KINGSTON – Sembrava scomparso nel nulla, volatilizzato, e di lui si era detto che fosse scappato all’estero, forse a Cuba: il boss della droga Christopher “Dudus” Coke, all’origine degli scontri che alla fine di maggio hanno provocato a Kingston almeno 76 morti, è stato preso nella sua città, e si trova ora sotto stretta vigilanza in un commissariato di polizia della capitale della Giamaica.

La lunga fuga di Coke, 42 anni, è quindi finita, come promesso ripetutamente dalle autorità dell’isola caraibica, i quali avevano più volte assicurato che avrebbero fatto ogni sforzo per catturarlo vivo «e processarlo davanti a un tribunale del Paese». Coke è stato portato in un commissariato della polizia della città accompagnato dal reverendo Al Miller, un predicatore evangelista che qualche giorno fa – precisa la stampa di Kingston – aveva mediato nella consegna del fratello di “Dudus”, anch’egli latitante dalla giustizia.

Sul popolare narco di Tivoli Gardnes, il povero e violento quartiere-ghetto della capitale dove lo stesso Coke era nato, pendeva una richiesta di quelle dalle quali è difficile fuggire anche per un boss potente come lui: una richiesta di estradizione degli Stati Uniti, dove viene ricercato per traffico di stupefacenti e di armi, e dove rischia una condanna all’ergastolo. Lo scorso maggio, Coke era stato la causa degli scontri a fuoco, durati quattro giorni, tra le forze della sicurezza e le gang da lui controllate, che si sono così opposte proprio all’estradizione del loro capo: di fatto una vera e propria ’battaglià il cui bilancio era stato di almeno 76 morti, anche se per molte fonti le vittime sono state un centinaio. Anche se a fatica, gli uomini della polizia e dell’esercito di Kingston erano riuscite a entrare a Tivoli, durante una serie di operazioni militari che avevano sollevato seri dubbi per abusi nei confronti della società civile: abusi denunciati da Amnesty Internazional, mentre il governo aveva lanciato un’indagine «indipendente» proprio per i blitz portati a termine sia a Tivoli sia a Dhham Town, un altro dei ghetti controllati dagli uomini di ’Dudus’.