La rubrica sulla Cannabis Terapeutica di Fuoriluogo.it

Numero 12 – Febbraio 2019
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A cura di Francesco Crestani
Associazione Cannabis Terapeutica

Riduzione dell’uso di oppiacei

Un ampio studio di popolazione svolto negli USA ha dimostrato che negli stati ove è disponibile la cannabis medica vi è stata una riduzione, seppur modesta, nell’uso di qualsiasi oppiaceo, nell’uso cronico di questi farmaci e nell’uso di oppiacei ad alto rischio. Gli autori concludono che la politica potrebbe considerare la legalizzazione dell’uso di cannabis medica come un mezzo che può ridurre un po’ l’uso di oppiacei.
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/30684198

Autismo 1

E’ stata pubblicata una casistica su 188 pazienti israeliani affetti da autismo; tra gli autori anche Raphael Mechoulam, il famoso “padre” del THC, e del CBD. Peraltro i pazienti sono stati trattati, in genere, appunto con olio di cannabis al 30% di CBD e 1,5% di THC. La dose iniziale era di una goccia tre volte al giorno, dove una goccia conteneva 15 mg di CBD e 0,75 di THC. La dose media era di circa 80 mg di CBD e 4 mg di THC tre volte al giorno. La conclusione è che la cannabis sembra essere ben tollerata, sicura e apparentemente un’opzione efficace per ridurre i sintomi, specie convulsioni, tic, depressione e irrequietezza. La “compliance” dei pazienti appare alta con meno del 15% di questi che hanno stoppato la terapia dopo sei mesi. Oltre l’80% dei genitori riferisce un miglioramento significativo o moderato dei loro figli.
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC6336869/

Autismo 2

Sempre da Israele: 53 bambini di età media di undici anni hanno ricevuto gocce di olio di CBD per una durata media di 66 giorni. Le auto-lesioni e gli attacchi di rabbia sono diminuiti nel 67% dei casi, peggiorati nell’8,8%. I sintomi di iperattività sono migliorati nel 68%, sono rimasti stabili nel 28,9% e peggiorati nel 2,6%. Il sonno è migliorato nel 71%, peggiorato nel 4,7%.L’ansia è migliorata nel 47% e peggiorata nel 23,5%. Gli effetti collaterali, rappresentati specie da sonnolenza e variazione dell’appetito, sono stati moderati.
https://www.frontiersin.org/articles/10.3389/fphar.2018.01521/full

Uso di sedativi nei pazienti con dolore

Le benzodiazepine sono farmaci ipnotici, antiansia e sedativi di utilizzo molto comune (esempi sono il Valium o lo Xanax). Secondo uno studio svolto in Canada su 146 pazienti affetti da dolore che assumevano benzodiazepine, l’utilizzo di cannabis medica ha permesso dopo due mesi al 30% dei malati di interrompere il sedativo. Dopo tre cicli di prescrizione di cannabis, la percentuale di malati che non assumeva più benzodiazepine saliva a 45%.
https://www.liebertpub.com/doi/10.1089/can.2018.0020

Ansia e depressione

Altro studio effettuato in Canada e strettamente correlato col precedente. In questo caso si è esaminato con un sondaggio online l’uso di cannabis medica per i sintomi di ansia. 2032 pazienti in terapia con cannabis hanno risposto, e di questi il 43% era in trattamento per i sintomi dell’ansia. Il 92% riferiva che la cannabis migliorava i sintomi, e la metà di questi riferiva che così rimpiazzava farmaci di tipo non psichiatrico o psichiatrico. La gran parte percepiva un miglioramento e non riteneva che la cannabis fosse associata con venir meno delle capacità.
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/?term=turna+simpson+lucas

