella lettera si ricorda la mobilitazione del 13 febbraio scorso, quando le forze componenti il Comitato (Forum delle Associazioni per la salute mentale di Bergamo, Unione Regionale Associazioni per la Salute Mentale della Lombardia, Campagna …E tu slegalo subito, Conferenza  nazionale Salute Mentale  insieme a rappresentanti di associazioni, componenti del Comitato Nazionale di Bioetica, della Casa della Carità di Milano) si sono riunite a Bergamo per ricordare Elena e lanciare una iniziativa (allora prevista per il 2 aprile) dal titolo Città libere da contenzione. Insieme si può, chiedendo al Sindaco di Bergamo di diventare “garante” di questo processo.

Scrive il Comitato: “Da quel 13 febbraio sembra passato un tempo infinito. In questi mesi tante altre morti hanno devastato Bergamo. Il Covid 19 si é abbattuto sulla città. La comunità ha subito sofferenze indicibili, drammatiche perdite di donne e uomini, morti spesso senza la vicinanza di una persona cara. L’appuntamento del 2 aprile non ha avuto luogo.

Ora la città con la forza e tenacia dei suoi cittadini si sta risollevando. Ma le ferite restano aperte, il dolore e la sofferenza rimangono.

Come rimane il dolore per Elena che, ad un anno dalla sua morte, vogliamo non dimenticare. Elena che scriveva poesie, che voleva studiare a Londra, che chiedeva aiuto per il suo dolore.

E vogliamo farlo dicendo che nessuno sia più legato, che nessuno più muoia solo. Che la contenzione, pratica inumana, che toglie dignità, soggettività, storia e riduce l’altro/a a corpo da domare, sia abolita in tutti i servizi che assistono persone fragili, in modo da costruire Città libere da contenzione.

Questo è il tempo. Il Paese sta ripensando, dopo l’epidemia del Covid, le proprie politiche sociali e sanitarie. La crisi ha evidenziato la centralità dei servizi territoriali, sociali e sanitari. Servizi aperti, radicati nei territori, che operano nelle case e nei luoghi della comunità, che mantengono un rapporto di continuità, di vicinanza, di supporto, perfino “di vigilanza” in particolare nelle situazioni di maggiore vulnerabilità e fragilità. Capaci di valorizzare le risorse, pure residue del soggetto, della famiglia, del vicinato, del contesto, prevenendo e riducendo l’istituzionalizzazione..anche per superare la contenzione, dobbiamo costruire percorsi di cambiamento culturale, organizzativo e gestionale nelle politiche sociali e sanitarie che mettano al centro le persone, i loro diritti, la loro dignità, coinvolgendo la comunità tutta. Perché nessuno più sia legato.”

L’autrice è Portavoce della campagna “…E tu slegalo subito”

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Cannabis a porte chiuse all’ONU https://www.fuoriluogo.it/mappamondo/cannabis-a-porte-chiuse-allonu/ https://www.fuoriluogo.it/mappamondo/cannabis-a-porte-chiuse-allonu/#comments Thu, 06 Aug 2020 07:16:44 +0000 https://www.fuoriluogo.it/?p=30851 La fase di approfondimento sulle raccomandazioni dell'OMS sulla cannabis è chiusa alla partecipazione della Società Civile. Un caso inspiegabilmente in controtendenza con il trend di apertura alla partecipazione nei processi decisionali seguito negli ultimi anni dall'ONU. Il riassunto in italiano della nota di IDPC.

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Negli ultimi anni vi è stata la tendenza generale ad un’apertura nei confronti dell’impegno della società civile intorno alla questione delle droghe presso la Commissione on Narcotic Drugs delle Nazioni Unite (CND) e quindi verso una sua maggiore inclusione e partecipazione. Negli ultimi tempi invece ci sono stati degli sviluppi preoccupanti: la società civile è stata esclusa dagli incontri che porteranno ad uno dei voti più controversi e rilevanti dal punto di vista politico alla CND degli ultimi anni, vale a dire quello sulle raccomandazioni del comitato di esperti dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) sulla riclassificazione della cannabis. Ciò è stato realizzato attraverso l’uso di un nuovo formato di incontri, i cosiddetti “topical meetings”, il primo dei quali si è tenuto nel giugno 2020. L’unica differenza in questo nuovo tipo di incontri rispetto al solito formato “intersessionale”, sembra essere che la società civile ne è esclusa.

Come ha sempre funzionato la CND

Seguendo questo percorso, la CND si è discostata dalle proprie pratiche e impegni politici recenti in merito alla partecipazione della società civile nei processi decisionali. Questo sviluppo sta già dando luogo a un dibattito meno fecondo e genuino e per IDPC deve essere risolto per i prossimi incontri fissati per agosto e settembre.

Gli Stati membri hanno storicamente utilizzato due format di riunione per deliberare sulle questioni relative alla politica in materia di droga presso la CND. Ufficialmente, questa si riunisce due volte l’anno nella sessione ordinaria di marzo e di nuovo nella sessione ri-convocata di dicembre. Negli ultimi sette anni, anche le riunioni “intersessionali” sono diventate all’ordine del giorno, in quanto gli Stati membri avevano bisogno di preparare riunioni di alto livello come l’UNGASS e il segmento ministeriale del 2019; più recentemente approfondire le raccomandazioni sulla cannabis dell’OMS. Negli ultimi anni, grazie al miglioramento della tecnologia, le riunioni formali convocate dal CND sono state anche trasmesse in streaming per essere osservate dal pubblico.

