La legge 309/90 stabilisce che ogni 3 anni si convochi la Conferenza nazionale sulle droghe, in cui si dovrebbero affrontare i temi legati alle politiche sulle droghe, in un confronto aperto con tutti i soggetti interessati, promuovere ricerca, elaborare strategie. Ma è dal 2009 che non si tiene. Cosa si aspetta la CGIL da una conferenza, quindi, necessariamente autoconvocata?
È indispensabile affrontare il tema ponendo al centro della discussione il fatto che le politiche sulle droghe devono essere frutto della ricerca, delle esperienze maturate sul campo da operatori che hanno sperimentato servizi innovativi, di prossimità, di Riduzione del Danno. Non possono essere espressione delle convinzioni del politico di turno, che cerca consenso, in un periodo di profonda crisi economica e valoriale, agitando la paura nei confronti di ogni persona e di ogni comportamento non omologato: di volta in volta, il migrante, il Rom, il senza fissa dimora, il drogato. Non è infatti casuale che si sia tornati a parlare di droga, come se le sostanze fossero tutte uguali e i consumatori tutti uguali, persone da riportare sulla retta via, se non criminali da punire in maniera esemplare.
È in questo contesto che si inserisce la guerra, del tutto ideologica, ai cannabis shop, contro una sostanza che ha effetti meno nocivi del fumo e dell’alcool, e non è, come si vorrebbe strumentalmente far credere, l’anticamera per la dipendenza.
Mentre si continua a non intervenire, per esempio, sul gioco d’azzardo, sconfessando anche quel poco di positivo che era contenuto nel decreto dignità, riguardo il divieto di pubblicità, e nulla si dice sul consumo di alcool, in aumento esponenziale fra i giovani ed i giovanissimi.
Dobbiamo porre al centro della discussione il tema dei diritti, individuali e collettivi.
Il diritto all’autodeterminazione delle persone, che può essere davvero tale se le scelte vengono fatte in piena consapevolezza: per questo, oltre alla legalizzazione della canna-bis e alla depenalizzazione completa dell’uso personale di sostanze, vanno promossi ed incentivati i servizi di prossimità che fanno analisi delle sostanze, informazione su effetti e rischi, promuovendo conoscenza rispetto a tutto quello che offre il mercato, limitando i rischi connessi all’uso di sostanze. In questo senso, anche il tema dei controlli e degli accertamenti sui lavoratori deve essere affrontato con attenzione e serietà, senza interferire nella vita privata delle persone, rispettando le loro scelte, a maggior ragione se compatibili con la vita lavorativa, e garantendo ai lavoratori che decidono di intraprendere un percorso di trattamento, la possibilità di completarlo senza che questo abbia ricadute negative sulla loro posizione lavorativa.
Il diritto alla scelta nella cura, rendendo davvero accessibile la cannabis terapeutica.
Il diritto ad avere servizi di prossimità, che rispondono ai bisogni laddove si presentano e per come si presentano, che escono dalla logica ambulatoriale e dispiegano tutte le loro potenzialità dove stanno le persone, nelle scuole, nei luoghi del divertimento, che rimuovono lo stigma e la marginalizzazione.
Servono servizi strutturati, stabili, con risorse e dotazioni adeguate.
Ci aspettiamo, quindi, che la Conferenza tenga insieme i diritti dei consumatori, pro-muovendo un loro ruolo attivo all’interno dei servizi, con i diritti degli operatori: a dotazioni organiche adeguate, alla formazione, alla corretta ed integrale applicazione dei contratti collettivi di lavoro, al riconoscimento e alla valorizzazione di tutte le professionalità e le competenze necessarie per affrontare un tema che non è solo e soltanto sanitario. Per questo, la Conferenza deve necessariamente affrontare anche il tema del rapporto fra servizio pubblico e privato sociale: come si rafforza il servizio pubblico, come si integra il privato sociale, in un’ottica di stabilità e continuità dei servizi. Occorre proseguire nella costruzione di un moderno e partecipato sistema di welfare universale ed inclusivo, in un contesto di reale sussidiarietà.
C’è bisogno di promuovere conoscenza e cultura: i diritti individuali e collettivi oggi sono seriamente messi in discussione dalle richieste di sempre maggiore autonomia da parte delle Regioni, oltre che da pulsioni securitarie e individualiste. La contro-conferenza può e deve essere il luogo dove provare nuovamente a parlare, in una ottica partecipativa, di diritti di lavoratori e consumatori, come facemmo con la carta del 2002. E’ con questa chiave di lettura che va affrontato il tema delle sostanze, del con-sumo, dell’uso e dell’abuso, sapendo che la guerra alla droga ha fallito, che le politiche repressive hanno fallito, e che solo un approccio che rispetta il diritto delle persone all’autodeterminazione, alla salute ed al benessere, può essere la risposta.