I cambiamenti delle politiche sulle droghe negli ultimi cinque anni hanno radicalmente ridisegnato il mercato globale della cannabis. Non solo c’è stato un boom senza precedenti nei mercati medici, ma in seguito ai cambiamenti politici in diverse giurisdizioni un numero crescente di paesi si sta anche preparando per una regolamentazione legale di uso non medico. Tali mosse sembrano portare a una vasta gamma di benefici in termini di salute e di diritti umani.

Al di là di queste importanti novità positive, tuttavia, si sottolineano anche serie preoccupazioni per le dinamiche del mercato in evoluzione. Molte società produttrici di cannabis a scopo di lucro provenienti dal Nord del mondo competono in modo aggressivo per catturare gli spazi legali che si stanno rapidamente aprendo nella cannabis globale, un mercato da diversi miliardi di dollari. Ciò minaccia di spingere gli agricoltori tradizionali che coltivano su piccola scala in molti paesi nel Sud del mondo all’emarginazione dall’emergente mercato legale. Martin Jelsma, Sylvia Kay e David Bewley-Taylor, in uno studio (Fair(er) Trade Options for the Cannabis Market) presentato in occasione di un side event alla 62esima Commission on Narcotic Drugs sostengono che non dovrebbero esserci motivi per cui, utilizzando quadri normativi attentamente studiati, i piccoli agricoltori non possano lavorare in una partnership reciprocamente vantaggiosa con o insieme alle grandi aziende. Ciò potrebbe essere ottenuto attraverso un modello produttivo della cannabis equo e solidale, incentrato su un approccio basato sui diritti, inclusivo e ambientalmente sostenibile.

Consapevoli della natura intricata, trasversale e complessa del contesto commerciale e legale, lo studio propone una serie di quadri di interpretazione e connessione attraverso i quali comprendere meglio il problema e si conclude con una serie di principi guida sui quali cpotrebbe essere costruito un modello commerciale di cannabis più equo.

La presentazione alla CND 2019

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