La partecipazione della Società Civile

Secondo le indicazioni ufficiali dell’UNODC: “in qualità di osservatori, le ONG sono in grado, tra le altre cose, di “partecipare e osservare tutti i procedimenti promossi dalle Commissioni con la sola eccezione di riunioni informali fra gli Stati membri“. Allo stesso modo, il Consiglio economico e sociale delle Nazioni Unite (detto anche ECOSOC) prevede che le ONG accreditate possano, tra le altre cose, “partecipare alle riunioni ufficiali” dell’ECOSOC e delle sue articolazioni. Gli Stati membri possono ovviamente convocare anche riunioni informali a livello bilaterale o attraverso sessioni multilaterali (“informali”) durante le quali possono non sono ammessi osservatori, come i rappresentanti delle ONG. IDPC ha già criticato la crescente dipendenza delle decisione della CND da queste discussioni chiuse e informali, in termini di trasparenza e partecipazione non solo della società civile ma anche degli Stati membri che non hanno una presenza diplomatica a Vienna.

I topical meeting e l’esclusione della Società Civile

Il nuovo format dei “topical meeting” si distingue per una serie di ragioni. Innanzitutto, non ha precedenti e rappresenta una chiara deviazione dai normali processi decisionali, senza una giustificazione concreta per farlo. In secondo luogo, il carattere dell’incontro non è mai stato chiarito. Nel “documento non scritto” del maggio 2020, il presidente di turno della CND non ha chiarito se le riunioni fossero sessioni “ufficiali” o “informali”: una distinzione importante, non solo per l’inclusione della società civile, ma anche per traduzione e verbalizzazione. La cosa più inquietante è che l’unica distinzione tra i “topical meetings” e l’incontro intersessionale che segue sembra essere che la società civile è invitata a partecipare a quest’ultimo, ma non ai primi. In effetti, la società civile sembra essere l’unico gruppo specificamente escluso da questi incontri. Come accennato in precedenza, secondo la guida UNODC alle ONG, le organizzazioni accreditate ECOSOC sono autorizzate a partecipare e osservare “gli atti della CND”  ad eccezione di riunioni informali, che sono esplicitamente descritte come destinate esclusivamente a “Stati membri”. Questi “topical meetings”, convocati dal presidente della CND e dal Segretariato, che comprendono soggetti diversi dagli Stati membri (OMS e INCB), non corrispondono a questa definizione; pertanto l’esclusione della società civile da queste sessioni sembra essere in contrasto con le linee guida dell’UNODC.

Perchè la società civile deve essere inclusa in tutti i futuri incontri della CND

Il valore attribuito dalla famiglia delle Nazioni Unite all’inclusione della società civile è chiaro. Il Segretario Generale delle Nazioni Unite ha recentemente dichiarato che i membri della società civile sono “partner indispensabili” e che “è impegnato in un multilateralismo inclusivo basato sulla profonda interazione con la società civile“. Inoltre ha dichiarato che la società civile “potrebbe contare sulle Nazioni Unite affinché facciano tutto il possibile per proteggere e promuovere lo spazio civico”.

Nella Dichiarazione del segmento ministeriale di Alto Livello del 2019, gli Stati membri hanno ribadito il “ruolo importante” svolto dalla società civile nel sostenere i loro sforzi nell’attuazione di impegni comuni in materia di politica delle droghe e hanno sottolineato “l’importanza di promuovere partenariati pertinenti“. Sostenendo l’implementazione della politica internazionale di controllo delle droghe attraverso un’efficace collaborazione tra agenzie, i membri delle Nazioni Unite si sono impegnati a “intensificare i nostri sforzi congiunti e sostenersi a vicenda … per promuovere il coinvolgimento e la partecipazione attivi della società civile e delle comunità locali, comprese le persone che fanno uso di droghe, nonché delle donne e dei giovani.”

Né il presidente della CND né il segretariato della CND hanno fornito spiegazioni (pubbliche) sufficienti sul perché di tali riunioni ribattezzate come “topical meetings”; né hanno chiarito se queste riunioni sono riunioni “formali” o “informali” della CND. In un momento in cui il formato virtuale degli incontri delle Nazioni Unite rende possibile l’espansione della partecipazione della società civile piuttosto che la sua limitazione, l’approccio adottato per queste importanti discussioni sulla cannabis costituisce un precedente pericoloso, sia all’interno che all’esterno del settore delle politiche sulle droghe. Inoltre, l’esclusione della società civile è dannosa per le discussioni stesse: le ONG possono apportare inestimabili prospettive, esperienze e conoscenze ai dibattiti, spesso disconnessi, a Vienna e sono di chiaro beneficio per gli Stati membri. Mentre IDPC accoglie con favore i prgressi ottenuti nell’impegno della società civile nella CND in generale, limitare la partecipazione in questo modo è in contrasto con il principio fondamentale dell’inclusione della società civile così apprezzato dal sistema delle Nazioni Unite. Ulteriori “topical meetings” sulle raccomandazioni dell’OMS sulla cannabis e le sostanze correlate si terranno ad agosto e settembre. È necessario che la dubbia caratterizzazione di questi incontri sia riesaminata e riconfigurata in modo da non escludere le voci importanti delle ONG accreditate dall’ECOSOC.

Potete scaricare la nota di IDPC “Closing Doors: The exclusion of civil society at the ‘topical meetings’ of the UN Commission on Narcotic Drugs” in formato pdf (in inglese).

