In materia di repressione del traffico di droga, l’Iran figura come uno tra i Paesi con metodi piu’ radicali. I grandi trafficanti vengono semplicemente condannati alla pena capitale e uccisi. L’Iran si e’ anche ritrovato al centro delle preoccupazioni della comunita’ internazionale, alla fine della settimana scorsa, all’incontro dell’UNODC a Vienna. Le condanne inflitte ai narcotrafficanti sono unanimemente condannate dall’agenzia dell’Onu, la quale stima che, dall’inizio dell’anno, piu’ di 80 persone siano state impiccate per traffico di droghe. Ma questo accade anche all’interno delle frontiere iraniane, per il consumo di droga che spopola in alcuni quartieri, essenzialmente della capitale Teheran.
“Per pagare la dose”
I laboratori clandestini fioriscono e le conseguenze sono che la seconda causa di morte e’ dovuta a queste sostanze, dopo gli incidenti stradali. A sud di Teheran, Shoush offre uno spettacolo molto triste. “Benvenuti negli abissi dell’umanita’”, ironizza Ali, venditore di strada. Qui non ci sono palazzi splendenti o café chic e connessi ad Internet, tipici della zona nord della capitale. In questo “quartiere spazzatura”, la decadenza umana e’ visibile e le stimmate della droga si leggono sui volti. In mezzo alle automobili, un giovane ragazzo vaga da una parte all’altra della strada principale; guance incavate e occhi vuoti, i suoi discorsi non hanno una coerenza; poi, all’improvviso, si e’ abbassato i pantaloni davanti a tutti. Piu’ lontano, un gruppo di anziani con aspetto trascurato, scappa all’arrivo di una pattuglia di polizia, il cui ruolo e’ puramente dissuasivo.
Ad un bivio, tra l’indifferenza e la pieta’ dei passanti, tre giovani bambini vendono pacchetti di fazzoletti di carta. La pelle macchiata e i vestiti sporchi, il piu’ piccolo ha un’eta’ che gli consente appena di parlare.
“Spesso i bambini lavorano per pagare le dosi dei genitori”, dice Leila Arshad, responsabile della Casa del Sole di Shoush, il primo centro di cure per donne tossicodipendenti del Paese, che ha aperto i propri battenti otto anni fa.
“La societa’ si vergogna”
A 56 anni, Leila ha consacrato la propria vita per la difesa delle donne in condizioni precarie. Anche se la sua esperienza e la sua reputazione le valgono oggi il rispetto delle autorita’ iraniane, ha dovuto combattere non poco per poter disporre di un edificio. “All’inizio, era per strada che ci occupavamo di queste donne che non avevano nessun luogo in cui dormire. Aggredite e violentate, talvolta si ritrovano completamente nude”.
Per questo medico direttore di un altro centro di cure della capitale, la lotta contro la droga e’ una sconfitta. “La societa’ si vergogna di questi tossicodipendenti che sporcano l’immagine dell’Iran all’estero. Ma, senza una presa di coscienza, non ci sara’ volonta’ politica in merito a questo problema che distrugge milioni di famiglie in tutto il Paese”.
1,5 milioni di tossicodipendenti
Ufficialmente, l’Iran conta 1,5 milioni di tossicodipendenti. “Anche se questo numero e’ in realta’ piu’ alto”, spiega Gelareh Mostashari, coordinatore del programma di prevenzione avviato dall’UNODC a Teheran, incaricato di fornire assistenza tecnica al governo iraniano per contrastare la domanda globale di droga e le epidemie di Aids. “La percentuale e’ tale che il Paese ha il piu’ alto tasso di consumatori di droga al mondo”.
Nella sola Repubblica islamica vengono sequestrati ogni anno piu’ del 70% di tutti i carichi mondiali di eroina ed oppio. La produzione di oppiacei viene dall’Afghanistan e fa dell’Iran uno snodo per il gigantesco traffico con destinazione Europa e Paesi del Golfo. Ed e’ sui quasi 8.000 km di frontiera che le autorita’ iraniane mettono in atto una vera e propria guerra contro i trafficanti di droga, col supporto di un’alta tecnologia finanziata dalla comunita’ internazionale.