La rubrica sulla Cannabis Terapeutica di Fuoriluogo.it

Numero 11 – Gennaio 2018
Supplemento mensile alla newsletter di Fuoriluogo.it – Droghe e Diritti
A cura di Francesco Crestani, Associazione Cannabis Terapeutica
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Epilessia e CBD

La Sindrome di Dravet è una encefalopatia che inizia durante il primo anno di vita e provoca epilessia, spesso resistente ai farmaci. 264 pazienti sono stati trattati a lungo termine con CBD puro estratto dalla cannabis, come prosecuzione di trattamento sperimentale in doppio cieco contro placebo che aveva già dimostrato efficacia della terapia. In questo caso si è proseguito in maniera osservazionale, con una dose media di 21 mg/kg/dì e per una media di 274 giorni. Si è evidenziata una riduzione sostanziale delle crisi epilettiche , e l’85% dei pazienti o dei “caregivers” hanno riportato miglioramento nelle condizioni generali. Gli effetti collaterali più comuni sono stati diarrea, febbre, diminuzione dell’appetito e sonnolenza, comunque di moderata entità.
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/30582156

Distrofia miotonica

Una nuova patologia si aggiunge all’elenco di quelle potenzialmente responsive alla cannabis. Si tratta della distrofia miotonica, la forma più frequente di distrofia muscolare negli adulti. E’ stato infatti condotto un sondaggio pilota, pubblicato sulla rivista Journal of Neurology, e fatto su pazienti statunitensi e tedeschi. Il 14% dei malati tedeschi e il 33% di quelli americani hanno riferito il consumo regolare di cannabis/cannabinoidi per la riduzione dei loro sintomi, specialmente il dolore muscolare e la rigidità muscolare. Gli effetti collaterali erano pochi e di modesta entità. Gli autori concludono che questi dati sono altamente evocativi sul fatto che i cannabinoidi dovrebbero essere sistematicamente studiati in trial clinici randomizzati in questo tipo di pazienti.
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/30552503

SLA

E’ stato condotto in Italia questo studio multicentrico, in doppio cieco, randomizzato, controllato con placebo sull’efficacia dell’estratto di cannabis Sativex nei sintomi di spasticità dei pazienti con malattia del motoneurone. Si tratta del primo trial clinico di questo tipo in tale forma di disturbo (gli studi precedenti erano più che altro pre-clinici). 29 pazienti sono stati trattati con il Sativex e 30 con il placebo. Nel gruppo trattato con il cannabinoide c’è stato un miglioramento nella scala si spasticità “Ashworth”, mentre nell’altro gruppo un peggioramento dopo sei settimane.Il miglioramento della spasticità era accompagnato da riduzione del dolore e da miglioramento dell'”indice globale di impressione di cambiamento”. L’estratto è stato ben tollerato, senza effetti avversi seri.
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/30554828

Stato epilettico super-refrattario: caso clinico

Una bambina di 12 anni con storia di epilessia da causa sconosciuta è andata incontro a un cosiddetto stato epilettico super refrattario, ovvero una condizione non responsiva ad alcuna terapia, ed era in attesa di tentativo neurochirurgico. Dopo tre mesi di questo stato, alla paziente è stato somministrato CBD iniziando con 5 mg/kg/dì e aumentando fino a 20 mg/kg/dì. Dopo alcuni giorni la paziente è risultata senza più crisi. attualmente la paziente assume CBD, clobazam e zonisamide.
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC6306515/

Fibromialgia

E’ stato pubblicato sulla rivista Pain uno studio sperimentale controllato contro placebo sugli effetti di tre diversi ceppi di cannabis nella fibromialgia. A venti pazienti sono state somministrate la varietà Bedrocan (con 22 mg di THC, senza CBD), la varietà Bediol (con 13 mg di THC e 18 mg di CBD), e la Bedrolite (con 18 mg di CBD, meno di un mg di THC) o un placebo. La cannabis era inalata mediante il vaporizzatore Volcano, e si trattava di singole sedute sperimentali. Le due varietà di cannabis contenenti THC hanno dato un aumento significativo della soglia del dolore alla pressione rispetto al placebo (ma non vi è stata riduzione del dolore spontaneo). L’inalazione di CBD ha aumentato le concentrazioni plasmatiche di THC ma ha diminuito gli effetti analgesici indotti dal THC. Gli autori riferiscono che questo “studio sperimentale mostra il comportamento complesso dei cannabinoidi inalati nei pazienti con dolore cronico con piccole risposte analgesiche dopo una singola inalazione.” Tjalling Erkelens, fondatore e CEO di Bedrocan, è particolarmente soddisfatto per i pazienti: “Il risultato è molto importante per i pazienti che soffrono di fibromialgia. Ora abbiamo le prove cliniche serie che i medici stanno chiedendo quando prescrivono i nostri prodotti e che le compagnie di assicurazione sanitaria vogliono avere, per legittimare il rimborso “.
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/30585986

Schizofrenia e CBD: caso clinico

Viene riportato il caso clinico di una donna di cinquantasette anni con una storia di schizofrenia da ventun anni, ricoverata dopo un tentato suicidio (ne aveva tentati altri otto), per via di allucinazioni acustiche che la spingevano continuamente al suicidio (“Dai! Fallo!”). Era stata trattata con vari psicofarmaci e svariate serie di elettroshock, senza effetto. Alla terapia corrente fu allora aggiunto il CBD, a 500 mg per due volte al giorno per sette settimane, con riduzione dei sintomi. successivamente il CBD fu portato a 750 mg x2 volte al dì, e in due settimane e mezzo le voci sparirono. Dopo otto mesi i sintomi erano ancora lievi. Gli autori concludono che il CBD potrebbe essere particolarmente adatto per i pazienti resistenti agli antipsicotici.
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/30543310

Ansia, sonno e CBD

Si tratta di una casistica registrata in una clinica statunitense per disturbi mentali nella quale si attuano terapie “integrative”.Ai pazienti con storia di ansia o problemi di sonno veniva somministrato CBD in capsule, 25 mg al giorno, al mattino in caso di ansia e alla sera in caso di insonnia. Pochi pazienti arrivavano a 50 o 75 mg. Le dosi usate sono basse rispetto ad altri studi (vedi il precedente) in quanto nell’esperienza di questi clinici i bassi dosaggi sembrano essere lo stesso efficaci; in secondo luogo, perché 600 mg al giorno hanno un costo proibitivo.Il campione finale era di 72 pazienti, 47 con ansia e 25 con insonnia. In media vi era miglioramento per la maggior parte dei pazienti, ma i miglioramenti del sonno non erano mantenuti dopo tre mesi. Invece i miglioramenti dell’ansia erano rapidi e si mantenevano dopo tre mesi. Il CBD era ben tollerato e pochi malati riferivano effetti collaterali, comunque minimi. Gli autori concludono che “in questo studio il CBD sembra meglio tollerato che i farmaci psichiatrici di routine.
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/30624194

Pancreatite

Un ampio studio di popolazione ha dimostrato che gli utilizzatori di cannabis avrebbero un minor rischio di sviluppare pancreatite da alcol. Questa grave patologia è spesso dovuta all’abuso alcolico. Non vi era invece riduzione del rischio di pancreatite da calcoli della colecisti o da altre cause.
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/30570765