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Piacenza, droga & tortura. Una assuefazione https://www.fuoriluogo.it/rubriche/la-rubrica-di-fuoriluogo-sul-manifesto/piacenza-droga-tortura-una-assuefazione/ https://www.fuoriluogo.it/rubriche/la-rubrica-di-fuoriluogo-sul-manifesto/piacenza-droga-tortura-una-assuefazione/#respond Wed, 05 Aug 2020 04:21:12 +0000 https://www.fuoriluogo.it/?p=30844 Sergio Segio commenta i fatti della caserma dei Carabinieri di Piacenza per la rubrica di Fuoriluogo su il manifesto del 5 agosto 2020.

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Tempo di lettura: 3 minutiSergio Segio

Ci risiamo! E vedremo quanto durerà stavolta l’attenzione dei media, lo stupore degli ingenui, l’indignazione degli smemorati. Forse un po’ più del solito, poiché l’accorto magistrato è ricorso al sequestro dell’intera caserma dei carabinieri di Piacenza; il solo arresto dei suoi gestori non avrebbe prodotto la stessa visibilità. Ma se è la prima volta che ciò succede, le inchieste per violenze sugli arrestati e illegalità in divisa non sono certo rare, pur costituendo nient’altro che la punta dell’iceberg di un fenomeno che solo a Genova 2001 è emerso nella sua profondità.

Ai riflettori su Piacenza e alla pubblica esecrazione hanno certo contribuito i risvolti a luci rosse ma, più di tutto, la compresenza di droghe e di spaccio. Argomento così rodato e assorbente da mandare presto in secondo piano pestaggi e arresti ingiustificati. La violenza istituzionale esercitata su stranieri e marginali pare, e non da oggi, essere considerata meno grave di quella, assai più raramente, esercitata nei riguardi di cittadini inseriti. Del resto, vi è chi, in passato, non ha esitato a teorizzare che i “colletti bianchi” finiti in carcere ne abbiano a soffrire molto di più, non essendo quella prospettiva nell’ordine del previsto e del “naturale”. Ci sarà pure un motivo se carcere e tortura sono storicamente – e impunemente – riservati a poveri, tossicodipendenti e ribelli.

Come ebbe a raccontare anni fa un commissario che, pur tardivamente, ruppe il muro dell’omertà, senza peraltro provocare alcuno scandalo o inchiesta: i compiti della squadra di torturatori della polizia, del quale ammetteva di aver fatto parte nella lotta al terrorismo, erano quelli di «applicare anche ai detenuti politici quello che fanno tutte le squadre mobili». Insomma, violenze e torture sui fermati erano la norma, ma in quel momento storico, secondo il funzionario semi-pentito, “dall’alto” arrivò l’autorizzazione a fare lo stesso nei confronti dei militanti armati.

In quegli stessi anni (primi ’80) e luoghi (Veneto) di cui il commissario ha raccontato in un’intervista (“L’Espresso” del 9 aprile 2012), era presente un altro personaggio che, in qualche modo, ci riporta a Piacenza: Gianpaolo Ganzer, ufficiale dei carabinieri del nucleo di Dalla Chiesa, a capo dell’Anticrimine di Padova, poi a sua volta generale e comandante del ROS. Nel 2010, ancora in servizio (andrà in pensione nel 2012), con altri 13 carabinieri venne condannato a 14 anni «per aver costituito un’associazione per delinquere finalizzata al traffico di droga, al peculato, al falso e ad altri reati, al fine di fare una carriera rapida» (condanna ridotta nel 2013 a 4 anni e 11 mesi, prescritta nel 2016).

In buona sostanza (e qui l’ambivalenza del termine è assai calzante), Ganzer avrebbe fatto in grande quel che i più ruspanti carabinieri piacentini facevano in piccolo. Sono passati pochi anni, ma quella vicenda pare archiviata nella memoria pubblica come tante altre simili, sia pur di minore eclatanza. Tutto dimenticato. O quasi. Tocca infatti ora convenire con un commento Twitter dell’avvocato Carlo Taormina: «In fin dei conti i carabinieri di Piacenza ripagavano i confidenti facendoli spacciare e malmenavano quelli che arrestavano. Routine! Ganzer fu assolto per ben di più». Anche l’avvocato è invecchiato, tanto da confondere prescrizione e assoluzione, ma il resto dell’affermazione è indiscutibile, a prescindere dal suo autore.

Ecco. Questa è la routine. Questo è «quello che fanno tutte le squadre mobili». Si eccepisce che il crimine non si può affrontare con i guanti bianchi. Più o meno lo stesso disse Vincenzo Muccioli ai tempi del processo per l’omicidio Maranzano, prima ucciso nella comunità di San Patrignano e poi scaricato tra l’immondizia a Napoli. La droga e il proibizionismo sono stati e continuano a essere la comoda coperta per mille nefandezze.

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Cannabis, i Democratici USA sparano a salve https://www.fuoriluogo.it/mappamondo/democratici-usa-solo-depenalizzazione-nel-programma-per-le-presidenziali-2020/ https://www.fuoriluogo.it/mappamondo/democratici-usa-solo-depenalizzazione-nel-programma-per-le-presidenziali-2020/#respond Tue, 04 Aug 2020 05:45:03 +0000 https://www.fuoriluogo.it/?p=30817 Niente regolamentazione nazionale della cannabis nella campagna Biden 2020, solo depenalizzazione. Mentre la Camera tutela imprenditoria e consumatori in quegli Stati dove questa è legale.

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A novanta giorni dalle elezioni presidenziali più scabrose della sua storia moderna, negli Stati Uniti si continua a navigare a vista di fronte all’emergenza Covid e all’assenza di una qualche leadership politica.  Elezioni che comunque sono confermate per martedì 3 novembre prossimo, mentre si lavora per organizzarle quasi ovunque via posta. In vari Stati i cittadini dovranno pronunciarsi anche su almeno sette referendum per la regolamentazione della cannabis, a uso terapeutico e non solo.

