Con uno storico voto bipartisan del Judiciary Committee della Camera USA (l’equivalente della nostra Commissione Giustizia), per la prima volta nella storia degli Stati Uniti d’America un progetto di legge che pone fine al divieto della cannabis approda all’aula.

Con un voto 24-10 ieri è stato infatti approvato il Marijuana Opportunity, Reinvestment e Expungement Act, meglio noto come MORE Act proposta dal Presidente del Comitato, il deputato democratico newyorkese Jerrold Nadler. Ai deputati democratici si sono aggiunti 2 repubblicani, Matt Gaetz (Florida) e Tom McClintock (California)—che hanno votato a favore della legge. Il testo rimuove la cannabis dal Controlled Substances Act (la legislazione sulle droghe proibite a livello federale), elimina le passate sentenze per reati legati alla cannabis e prevede una tassa sulle vendite del 5%, da reinvestire nei territori e fra le comunità più colpite dal proibizionismo.

Nei due giorni che precedono il voto, quasi 60.000 messaggi a sostegno del MORE Act sono stati inviati dagli americani ai loro legislatori, attraverso il centro di azione legislativa NORML. “Questo è un momento veramente storico nella storia politica della nostra nazione. Per la prima volta, un comitato congressuale ha approvato una legge di vasta portata non solo per porre fine al divieto federale della cannabis, ma per affrontare gli innumerevoli danni che le nostre politiche proibizioniste hanno provocato, in particolare sulle comunità di colore e su altri gruppi già emarginati”, ha affermato il direttore esecutivo di NORML Erik Altieri. Che ha aggiunto: “l’opposizione al fallimentare guerra alla cannabis ha raggiunto un punto di non ritorno con oltre i due terzi di tutti gli americani, comprese le maggioranze di tutte le idee politiche, che ora supportano la legalizzazione. Il Congresso dovrebbe rispettare la volontà del popolo e approvare prontamente il MORE Act.” Dal canto sui il direttore politico di NORML Justin Strekal ha ricordato come la legislazione federale continui la sua follia repressiva: “nel solo 2018, oltre 663.000 americani sono stati arrestati per crimini legati alla marijuana, il massimo da tre anni”.

La direttrice della Drug Policy Alliance Maria McFarland Sánchez-Moreno ha dichiarato che con questo voto “gli Stati Uniti si stanno avvicinando di un passo al porre fine ai danni devastanti del divieto della cannabis, che hanno colpito pesantemente le minoranze. Questa legislazione non compenserà il danno totale che il proibizionismo ha causato alle sue vittime. Non restituirà a nessuno i propri sogni perduti, il tempo perso in balia del sistema giudiziario penale; o gli anni trascorsi lontano dalle proprie famiglie. Ma questa legislazione è quanto di più vicino a questo obbiettivo: non solo per porre fine a quei danni a livello federale, ma anche per iniziare a ripararli. Ora spetta al Congresso fare la cosa giusta e approvare rapidamente il disegno di legge per garantire che la giustizia non venga ritardata di un momento.”

Ora la legge dovrà passare all’esame dell’aula della Camera USA. Se qui, vista la maggioranza democratica, ci sono buone probabilità che passi indenne, la strada si preannuncia in salita al Senato. Il Senato infatti rimane in mano repubblicana, anche se per pochi voti. La crepa contro la proibizione sembra aver aperto le posizioni del GOP, a partire dal suo elettorato. Molto dipenderà da quanti e quali compromessi saranno ritenuti accettabili: basterebbero infatti 7/8 Senatori repubblicani a favore della legge per approvarla clamorosamente. A quel punto solo Trump, con il suo potere di veto, potrebbe fermarla.