Gli attivisti uruguayani pro-marijuana si adeguano ai nuovi tempi dopo che il loro Paese si e’ trasformato nel primo al mondo per aver depenalizzato produzione e compravendita di droga, e si impegnano a lavorare perche’ la nuova legge possa funzionare “in tutti i suoi ambiti”.
Simbolo dei nuovi tempi, la Asociación de Estudios del Cannabis del Uruguay (AECU) ha di recente inaugurato una sede nel centro di Montevideo per diventare punto nevralgico di informazione, educazione, confronto ed attivita’ sulla marijuana, non tanto con una prospettiva ”di lotta”, ma perche’ “tutti possano apprendere e imparare”, cosi’ come spiega Laura Blanco, presidente di questa associazione.
L’immobile dove ha sede la AECU si distingue grazie ad un enorme murales che lo decora all’esterno, un cielo chiaro basso in cui cresce una armoniosa piantagione di cannabis, con le piante ben cariche dei propri fiori, la parte della pianta che contiene i principi psicotropi in attesa di essere raccolta.
I soci e i fautori della coltivazione e del consumo di marijuana, parlano fra di loro, si confrontano e imparano i migliori metodi di piantagione, genotipi e varieta’, metodi di conservazione fino alle possibilita’ industriali, ricerche scientifiche e usi terapeutici.
“Per me l’attivismo in materia e’ da sempre quello di piantare i semi. Questa associazione ha sempre avuto come primo obiettivo la legalizzazione di poterla piantare. Ora, la sensazione e’ che la missione sia stata portata a termine”, dice Blanco.
Gli obiettivi della AECU, che ha circa 500 soci e che non smette di crescere, e’ di “accettare la sfida di far funzionare le regole, che siano veramente una migliore qualita’ della vita per tutti e che i coltivatori siano piu’ tranquilli, sicuri e possano godere dei loro risultati”.
La normativa uruguayana, per la prima volta al mondo, e’ stata approvata lo scorso fine anno, ed autorizza la auto-coltivazione fino a sei piante di marijuana, la creazione di club di coltivatori con non piu’ di 45 soci e la compravendita della droga in negozi specificatamente autorizzati dal Governo.
Tutto questo e’ regolamentato dall’Instituto del Cannabis, che dispensera’ licenze ai coltivatori e vigilera’ perche’ le norme siano rispettate.
Il regolamento ufficiale di tutto il sistema sta per essere ultimato dal Governo e si prevede che sara’ emanato entro la fine del mese di aprile, e alla AECU si preparano per affrontare un nuovo “nemico”, che sara’ la “burocrazia” del nuovo sistema concepito “non per la marijuana ma per limitare la liberta’ dei residenti nell’installare piantagioni”.
Una delle iniziative su cui si sta ora lavorando e’ la formazione dei tecnici e di coloro che dovranno controllare il sistema, in modo che siano ben informati su quale sia la realta’ della marijuana.
“In precedenza, quando si effettuava il sequestro di una piantagione, le piante venivano tagliate e distrutte col machete e si diceva che si trattava di marijuana”, dice Juan Vaz, uno degli attivisti della AECU.
L’altro impegno sara’ l’educazione sugli aspetti tecnici, come la regolamentazione per istituire club di coltivatori, anche se la speranza maggiore della AECU e’ di svolgere un ruolo importante nello sviluppo e coltivazione della cannabis terapeutica.
“Oggi l’aspetto ricreativo e’ stato superato. Ma non quello terapeutico. Stiamo lavorando con persone che ci chiedono unguenti di marijuana o olii contro il dolore. Abbiamo parlato con dei medici perche’ l’opzione terapeutica ne facesse parte. E abbiamo intenzione di lavorare in modo serio, con l’industria farmaceutica e i controlli medici. Anche questo e’ sviluppo”, spiega Blanco.
L’entusiasmo della AECU per il nuovo sistema si manifesta grazie a Dave, un musicista statunitense di mezza eta’, che e’ stato il responsabile per l’allestimento dei locali dell’organizzazione e che ha offerto gratuitamente la produzione della sua piu’ recente coltivazione, e che vive in Uruguay “perche’ qui puo’ fumare senza problemi”. “Una cosa e’ certa. Io ora pianto e non ho paura. Il mio denaro me lo guadagno con cio’ in cui credo, e prima la marijuana non la facevo acquistare da nessuno”, dice mentre con mano esperta fuma una grande sigaretta di marijuana.