Ma nonostante queste forti spinte a livello statale, negli ultimi giorni  i democratici hanno confermato il No all’inclusione della possibile legalizzazione  nella piattaforma elettorale nazionale 2020.  Sono stati 106 (contro 50) i delegati dell’apposito Democratic National Committe (DNC) che hanno bocciato un emendamento in tal senso, con le sorprese di Barbara Lee (California), altri dello staff dell’amministrazione Obama e i sindaci di Atlanta e Boston.

Le ragioni dei molti interventi a sostegno dell’esplicito appoggio alla regolamentazione nazionale sono state sintetizzate da Bakari Sellers, ex deputato statale in South Carolina: «Credo che il Partito Democratico debbano davvero appoggiare proposte come il  Marijuana Justice Act  per depennare la marijuana dal Controlled Substances Act, regolamentandola in maniera simile all’alcol e imponendo tasse federali». Alla fine è però rivalsa la solita linea prudente, e nella risoluzione finale si legge fra l’altro:

«I democratici vogliono depenalizzare l’uso della marijuana e rivederne la classificazione restrittiva tramite interventi esecutivi a livello federale. Appoggiamo la legalizzazione della cannabis medica, lasciando agli Stati la discrezionalità decisionale sull’uso ricreativo. Il Ministero della Giustizia non dovrà perseguire comportamenti in questo settore già legalizzati a livello statale. Tutte le condanne e pene per la sola cannabis andrebbero automaticamente  cancellate.»

Si tratta di un testo simile a quello approvato dal DNC nel 2016, pur se più aperto al cambiamento quando si dice che il Partito sostiene “riforme legislative atte a consentire agli imprenditori della marijuana legale di operare senza incertezze sul mercato.” Si evita però di menzionare la legalizzazione o la regolamentazione, in sintonia con le recenti raccomandazioni minime redatte dalla task force sulla riforma della giustizia penale voluta da Biden e Sanders. E, soprattutto, ricalcando le posizioni alquanto defilate e già note del primo, la cui campagna elettorale non includerà dunque gli sperati avanzamenti pro-cannabis – pur se questi potranno concretizzarsi in futuro, sempre che stavolta gli elettori confermino il vantaggio di Biden evidente nei sondaggi odierni.

Invece più deciso, appunto, l’appoggio democratico a tutela delle norme sulla cannabis legale già esistenti in ambito statale. La Camera ha appena approvato una risoluzione che impone al Ministero della Giustizia di non interferire sulle operazioni dell’imprenditoria e sui comportamenti dei consumatori in quegli Stati dove vige opportuna regolamentazione.  Come già per un’analoga misura dello scorso anno, l’emendamento bipartisan, con primi firmatari Blumenauer, McClintock, Norton e Lee, è passato con 254 voti favorevoli e 163 contrari: ha votato Sì il 97% dei democratici e il 16% dei repubblicani.

Gli attivisti pro-riforma hanno subito salutato con entusiasmo la decisione. Come ha spiegato Justin Strekal, direttore della storica NORML: «Impossibile sminuire l’importanza di questo voto bipartisan; oggi quasi un americano su quattro risiede in una giurisdizione dove l’uso della cannabis degli adulti è legale per statuto. È giunto il momento per il  Congresso di prendere atto della realtà e includere queste tutele nel bilancio federale definitivo.» Aggiungendo che il passo successivo appare scontato: introdurre e discutere proposte di legge mirate a smantellare una volta per tutte il proibizionismo sulla marijuana.

È quanto continuano a chiedere ampi settori della società civile, con l’appoggio di tanti deputati di ambo gli schieramenti. Lo testimonia fra l’altro la possibile discussione autunnale, sempre nell’aula della Camera, di una prima bozza sulla legalizzazione, il Marijuana Opportunity, Reinvestment, and Expungement (MORE) Act.  Una buona opportunità per scardinare i tentennamenti dei democratici?

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Proibizionismo, fabbrica di illegalità https://www.fuoriluogo.it/mappamondo/carabinieri-piacenza-se-il-proibizionismo-a-creare-le-mafie-e-la-corruzione/ https://www.fuoriluogo.it/mappamondo/carabinieri-piacenza-se-il-proibizionismo-a-creare-le-mafie-e-la-corruzione/#respond Sun, 02 Aug 2020 06:30:33 +0000 https://www.fuoriluogo.it/?p=30755 L'intervista del Direttore di Fuoriluogo Leonardo Fiorentini al Prof. Federico Varese sul caso dei Carabinieri della Caserma Levante di Piacenza pubblicata su il manifesto del 2 agosto 2020.

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Il caso della Caserma Levante di Piacenza non è certamente il primo in Italia. Episodi di “devianza” all’interno delle Forze dell’ordine ne abbiamo conosciuti tanti. A partire da quello del Generale Ganzer, Generale del Raggruppamento Operativo Speciale dei Carabinieri, risultato prescritto in Cassazione solo per l’applicazione della “lieve entità”. A livello internazionale conosciamo in Messico la potenza dei grandi cartelli che hanno di fatto sotto controllo le polizie locali. Nelle Filippine il capo della polizia di Duterte si è dovuto dimettere per aver coperto la rivendita al mercato nero di circa 100 chili di metamfetamine sequestrate. Come i mercati illegali pervadono le Istituzioni e perché la domanda di regolazione di questi è preferibile sia soddisfatta dallo Stato piuttosto che dalle mafie e dai corrotti?

