La rubrica sulla Cannabis Terapeutica di Fuoriluogo.it
Numero 20 – Ottobre 2019
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A cura di Francesco Crestani
Associazione Cannabis Terapeutica
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Il CBD allunga la vita nei malati di tumore cerebrale

Nove pazienti con glioblastoma multiforme di grado IV, malattia mortale con una media di sopravvivenza che va dai 14 ai 16 mesi, sono stati trattati a Vienna con CBD, a dosaggio giornaliero di 400 mg, in aggiunta alle terapie standard (chirurgia e radiochemioterapia). I medici scrivono che, al momento della stesura dell’articolo, tutti i pazienti, a parte uno, erano ancora vivi, con una sopravvivenza media di 22,3 mesi, che è maggiore di quella aspettata.
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/31570484

Studio pilota nell’anoressia da cancro

Questo studio condotto in Israele valutava gli effetti di capsule ci cannabis nell’anoressia e nel grave deperimento correlati al cancro. Venivano somministrate capsule da 10 mg (9,5 mg di THC e 0,5 di CBD), due volte al giorno per sei mesi. Se vi erano effetti collaterali le dosi erano ridotte a 5 mg per due (4,75 mg di THC e 0,25 di CBD). 24 pazienti avevano dato il consenso allo studio, 17 hanno iniziato il trattamento, ma solo 11 hanno seguito la terapia per più di due settimane. Tre dei sei pazienti che hanno completato il periodo di studio hanno raggiunto l’obiettivo prefissato, cioè un aumento del peso corporeo maggiore o uguale al 10%. Gli altri tre sono rimasti stabili. I pazienti riferivano inoltre miglioramento dell’umore, della fatica e del dolore. Quindi la risposta si è avuta in 3 pazienti su 17 (17,6%), senza significativi effetti collaterali. Secondo gli autori questi risultati giustificano uno studio più ampio.
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/31595793

Restiamo nelle cure palliative

Il 96% dei pazienti afferenti a un centro di cure palliative della Georgia (USA) riferisce che la cannabis è importante per il trattamento del loro dolore. 101 pazienti sono stati reclutati, e tutti hanno completato il sondaggio. I malati erano in possesso di apposito permesso per l’uso di cannabis medica. Il 76% aveva il cancro, e il 64% era di età superiore ai 50 anni. Tutti riferivano che gli effetti collaterali erano minimi, il più comune era la bocca secca. Il 61% ingeriva la cannabis, il 49% vaporizzava. Una minoranza (19%) riferiva sintomi di astinenza, e il 65% inoltre usava anche oppiacei. I malati comunque riferivano miglioramento del dolore, di altri sintomi e senso di benessere.
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/31539298

Quando il mal di pancia è una cosa seria

Per Malattia infiammatoria intestinale si intende l’insieme di Morbo di Crohn e di colite ulcerativa, due gravi affezioni che interessano le vie digerenti. In Israele 127 pazienti trattati con cannabis sono stati sottoposti a uno studio prospettico osservazionale. Ne è risultato miglioramento clinico, associato a riduzione dei farmaci e un leggero aumento del peso corporeo (2 kg in un anno). La maggioranza del malati rispondeva bene a un dosaggio di 30 grammi al mese, o 21 mg di THC e 170 mg di CBD al giorno.
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/?term=naftali+ringel

Gli effetti della cannabis medica sull’uso di oppiacei.

Lo studio, svolto negli USA, indagava gli effetti delle leggi sulla cannabis medica nell’uso di oppiacei, basandosi sui dati di vari anni di un sondaggio nazionale. Ne risulta che le leggi sulla cannabis terapeutica possono essere efficaci nella riduzione della dipendenza da oppiacei e gli intervistati che vivevano negli stati con tali leggi erano meno propensi all’uso di analgesici oppiacei. I risultati inoltre indicano che la cannabis medica no ha inflenza sull’abuso da oppiacei.
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/31590091