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Axel Klein

La Giamaica è il paese dei Caraibi in cui il movimento di riforma della politica delle droghe si è fatto più sentire e con la cultura del consumo di cannabis più radicata. È anche il più grande paese di lingua inglese per numero di abitanti e perciò ha di gran lunga la maggiore capacità politica di progettare politiche e di implementare normative. Il paese ha un ruolo leader nell’area, ma deve anche rispettare la sovranità degli altri paesi del Commonwealth. Negli anni recenti Belize, Antigua e Barbuda hanno spinto a livello nazionale per la riforma della politica della cannabis, compresa la depenalizzazione dell’uso personale.

Nei Caraibi è presente una situazione assurda, con un atteggiamento sociale verso la cannabis molto tollerante e consumi molto diffusi, di contro a sistemi legali che, in tutti e tre i paesi, classificano la cannabis come droga pericolosa e puniscono il consumo con pene carcerarie. Gli esempi abbondano: per esempio, l’anno scorso a Trinidad una donna anziana di mezza età si è presa tre anni di carcere per il possesso di uno spinello che le serviva per alleviare i dolori.

I paesi caraibici di lingua inglese soffrono spesso di un senso di isolamento e di marginalizzazione a livello politico internazionale, per i rapporti asimmetrici con gli altri paesi della regione, specie gli Stati Uniti; per la distanza dai paesi da cui prima dipendevano come colonie; e anche perché il dialogo nell’emisfero si svolge lungo l’asse fra i paesi di lingua ispanica e il nord America.

Questa è una delle ragioni per la necessità di un coordinamento e di una solidarietà regionale e spiega l’importanza della “Comunità e Mercato Caraibico”, (Caricom) quale piattaforma istituzionale per elaborare politiche.

La Giamaica ha da tempo cercato opportunità per un cambiamento politico. La “Commissione per la Ganja”, presieduta dal professor Barry Chevannes, ha avanzato una serie di proposte di riforma rimaste però nel cassetto per l’obiezione dell’ambasciatore americano. Nuove possibilità si sono aperte dopo il meeting di Cartagena del 2012 dell’Organizzazione degli Stati Americani (Oas) e i successivi rapporti sulle droghe che hanno indicato nuove opzioni. Contemporaneamente, le novità negli Stati Uniti e in Canada hanno aperto nuovi spazi e la Giamaica è stata la prima a sfruttarli.

Le riforme in Giamaica

La Giamaica ha cambiato le norme del Dangerous Drug Act nel 2015 e ha introdotto nella legge una Cannabis License Authority (Cla).

Secondo le nuove norme, il possesso fino a due once (56,6 grammi) di cannabis non è più un reato penale, anche se la polizia può infliggere una multa di 500 dollari giamaicani (3,86 dollari americani) e il possessore può essere inviato per counselling al National Council for Drug Abuse. Ogni nucleo familiare può ora coltivare legalmente fino a cinque piante di cannabis. La Cla è stata creata per regolamentare l’industria della cannabis per fini medici, terapeutici o per scopi scientifici. Alla fine del 2017 però, solo pochi agricoltori avevano fatto richiesta della licenza per coltivare a causa del complicato meccanismo delle domande e delle imposte. Si ha la percezione che l’interesse principale dell’Agenzia sia di attrarre investitori dall’estero. Nel maggio del 2018, l’Autorità è stata sciolta.

I cambiamenti hanno attirato un certo numero di investitori internazionali e si sono avuti molti accordi per la coltivazione della cannabis e la produzione a fini medici.

Dal 2015, i dati ufficiali mostrano una diminuzione dei reati compiuti da giovani, insieme a una caduta del numero dei giovani che transitano nel sistema penale.

La Commissione sulla cannabis del Caricom

Il Caricom ha installato una commissione “per condurre una rigorosa inchiesta sulle questioni sociali, economiche, sanitarie e legali concernenti l’uso di marijuana nei Caraibi e per stabilire se debba esserci un cambiamento nell’attuale classificazione della sostanza, in modo da renderla più accessibile per tutti i tipi di consumo (religioso, ricreativo, medico e a scopo di ricerca)”.

E’ stato svolto un ampio lavoro di consultazione, con riunioni comunali e focus group in nove diversi paesi della regione. Il rapporto finale, appena uscita, riporta queste indicazioni principali:   “La maggioranza del popolo dei Caraibi ritiene che le leggi sulla cannabis/marijuana siano inefficaci, discriminatorie, profondamente ingiuste, inadatte allo scopo; in più violano i diritti e  mancano di legittimità. La popolazione pensa anche che la proibizione impedisca alla regione di trarre vantaggio dalle opportunità economiche dell’industria della cannabis e delle possibilità della ricerca medica, precludendo l’accesso a una medicina che può curare meglio e a prezzo più contenuto rispetto ai farmaci tradizionali”.

Il documento dice anche che “l’attuale regime proibizionista reca più danno di qualsiasi possibile effetto negativo della sostanza cannabis di per sé”. Sono citati tutti gli argomenti più comuni, dagli effetti di criminalizzazione, alle tensioni fra la polizia e la comunità locale per le campagne di eradicazione, fino agli effetti negativi delle guerre per il controllo del territorio. Si sottolinea inoltre che le pene previste dalla legge portano a una distorsione della giustizia, visto che in alcuni paesi il possesso di piccole quantità di cannabis comporta fino a 40 anni di carcere, alla pari di reati violenti con esiti mortali.

Rispetto all’impatto economico, il documento afferma che “i maggiori benefici finanziari verranno da un modello di piena legalizzazione, rigidamente regolamentato, mentre la sola depenalizzazione porterebbe i vantaggi minori”. Gli agricoltori e l’industria del turismo potranno trarre benefici (dalla legalizzazione)”.

Prospettive

“La Commissione ritiene che l’obiettivo finale del Caricom debba essere lo smantellamento totale della proibizione, per sostituirla con una cornice di regole ben definite, simile a quella per l’alcol e il tabacco..tuttavia si riconosce che le riforme legislative possono avvenire in molte forme e devono conformarsi alle realtà nazionali. Ciò anche perché la Commissione è del parere che le riforme legislative non dovrebbero seguire un modello di liberalizzazione laissez faire, ma istituire un regime controllato e responsabile”.

Si mette in guardia dal riformare le norme solo per la cannabis medica, poiché questo andrebbe contro la crescita economica. Al tempo stesso “la Commissione non ritiene che la legalizzazione totale, in un regime completamente liberalizzato, sia un’opzione plausibile per il Caricom in questa congiuntura”.

Al momento attuale, si raccomandano riforme progressive, comprese misure di depenalizzazione passo dopo passo, e norme per rendere accessibili la marijuana terapeutica e programmi medici e scientifici che comportino benefici per i piccoli agricoltori.

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    Aggiunto in data: 3 giugno 2017 16:18 Dim.: 304 KB Download: 39