Ne parliamo con Federico Varese, professore ordinario di criminologia all’Università di Oxford e autore di numerosi studi e libri sulle mafie internazionali; l’ultimo è Vita di Mafia, pubblicato da Einaudi.

FL Che impressione le ha fatto vedere le foto dentro la caserma di Piacenza?
È una storia veramente grave. Drammatica per come mina la fiducia che si dovrebbe avere nelle istituzioni. Va detto subito che questa vicenda mostra come la mafia non sia l’unico attore importante nel mercato della droga. Laddove le mafie non sono forti entrano in campo altri soggetti, in questo caso purtroppo autorità deviate. Non so se sia un caso isolato, di certo le notizie dell’inchiesta ci svelano un presunto tentativo di controllare in maniera monopolistica il mercato della cannabis a Piacenza: secondo l’accusa, questi carabinieri non si dedicavano solo allo spaccio, ma volevano “controllare” il mercato, decidere chi poteva spacciare chi no. Questo è un ruolo tipico delle mafie: infatti, cosa sono le mafie? Organizzazioni che danno il permesso ad altri di operare, organizzazioni di governo dei mercati. I mercati illegali quindi non solo producono mafia e la arricchiscono, ma producono anche forti opportunità di corruzione per le istituzioni. Un mercato illegale genera domanda di mafia, che può essere soddisfatta da soggetti diversi dalle mafie.

Siamo quindi al paradosso che anche il mercato illegale debba essere “regolato”.
Certo. E non dimentichiamo che è un mercato vastissimo. Il vero salto di qualità per le mafie nostrane è stato l’ingresso nel mercato della droga. Fino ad un certo punto la mafia siciliana ebbe un ruolo limitato nel contrabbando di sigarette (anche in questo caso cercando di controllare il mercato in Sicilia). Poi entra nel traffico di eroina tra Oriente, Turchia e USA, sfruttando i contatti con i cugini americani, e tutto cambia. La guerra di mafia degli anni ottanta (1981-1984), detta come La Mattanza, che fece centinaia morti, nacque da dispute tra mafiosi relative a partite di droga mandate negli USA, come racconta bene Salvatore Lupo. Quella guerra segnò l’ascesa dei Corleonesi.

Sì è parlato forse più dello spaccio e dei festini, che delle ben più gravi violenze che sarebbero state perpetrate dai Carabinieri. Come se lo spiega?
La stampa italiana mi sembra non abbia sottolineato a sufficienza l’efferatezza della violenza nei confronti di persone completamente innocenti. Ci si è focalizzati appunto sul fatto che i carabinieri fossero coinvolti nello spaccio di droga, mentre i magistrati sembrano intenzionati ad usare la legge sulla tortura. Ripeto: presunti atti di tortura in una caserma dei Carabinieri. Va aggiunto che le vittime non sono scelte a caso. Nel caso di Piacenza si arrestano immigrati, si impauriscono, minacciandone l’arresto, persone che lavorano nel mondo della prostituzione. Migranti e persone “deboli” sono gli obiettivi, che diventano ancora più deboli grazie ad un contesto politico e un dibattito pubblico che criminalizza queste persone. In Italia c’è un clima politico tale che rende più facile prendersela con questi soggetti, e quindi si genera una sorta di colpevolezza presunta e una certa impunità mediatica a priori. Passa l’idea che gli immigrati siano sempre violenti.

Al di là del clima politico italiano quello degli arresti discriminatori è un tema diffuso in tutto il mondo, USA in testa, come abbiamo avuto modo di parlarne su Fuoriluogo più volte.
C’è l’impressione che in alcuni paesi gli arresti legati alle droghe facciano parte di un sistema di repressione sociale che attraverso la scusa dell’arresto per piccolo spaccio o consumo di droghe perpetuino antiche discriminazioni nei confronti delle minoranze. Queste politiche repressive riducono la fiducia di queste minoranze nei confronti dello Stato e creano delle enclave sociali ed etniche. Poiché non si fidano più dello Stato, questi cittadini non si rivolgono alle autorità per denunciare reati. Pensi che ci sono alcune zone dell’Inghilterra dove non viene denunciato alcun reato nel corso di un anno: o vivono in un mondo utopico dove il crimine non esiste, oppure il crimine esiste eccome ma la sua repressione sfugge completamente alle istituzioni legittime. In questi casi la funzione di “polizia” viene svolta dalle gang e dalle famiglie criminali.

FL LEAP, l’associazione di operatori di polizia per la riforma delle politiche sulle droghe, sottolinea sempre che, oltre a generare corruzione in sé, il proibizionismo crea opportunità anche quando è efficiente e fa il suo lavoro: arrestando uno spacciatore libera quel mercato (che esiste prima ed esisterà anche dopo) per un altro (più furbo o più potente). Cosa che non avviene quando si arresta un ladro o un violentatore. Che ne pensa?
Sono d’accordo. Arrestare uno spacciatore non serve a nulla. Va aggiunto che chi spaccia è di fatto il venditore di una merce, e quindi di norma evita di usare la violenza (questa viene invece usata da chi vuole controllare il mercato e ingaggia guerre per il controllo del territorio). In Inghilterra il 69% dei detenuti hanno commesso crimini non violenti, e costano ognuno circa 50 mila sterline l’anno all’erario. In prigione poi imparano a diventare violenti per sopravvivere, o diventano a loro volta vittime. Il carcere non può essere una soluzione per chi commette reati non violenti. Molto meglio che queste persone continuino a lavorare, pagare il mutuo, andare a scuola, e lo Stato può controllarli senza arrestarli. Anche nel caso di Piacenza abbiamo scoperto poi che la supposta violenza di questi spacciatori pare fosse inventata per giustificare l’arresto.

