Oltre 300 associazioni e ONG si appellano all’ONU perchè intervenga immediatamente per fermare le centinaia di uccisioni extragiudiziali di sospetti consumatori o spacciatori di droga nelle Filippine. Da maggio di quest’anno sono oltre 700 i morti ascritti a polizia e “vigilantes” sull’onda della campagna del neo eletto presidente Duterte per l’eradicazione del crimine in 6 mesi.

In allegato trovate le lettere aperte a UNODC e INCB promosse da IDPC e sottoscritte anche da Forum Droghe.

Ecco le risposte di UNODC e INCB.

La Coalizione Italiana Libertà e Diritti Civili (CILD) ha invece promosso una lettera all’ambasciatore filippino in Italia che vi riproduciamo qui sotto:

Gentile ambasciatore,
da qualche mese il presidente del Governo filippino, Rodrigo Duterte, ha lanciato una guerra alla droga che si è tramutata nell’esecuzione extragiudiziale di utilizzatori (o presunti tali) e di spacciatori (o presunti tali) di droghe, da parte di poliziotti o vigilantes privati, che hanno ottenuto la totale impunità.

Noi, in quanto organizzazioni della società civile italiana, chiediamo che si faccia da tramite con il suo governo per chiedere un’immediata sospensione di queste uccisioni.

Ben sappiamo che in molti paesi la guerra alle droghe passa anche dalle condanne capitali. In questo caso ci troviamo dinanzi ad una pericolosa escalation di questo approccio in quanto, attraverso omicidi sommari, senza alcun processo, viene meno lo stesso stato di diritto.
Sappiamo anche bene che, in tutti i casi, le esecuzione (giudiziali o extragiudiziali che siano) non servono a fermare i traffici che avvengono nei diversi paesi.
La questione è semplice. La criminalizzazione non colpisce i grandi trafficanti. Ad essere colpiti sono i corrieri: l’ultimo anello della catena criminale, quello più facile da sostituire. A volte i corrieri non sanno nemmeno cosa stanno trasportando o non sanno che trasportare determinate sostanze costituisce un reato, né che per esso rischiano addirittura la pena di morte.
Se questo vale per chi traffica sostanze, vale ancor di più per chi le usa. Queste persone andrebbero assistite e curate.
Se è sbagliato incarcerarle e perseguirle penalmente, approccio largamente diffuso in ogni parte del mondo, diviene inaccettabile che diventino vittime di omicidi.

Nei giorni scorsi oltre 300 Organizzazioni Non Governative avevano rivolto un appello al governo delle Filippine. Noi ci uniamo a loro chiedendo:

– di bloccare immediatamente le esecuzione extragiudiziali;

– di adempiere agli obblighi internazionali sui diritti umani, come il diritto alla vita, alla salute, ad un giusto ed equo processo, come indicato nei trattati sui diritti umani ratificati dalle Filippine;

– di promuovere servizi di trattamento e riduzione del danno volontari per le persone che fanno uso di droghe invece delle attuali politiche di riabilitazione obbligatoria tenute in campi militari;

– di non reinserire la pena di morte, tanto per i reati di droga, quanto per gli altri reati.

Firmato:
Coalizione Italiana Libertà e Diritti civili, Antigone, Associazione Luca Coscioni, Arci, Arcigay, Cipsi, Cittadinanzattiva, Forum Droghe, La Società della Ragione, campagna “Legalizziamo!”, Magen David Keshet Italia, Nessuno Tocchi Caino, Non c’è pace senza giustizia, campagna “Non Me La Spacci Giusta”, Parsec, Progetto Diritti, Radicali Italiani.