Avatar

Due emendamenti in calce al bilancio 2020 appena approvati alla Camera statunitense, grazie alla maggioranza democratica, fanno ben sperare per il futuro della cannabis legale. Soprattutto perché (se/quando approvati dall’intero Parlamento) saranno operativi a livello federale e centrali per la riforma delle politiche sulla droga. La prima misura stabilisce infatti che il Ministero della Giustizia non potrà interferire sulle normative relative alla cannabis già approvate a livello statale e territoriale, compresa quindi la legalizzazione ricreativa per i maggiorenni. L’altro emendamento prevede lo storno di 5 milioni di dollari dal bilancio annuale della DEA (Drug Enforcement Administration), da utilizzare invece in programmi di assistenza per chi è dipendente dagli oppiacei senza prevederne l’arresto o il carcere.

Proposto per la prima volta nel 2015 grazie alle pressioni della Drug Policy Alliance, l’emendamento Blumenauer-Norton-McClintock è stato allegato alla proposta di legge per l’appropriazione di parte del bilancio federale per l’anno fiscale 2020. Mentre quattro anni fa la norma era stata bocciata per appena nove voti, stavolta ha ottenuto 267 voti favorevoli e 165 contrari, a conferma del crescente appoggio alla regolamentazione anche in ambito parlamentare sulla scia del forte sostegno popolare. Da allora gli stati che prevedono la legalizzazione sono più che raddoppiati (11 stati più Washinton DC), e molti legislatori federali oggi rappresentano elettori (e imprenditori) che richiedono con urgenza questo tipo di protezione nel contesto locale. Da notare che un analogo emendamento è passato (per alzata di mano) anche a tutela delle normative in materia decise da giurisdizioni e riserve indiane.

Lo ha chiarito il deputato Earl Blumenauer (democratico dell’Oregon) nel corso del dibattito in aula: «Stiamo assistendo alla crescita di quest’industria multi-miliardaria, con uno stato dopo l’altro che ne regolamenta uso, coltivazione e vendita. Come per le norme federali già previste a favore della marijuana medica, ora si tratta semplicemente di estendere un’analoga tutela rispetto a possibili interferenze del Ministero della Giustizia contro l’uso e il commercio da parte di cittadini maggiorenni».

Da parte sua, Eleanor Norton (delegata democratica in rappresentanza di Washington DC ma senza diritto di voto alla Camera), ha ribadito una posizione che ha ricevuto svariati ringraziamenti via Twitter: «Non credo che il governo federale abbia l’autorità costituzionale d’imporre determinate normative su attività che si svolgono strettamente all’interno dei confini statali.  Ma anche se l’avessero, spetta comunque ai singoli stati stabilire le policy del sistema giuridico locale».

L’altro emendamento, redatto da Alexandria Ocasio-Cortez e passato per alzata di mano senza alcuna opposizione, prevede lo storno di 5 milioni di dollari dalle attività repressive della DEA al programma contro l’epidemia da oppiacei. «Propongo questa misura perché la fine della guerra alla droga significa anche modificare le priorità per garantire sicurezza e salute alle nostre comunità», ha spiegato la deputata democratica di New York. «Il modo migliore per farlo è offrire alla gente l’assistenza e il sostegno di cui hanno bisogno anziché arresti e criminalizzazione».

Le ha fatto eco fra gli altri il collega Jose Serrano, ribadendo l’urgenza di «combattere con ogni mezzo quest’epidemia dilagante», posizione questa che registra consensi sempre più diffusi nell’intero Paese. In ogni caso, il bilancio 2020 della DEA sarà comunque di 2,36 miliardi di dollari, 90 milioni in più di quello attuale e 78 milioni in più di quanto proposto dall’Amministrazione Trump. È ovvio tuttavia che si tratta di un passo importante per ribaltare l’esito fallimentare del proibizionismo applicato finora.

Anzi, è proprio in questa direzione che vanno entrambi gli emendamenti, ora inclusi nella proposta di bilancio generale della Camera per il prossimo anno, anche se resta da vedere come andrà a finire  al Senato con maggioranza repubblicana. La speranza è che si ripeta l’inclusione approvata in passato per misure come quelle a protezione della cannabis terapeutica. E soprattutto che ciò finalmente porti a riforme concrete pro-cannabis a livello federale e quindi sull’intero territorio statunitense.