La caserma Levante sembra quindi essere un’esemplificazione plastica del Darwinian Trafficker Dilemma che richiamiamo spesso nel nostro Libro Bianco. Il proibizionismo è utile ai consorzi criminali più potenti e organizzati: ripulisce il mercato dai competitor meno esperti e permette quindi ai primi, anche grazie alla loro capacità corruttiva, di operare in una situazione di oligopolio.
Sì, questo mi permette di sottolineare un’altra cosa: mi sembra incredibile che il numero di arresti sia considerato un criterio per avere premi o far carriera. L’idea che dal numero di arresti derivi più sicurezza è pura follia, che genera degli incentivi perversi nelle organizzazioni preposte alla repressione. Bisogna ripensare immediatamente questi criteri. Cambiare i vertici dei carabinieri o costituirsi parte civile nei processi non serva a nulla se non si modificano gli incentivi per fare carriera. Va aggiunto che più persone vengono arrestate, più si rafforzano le gang che controllano le prigioni, come dimostrano gli studi sulla carcerazione di massa negli USA e in America Centrale. Oltre un certo limite, la teoria della deterrenza (non delinquo perché ho paura di essere arrestato) perde ogni senso se la probabilità di essere arrestato cresce a dismisura! In questo periodo sto studiando come nacque nei gulag sovietici la fratellanza criminale alla base della mafia russa. Beh, nacque proprio perché il regime sovietico arrestava in maniera indiscriminata sotto Stalin, e per gestire il gulag l’amministrazione si rivolse ai criminali stessi!

Carabinieri a Piacenza, il video del dialogo con il Prof. Varese

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Quando è il mercato illegale a chiedere di essere regolato https://www.fuoriluogo.it/oltrelacarta/video/quando-e-il-mercato-illegale-a-chiedere-di-essere-regolato/ https://www.fuoriluogo.it/oltrelacarta/video/quando-e-il-mercato-illegale-a-chiedere-di-essere-regolato/#respond Sat, 01 Aug 2020 05:00:29 +0000 https://www.fuoriluogo.it/?p=30804 Il video del dialogo tra Leonardo Fiorentini e Federico Varese sulla vicenda dei Carabinieri di Piacenza.

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Dialogo fra il Direttore di Fuoriluogo Leonardo Fiorentini e il Prof. Federico Varese, ordinario di Criminologia dell’Università di Oxford.

Leggi l’intervista pubblicata da il manifesto Domenica 2 agosto 2020:
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Il carcere dopo Cristo nell’emergenza della pandemia https://www.fuoriluogo.it/oltrelacarta/video/il-carcere-dopo-cristo-nellemergenza-della-pandemia/ https://www.fuoriluogo.it/oltrelacarta/video/il-carcere-dopo-cristo-nellemergenza-della-pandemia/#respond Fri, 31 Jul 2020 07:47:59 +0000 https://www.fuoriluogo.it/?p=30784 La registrazione video del webinar in ricordo di Sandro Margara.

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Si è tenuto mercoledì 29 luglio dalle 15 alle 18 il webinar in occasione del quarto anniversario dalla morte di Sandro Margara. Intitolato “Il carcere dopo Cristo nell’emergenza della pandemia” il webinar ha voluto fare il punto sulla situazione nelle carceri italiane, a partire dalla gestione irresponsabile durante la crisi COVID-19 e dall’attacco alla Magistratura di sorveglianza.

Dopo l’introduzione di Franco Corleone, sl’intervento di Saverio Migliori su “L’Archivio Sandro Margara: un’eredità da rilanciare” e quindi gli interventi preordinati di Grazia Zuffa, Marcello Bortolato, Giovanni Maria Flick, Carlo Renoldi, Franco Maisto, Riccardo De Vito, Corrado Marcetti, Michele Passione, Eros Cruccolini e altri.

L’evento è stato promosso da Archivio Sandro Margara, Fondazione Giovanni Michelucci, la Società della Ragione ONLUS e dall’Associazione Volontariato Penitenziario ONLUS. Per informazioni fondazione@michelucci.it.

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La Summer School 2020 sarà on line. Ecco il programma! https://www.fuoriluogo.it/formazione/la-scuola-estiva-di-forum-droghe-summer-school/droghe-covid-19/la-summer-school-2020-sara-on-line-ecco-il-programma/ https://www.fuoriluogo.it/formazione/la-scuola-estiva-di-forum-droghe-summer-school/droghe-covid-19/la-summer-school-2020-sara-on-line-ecco-il-programma/#respond Fri, 31 Jul 2020 07:38:51 +0000 https://www.fuoriluogo.it/?p=30770 Ecco il programma della Summer School 2020 promossa come ogni anno da Forum Droghe, CTCA e CNCA.

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Guardare  la realtà “ordinaria” delle droghe – le persone che usano droghe e gli stili di consumo, gli operatori e i servizi, la percezione sociale, le politiche, i paradigmi –  attraverso la lente della “extra-ordinaria” esperienza della pandemia  può portarci a scoperte inedite. Dalle ricerche e le osservazioni sul campo, attraverso una rinnovata  riflessività trasformatrice, fino a individuare le direzioni di un necessario e coraggioso cambiamento.

