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Giancarlo
Arnao
Giugno 2000
ANATRELLA VS SATURNO
«La droga non è una ineluttabile fatalità,
come vuol fare intendere il sottosegretario alla Giustizia Franco
Corleone, quando dà per scontato che luso della droga
faccia parte della nostra cultura» (Il Messaggero,
30/8/96). Così gli risponde un noto psicologo: «Rassegnarsi
a ritenerla tale, accettando di riconoscerla legalmente, sarebbe
latto che consacra ufficialmente la società
depressiva dei nostri tempi, come Saturno che divora i propri
figli (Anatrella 1993)». (Bernabei, Droga libera?
100 ragioni contro, Famiglia domani, 1998)
TESTIMONE INCOLPEVOLE
«Allinterno di alcune tribù indiane americane,
sia nel nord sia nel centro del continente, il legame con le foglie
di coca non si è mai spezzato, neanche nellepoca
moderna, come testimonia tutta lopera di Carlos Castaneda»
(Piccone-Stella, Droghe e tossicodipendenza, Il Mulino 1999, p.10)
MINIMIZZATORI
«Proibizioni, sanzioni e carcere sono misure che vanno radicalmente
riviste e in larga parte abolite, ma la strada in questa direzione
non può essere spianata e perseguita a spese dei tossicodipendenti:
cioè minimizzando i costi che essi stessi incontrano nella
loro condizione, e nello stesso tempo fingendo di non vedere la
ricaduta di tali costi individuali su coloro che tossicodipendenti
non sono». (Piccone-Stella, cit., p. 70)
IGNORANTI
«Sia i proibizionisti sia gli antiproibizionisti mostrano
di interessarsi molto poco dei tossicodipendenti come se
fosse sufficiente rinchiuderli in carcere o tirarli fuori dal
carcere ignorando che i tossicomani, una volta fuori dal
carcere (il che è auspicabile) o dentro, sono sempre tossicomani
e stanno male lo stesso». (Piccone-Stella, cit., p. 94)
IL RISCHIO È IL MESSAGGIO
«Se colui che abusa di sostanze si rende conto di essere
protetto da tutti i rischi sia legali sia fisici, [
] il
risultato può essere lopposto di ciò che si
era auspicato: laffievolirsi di ogni motivazione a emanciparsi
dalla droga. Il rischio di trasmettere un messaggio di rassegnazione
[
] va valutato attentamente perché è ben concreto».
(Piccone-Stella, cit., p. 111)
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