Susanna Ronconi

La voce entusiasta di Arild Knutsen, norvegese, e quella accorata di Peter Sarosi, ungherese, ben rappresentano  le diverse traiettorie che le politiche sulle droghe stanno prendendo in Europa.  La 4° Conferenza europea sulla Riduzione del Danno (RdD) che si è tenuta a Bucarest dal 21 al 23 novembre, promossa da Correlation – European Harm Reduction Network, ha ben messo in scena un andamento disomogeneo: a discapito delle linee guida che Strategia e Piano d’azione comunitari da un lato, e l’Osservatorio Europeo sulle Droghe (EMCDDA), organismo scientifico, dall’altro, con cui la Commissione cerca di orientare i governi, le droghe restano questione esposta ai venti della politica nazionale. Nel bene e nel male. Così la Norvegia, baluardo con la Svezia dell’approccio iperproibizionista e spina nel fianco del fronte comunitario, ha annunciato a due voci – quella delle associazioni e quella governativa –  il suo epocale cambiamento, verso una legge che rinuncia a sanzionare il consumo come reato penale e sviluppa le politiche di Riduzione del Danno.

D’altro canto, Drug Reporter, a nome dei paesi dell’Est, ha denunciato l’approccio muscolare dei populismi autoritari (anche) sulle politiche sulle droghe, che sta chiudendo servizi, limitando diritti, penalizzando i consumatori. Sullo sfondo, una preoccupazione palpabile rispetto agli esiti delle elezioni europee 2019, il rischio che si perda quell’approccio comunitario bilanciato che, tra l’altro, potrebbe rappresentare un riferimento importante per l’appuntamento dell’ONU a Vienna nel marzo 2019. La Conferenza, comunque, ha reso evidente come la Riduzione del Danno sia diventata in molti paesi un approccio mainstreaming, anche oltre quel “4° pilastro” che l’ha consolidata come set di interventi: le esperienze che ne fanno una politica trasversale a prevenzione,  trattamento  e  politiche sociali (per esempio per l’inclusione e l’housing) sono moltissime, così come quelle che riguardano  gruppi quali sex workers, migranti, giovani.

Una centralità particolare hanno avuto le metodologie che stanno dimostrando  efficacia nel fronteggiare rischi e danni all’ordine del giorno: la distribuzione del naloxone e le stanze del consumo contro le overdosi,  il contrasto alla diffusione dell’epatite C, l’emergenza carcere, le nuove sostanze, per cui il drug checking e la prospettiva di pratiche di autoregolazione indicano strade importanti.  In filigrana, tre temi che rimandano ad altrettante necessarie campagne politiche. I finanziamenti: da un lato i tagli ai sistemi di welfare in tutta l’Unione, e la relativa debolezza che ancora connota in molti paesi la scelta a favore della Riduzione del Danno; dall’altro la crisi dell’Est, che fino a ieri si è basato su finanziamenti di agenzie internazionali che oggi si stanno ritirando, in assenza di governi che rilevino il testimone. Secondo, il ruolo cruciale delle associazioni non governative, sia sul piano dell’innovazione che su quello dell’azione politica e di advocacy  e di “collante” del nesso politiche sulle droghe – diritti umani. Terzo e non ultimo, la necessità di non rinunciare al ruolo delle evidenze nel dibattito politico, anche se ai populismi in generale non importa molto. Tenere su questo punto, e promuovere un  discorso pubblico razionale è un compito irrinunciabile. E su questo una novità c’è: la rete europea di Correlation ha stipulato un accordo con l’EMCDDA per un dialogo costante e strutturato attorno alla ricerca e a quali  studi siano necessari per dare alla politica gli strumenti giusti per intervenire in modo razionale e non muscolare.

Per i  materiali della Conferenza, www.harmreductionconference.eu