Questo il filo su cui si svolgerà l’edizione 2020 della Summer School promossa ogni anno da Forum Droghe, CTCA e CNCA. Ecco qui sotto svelato il programma della scuola che quest’anno si terrà interamente on line, dal 3 al 5 settembre.


Le droghe ai tempi del Covid19.
Lezioni apprese perché nulla sia come prima

Programma

Prima sessione – 3 settembre 10.00 – 13.00

I consumi ai tempi del Covid (1)

Introduzione: Susanna Ronconi

  • Scenario europeo. Ricerca EMCDDA (Dagmar Hedric)

Discussione

  • Ricerche con i consumatori del party setting: Ricerca Kosmicare (Elisa Fornero Neutravel), Ricerca Crew2000 (Kira Weir)
  • Il mercato illegale nella pandemia visto dai consumatori. Alessandro de Pascale
  • Lezioni per il futuro: Riccardo Ramello (Club Futuro)

Discussione

Coordina: Stefano Bertoletti

Seconda sessione – 3 settembre 15.00 – 18.00

I consumi ai tempi del Covid (2)

  • Ricerche italiane: #Telodicoio-Itanpud (Massimo Oldrini ), Drugs&Co_vid (Selene Regio/Claudia Iormetti);
  • Ricerca qualitativa I consumi al tempo di COVID19 (Claudio Cippitelli/Fiammetta Murgia)
  • Lezioni per il futuro: Patrizia Meringolo

Discussione

Coordina: Susanna Ronconi

Terza sessione – 4 settembre 10.00 – 13.00

I servizi italiani per i consumatori di droghe alla prova dell’emergenza verso una diversa normalità

I servizi di riduzione del danno: Differenze, diseguaglianze e ambiguità nelle disposizioni organizzative delle Regioni

  • Il monitoraggio FD-CNCA-ITARDD sui servizi (Pino di Pino, ITARDD)
  • I servizi e il Covid19 nella Regione Lazio (Antonella Camposeragna Dipartimento di Epidemiologia SSR Lazio)
  • La Riduzione del Danno nel regionalismo differenziato: le scelte regionali diseguali per i servizi di RdD/LdR e per gli operatori sociali (Fabrizio Mariani, CNCA)

Coordina: Luca Censi

Discussione

  • Potenziamenti e trasformazioni degli interventi di prossimità virtuale durante il COVID: Servizi a confronto (Marta Sofia, Progetto Neutravel – Alice, Cooperativa Sociale Onlus SCRL, CNCA, Claudia Bregli e Valentina Salsano, – Unità di Strada Info.Pusher, UOCDP Ausl Romagna, Federica Gamberale – Centro Java CAT, Cooperativa Sociale, CNCA, Luca Notarianni e Isabella Iometti, Progetto Nautilus – Il Cammino, Cooperativa Sociale ONLUS, CNCA)

Discussione

Quarta Sessione 4 settembre 15,00 18.00

I servizi pubblici e i servizi residenziali accreditati nella morsa dell’emergenza

  • Il sistema pubblico dei servizi tra rigidità istituzionale e flessibilità dei modelli dipartimentali integrati
    Dialogo tra Paolo Jarre (Dip. ASL3-To), Edo Polidori (UOC Dip.Modena) e Stefano Vecchio (Dip NA1)
  • Le strutture residenziali accreditate: l’accoglienza tra confinamenti e restrizioni istituzionali. La ricerca CNCA (Maria Stagnitta/Leopoldo Grosso)
  • I servizi visti dai consumatori (Itanpud)

Coordina: Angelo Giglio

Dibattito 

Lezioni apprese e prospettive

Le contraddizioni del sistema dei servizi e le misure strutturali di uscita dall’emergenza: per non ritornare come prima
Partecipano Riccardo De Facci (CNCA), Rappresentante Regione Emilia-Romagna*, Sottosegretario Sanità*, Itanpud, Denise Amerini (CGIL), Stefano Vecchio (Forum Droghe).

Coordina: Leopoldo Grosso,

Quinta sessione 5 settembre 09.30 – 12.00

Covid19&carcere

Introduzione al modulo: a cura Hassan Bassi

  • Quadro e numeri carcere e covid (Alessio Scandurra, Antigone)
  • Salute in carcere: (Daniela Ronco, Università di Torino)

Lezioni apprese

Coordina ed introduce FD/Cnca

  • Tre esperienze: soluzioni dentro, soluzioni fuori, progetti uepe/cassa ammende
  • L’esigibilità dei diritti. (Garante Anastasia*/Maisto*)
  • Le soluzioni istituzionali: (Colombo*/Castellano*)
  • La riforma della legge, l’innovazione nelle alternative al carcere (Cecco Bellosi* e Franco Corleone)

Sesta sessione 5 settembre 13.30 – 15.00

Il governo dei corpi e delle relazioni. Riflessioni biopolitiche a partire dalla pandemia

Intervengono: Grazia Zuffa, Tamar Pitch*, Claudio Cippitelli, Giorgia Serughetti*. Coordina Stefano Vecchio

*In attesa di conferma


Iscrizione

Gli appuntamenti si svolgeranno sulla piattaforma GotoWebinar, saranno a disposizione materiali e spazi per l’interlocuzione con i relatori e fra partecipanti. Cnca e Forum droghe stanno anche allestendo spazi in varie città, per la partecipazione condivisa di piccoli gruppi di persone in presenza.

