Bernardo Parrella

Bernardo Parrella

Dal nostro corrispondente dagli USA – La settimana scorsa il sindaco di New York, Bill de Blasio, ha annunciato il lancio di un progetto per l’apertura di quattro “Supervised Injection Sites” sul territorio cittadino. L’amministrazione comunale ha già inviato una lettera formale al governo statale spiegando l’intenzione di procedere quanto prima. Obiettivo dichiarato: ridurre la dilagante epidemia di oppioidi, ridurre la dipendenza da sostanze illegali e le crescenti morti per overdose – in netto aumento anche nella più grande metropoli del Paese: lo scorso anno si è raggiunta la cifra record di 1.441 morti per overdose. Il numero è superiore alla somma delle morti dovute a omicidi, suicidi e incidenti automobilistici.

Il progetto prevede innanzitutto un periodo di 6-12 mesi per informare e collaborare con i residenti delle zone dove sono i previsti i centri (Washington Heights e Midtown West a Manhattan, Longwood nel Bronx, Gowanus a Brooklyn), come programma-pilota prima del lancio vero e proprio. Denominati ufficialmente “Overdose Prevention Centers”, le postazioni saranno di dotate di staff medico pronto soprattutto a somministrare il naloxone (Narcan), strumento primario per bloccare subito l’overdose e quindi per far fronte alla dilagante epidemia – come ha ribadito il Surgeon General Dr. Jerome Adams,  statunitense, con il lancio della relativa campagna pubblica. Operatori sociali offriranno assistenza per l’inserimento in programmi di recupero e altre informazioni per superare la dipendenza. Auto-finanziamento e gestione saranno affidati a gruppi non-profit autorizzati dalle autorità locali, in stretto contatto con quelli che già offrono servizi di scambio siringhe.

La proposta si affianca ad analoghe iniziative in preparazione in città quali Seattle, Ithaca, Baltimora e Filadelfia, e soprattutto a San Francisco dove i primi due centri partiranno a in tarda estate o in autunno, posticipando la data prevista di inizio luglio. In tutti questi casi la strategia prevede l’approvazione di apposite normative locali per aggirare le attuali norme proibizioniste a livello nazionale, mentre a New York c’è l’aggravante del continuo conflitto tra De Blasio e il governatore statale Mario Cuomo (entrambi Democratici). E lo stesso sindaco per ora non ha rilasciato ulteriori dettagli, pur spiegando nella conferenza stampa: «Dopo una rigorosa analisi di simili iniziative nel mondo e dopo aver attentamente considerato il parere degli esperti di salute e sicurezza pubblica, riteniamo che questi centri per prevenire le overdosi potranno salvare molte vite e convincere altri concittadini a seguire  programmi di recupero per superare questa dipendenza mortale».

I procuratori distrettuali di Brooklyn e Manhattan hanno già fatto sapere di appoggiare l’iniziativa del sindaco, mentre quello del Bronx si è detto disposto a considerarla seriamente e di attendere maggiori dettagli. Altre fonti non ne nascondono gli ostacoli, legati soprattutto alla posizione del Ministero di Giustizia e ai relativi problemi legali-repressivi. Quadro simile a quello attualmente in corso a Filadelfia, dove le ultime notizie segnalano ulteriori aperture nel dibattito tra i politici e la cittadinanza. Qui le autorità locali sembrano ispirarsi al modello applicato a Vancouver, in Canada: finora l’apposito ambulatorio operativo non ha riportato morti per overdose e anzi ne ha prevenute fino a 120 in una settimana. Anche se una consigliera comunale ha già dichiarato di opporsi all’avvio di un simile centro nel proprio distretto e il capo della polizia ha aggiunto di «non avere nessuna idea» di come dovranno comportarsi le forze dell’ordine nel caso il progetto dovessero divenire realtà.

Comunque l’eco mediatica seguita all’annuncio di de Blasio è stata decisamente ampia, e sono in molti a sperare che possa dare ulteriore impeto a queste tappe obbligate per l’applicazione della riduzione del danno da una costa all’altra degli Stati Uniti.