Bernardo Parrella

Bernardo Parrella

Dal nostro corrispondente dagli USA – San Francisco sarà la prima città statunitense a realizzare le stanze del consumo, ovvero ambulatori dove le persone che la usano potranno iniettarsi eroina o altre sostanze illegali già in loro possesso nella massima igiene, senza rischiare l’arresto e sotto supervisione medica. I primi due centri che offriranno questi Supervised Consumption Services partiranno a inizio luglio, applicando le raccomandazioni dell’apposita task force tese a ridurre la dilagante epidemia di oppioidi e le crescenti morti per overdose.

Secondo gli ultimi dati del National Institute on Drug Abuse, ogni giorno oltre 115 americani muoiono per abuso e overdose di sostanze quali eroina, oppioidi sintetici e antidolorifici. Nella sola città californiana si stimano circa 22.000 utilizzatori, che spesso si iniettano in luoghi pubblici e in pessime condizioni igieniche, con molti casi di overdose o emergenze sanitarie e lasciandosi dietro una scia di siringhe sporche. Si prevede che l’85% di costoro finirà per utilizzare questi centri, migliorando la qualità della vita di tutti e facendo risparmiare circa 3,5 milioni di dollari l’anno per interventi sanitari.

La decisione è in realtà frutto di un lungo percorso avviato da un pugno di attivisti fin dagli anni ’90, con le prime operazioni (illegali e clandestine) di scambio-siringhe nei vicoli del Tenderlion, il quartiere “malfamato” a ridosso del distretto finanziario e dello shopping di lusso del centro cittadino. Allora obiettivo primario era soprattutto contrastare la diffusione di Hiv e Aids, in parallelo alla battaglia lanciata da Dennis Peron – recentemente scomparso – e dalla comunità gay a sostegno della cannabis terapeutica. Tappe obbligate di quella riduzione del danno da tempo applicata in altri Paesi ma che in Usa è stata sempre malvista innanzitutto a livello socio-culturale. Con l’eccezione di poche aree metropolitane, trainate appunto dalla Bay Area californiana, dove questo percorso man mano ha coinvolto i politici locali e dato il via a riforme positive su entrambi i fronti. Pur se va registrata, lo scorso autunno, la bocciatura (per due soli voti) al Senato statale del progetto di legge già passato alla Camera per la realizzazione delle cosiddette “safe injecting rooms”.

Proprio per superare quest’impasse legislativa e facendo tesoro delle esperienze in corso da anni in Europa, Australia e Canada, l’iniziativa punta ad aggirare le attuali norme proibizioniste a livello nazionale. I due centri saranno realizzati grazie a fondi privati e non richiedono ulteriori approvazioni formali. Rispetto alle possibili intrusioni delle autorità federali, la direttrice del Dipartimento sanitario di San Francisco, Barbara Garcia, appare tranquilla: «Staremo a vedere. Mi preoccupano di più morti e overdose per strada». D’altronde secondo un recente sondaggio, il 67% dei cittadini di San Francisco sostiene queste iniziative (45% in maniera decisa, 22% più tiepidamente).

Anche le autorità del Colorado stanno per dare via libera a simili servizi, così come  a Seattle, Ithaca, Baltimora e Filadelfia sono in arrivo altre stanze del consumo, e va sottolineata l’uscita di nuovi studi che collegano la diminuzione delle overdosi da oppiacei con la legalizzazione della cannabis. Sembra dunque che finalmente anche negli Usa si voglia preferire la salute e la sicurezza pubblica alla fallimentare criminalizzazione. Anche i media mainstream cominciano a schierarsi, a partire dall’editoriale del New York Times del 24 febbraio scorso, molto significativo sin dal titolo “Lasciamo che le Città aprano le stanze del consumo”. Una critica alle recenti minacce di Trump ed un invito ad accettare le evidenze scientifiche.