Per iscriversi e partecipare è necessario fare richiesta tramite il modulo al presente link:
https://attendee.gotowebinar.com/register/1548423941798152975

Ricordiamo che la partecipazione è vincolata al pagamento della quota di iscrizione pari a:

  • Partecipante singolo € 30 + IVA (totale € 36,60)
  • Partecipante socio Forum Droghe € 30 (esente IVA)
  • Iscrizione + associazione a Forum Droghe € 30 (esente IVA)
  • “Iscrizione 5” collettiva per organizzazioni: € 120 + IVA (comprende 5 accessi – totale € 146,40)
  • “Iscrizione 10” collettiva per organizzazioni: € 210 + IVA (comprende 10 accessi – totale € 256,20)

Le quote di iscrizione devono essere versate tramite bonifico bancario su:
Conto corrente intestato a Forum Droghe presso Intesa San Paolo

Codice IBAN: IT97E0306909606100000106359

BIC/SWIFT CODE: BCITITMM

Per info: summerschool@forumdroghe.it; segreteria@cnca.it

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Il carcere del Covid, ricordando Margara https://www.fuoriluogo.it/rubriche/la-rubrica-di-fuoriluogo-sul-manifesto/la-crisi-del-carcere-ricordando-margara/ https://www.fuoriluogo.it/rubriche/la-rubrica-di-fuoriluogo-sul-manifesto/la-crisi-del-carcere-ricordando-margara/#respond Wed, 29 Jul 2020 04:37:17 +0000 https://www.fuoriluogo.it/?p=30757 Saverio Migliori, Fondazione Giovanni Michelucci, presenta il webinar in ricordo di Sandro Margara per la rubrica di Fuoriluogo su il manifesto del 29 luglio 2020.

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Tempo di lettura: 2 minutiSaverio Migliori

Mai come in questo momento, tornare al pensiero di Alessandro Margara può essere importante. D’altra parte, la grandezza delle persone e del loro operato, si misura proprio dalla capacità prospettica che hanno mostrato, dalla plastica resistenza alle trasformazioni culturali e sociali che le loro riflessioni e convinzioni riescono a mantenere nel tempo.

E allora, bisogna riprendere una fugace, ma altrettanto acuta, affermazione dell’uomo e magistrato Margara, quanto nella sua prima Relazione annuale da Garante dei diritti dei detenuti della Regione Toscana, nel  2012, in Premessa, scriveva: “sono convinto che la questione penitenziaria […] si collochi in un punto strategico e di forte crisi di questo mondo dopo Cristo […], con una espressione che temo non voglia dire, come è d’uso, dopo l’apparizione di Cristo, ma dopo la sua sparizione”.

Ebbene, di acqua sotto i ponti ne è passata molta nel giro di poco meno di un decennio, ma il carcere, oggi ancor più di ieri, sembra echeggiare alla sparizione di Cristo, più laicamente intesa da Margara come quel rischiosissimo declivio dei diritti, lungo il quale tutti hanno da perdere, soprattutto chi già attraversa una condizione di vulnerabilità sociale o di vera e propria esclusione. E come non individuare tra questi, appunto, le persone detenute, sovente ed impropriamente esposte all’incertezza dei diritti, quegli stessi diritti alla salute, alle relazioni familiari e sociali, allo studio ed al lavoro, ad un pieno reinserimento sociale che – in nome di una mal interpretata, ma anche mal riposta, richiesta di certezza della pena – subiscono continue contrazioni, revisioni, frizioni, sospensioni, timide concessioni.

Tutto questo, nella lettura di Margara, sta dentro un quadro generale in cui il “mondo penitenziario” ha avuto, per così dire, delle “occasioni”: le riforme penitenziarie del 1975 e del 1986 che, nel tempo, hanno perso di efficacia, propulsività, passione, a causa principalmente di quella sparizione dei diritti che, in primo luogo, travolge i più deboli, coloro che maggiormente hanno bisogno di tutele e di certezza dei diritti.

Il Covid-19 che, d’un tratto, rende esplicita la fragilità della nostra organizzazione sociale, esemplificando a tutti – per quanto in maniera necessitata – il significato di “chiusura”, “blocco”, contrazione delle libertà personali di movimento e di scelta, scarica i suoi effetti più devastanti proprio sui più vulnerabili: gli anziani, i detenuti, i disabili, i precari.

L’emergenza pandemica ha certamente fatto vacillare la nostra società, una società in cerca di maturità. Quanto accaduto nelle carceri italiane negli ultimi mesi: dai tredici decessi tra i detenuti d’inizio pandemia, alla fortissima contrazione delle relazioni familiari, al larghissimo blocco di gran pare delle attività formative, culturali e lavorative, fino alle polemiche attorno alle cosiddette scarcerazioni facili, segnala una gestione delle carceri in estrema difficoltà, inadeguata, esito di anni di incertezza attorno alle politiche penal-penitenziarie, basti pensare al sostanziale fallimento degli Stati generali dell’esecuzione penale e delle riforme annunciate, le quali, forse, avrebbero potuto inaugurare una nuova stagione dei diritti, almeno in carcere.

Oggi pomeriggio, a partire dalle 15.00, a quattro anni dalla scomparsa di Margara, torneremo a riflettere con tanti amici su questi temi, nel webinar intitolato: Il carcere dopo Cristo nell’emergenza della pandemia. La gestione irresponsabile delle carceri e l’attacco alla Magistratura di sorveglianza. Non sarà una commemorazione ma una occasione per trovare obiettivi puntuali di lotta, per ottenere riforme indilazionabili. Sarà presentato l’Archivio Sandro Margara,  appena costituito come luogo di studio e di ricerca.
Per partecipare: www.societadellaragione.it/margara

Il carcere dopo Cristo nell’emergenza della pandemia

Ecco la registrazione video dell’incontro

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