Epilessia

366 Pazienti con epilessia farmacoresistente tipo Lennox-Gastatut che avevano completato uno studio in doppio cieco contro placebo sugli effetti di una terapia aggiuntiva con CBD sono stati invitati a proseguire con il cannabinoide. Veniva loro somministrato Epidiolex, estratto orale di CBD, a una dose media di 23 mg/kg al giorno e per una media di 263 giorni. Dopo 48 settimane persisteva la riduzione degli attacchi epilettici, e l’88% dei genitori riferiva miglioramento delle condizioni generali. Gli effetti collaterali erano giudicati modesti.
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/30740695

Tumori del cervello

Vengono riportati due casi clinici di glioma trattati con radioterapia, chemioterapia e CBD. Gli autori scrivono che il fine del trattamento in questo tipo di pazienti non è solo prolungare la vita, ma anche prevenire un deterioramento della qualità di questa. In ambedue i casi si è avuto miglioramento dell’evoluzione clinica. Si è avuta risposta positiva, senza segni di progressione della malattia per almeno due anni e tutti e due sono ancora vivi. Durante la chemioradiazione ambedue hanno avuto un’eccellente perforamce clinica, hanno continuato a praticare sport con pochi segni di fatica e/o nausea. Non vi è stata inoltre riduzione di globuli bianchi, di piastrine, tossicità epatica o neurotossicità.
https://www.frontiersin.org/articles/10.3389/fonc.2018.00643/full

Tumore del polmone

Altro caso clinico; qui si trattava di un malato di 81 anni con tumore polmonare con metastasi al mediastino (la zona che divide la metà torace destra da quella sinistra), diagnosi alla TAC del dicembre 2016. Gli era stata proposta chemio e radioterapia, ma il paziente aveva rifiutato a causa della sua età, in quanto non desiderava trattamenti che potessero avere effetti sulla sua qualità della vita. A un controllo di novembre 2017 vi era la quasi totale scomparsa della lesione polmonare con riduzione significativa di grandezza e numero dei linfonodi mediastinici. A gennaio 2018 il quadro era ancora stabile. Il paziente ha ammesso di avere iniziato a settembre 2017 ad assumere olio di CBD 2% (200 mg CBD in 10 ml) arrivando a nove gocce per due volte al dì. Non vi era stata alcuna altra variazione di dieta, stile di vita o terapia.
http://eprints.keele.ac.uk/5835/

Sudorazione notturna nei malati di tumore

Tra i sintomi che possono condizionare la vita nei malati di tumore vi è anche la sudorazione notturna, accompagnata da vampate  e spesso da ansia e palpitazioni. Il riposo risulta disturbato, e ciò provoca fatica, depressione promuovendo un circolo vizioso che riduce la qualità della vita. Gli autori riportano cinque casi clinici di malati con cancro avanzato ai quali fu somministrato dronabinolo (THC sintetico) con ottima risposta. Vengono riportati i commenti dei pazienti al controllo dopo un mese di terapia:” Questa è la prima volta che non mi sono alzato tutto inzuppato” “Risolti i sudori freddi. Basta pigiami bagnati” “Sono stato in grado di dormire tutta la notte senza sudorazioni” “Nessuna sudorazione notturna dopo tre notti” ” Gli episodi di sudorazione profusa sono migliorati in maniera significativa”.
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/30759037

Trapianti di fegato

Mentre i fumatori di tabacco sottoposti a trapianto di fegato hanno dimostrato di avere maggior mortalità negli anni successivi all’intervento, l’uso di cannabis non ha dimostrato di avere influenza sulla prognosi a lungo termine e nemmeno sulle complicanze postoperatorie.
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/30693668

Obesità

E’ stata condotta una metanalisi che dimostra che gli utilizzatori di cannabis hanno un Indice di Massa Coroprea (BMI) minore, cioè in pratica sono meno grassi, pur con un aumento dell’introito calorico (una recente rassegna, Vidot et al. 2014, cita uno studio di un altro autore, Mittleman et al. 2001, dicendo che si ha maggior obesità negli utlizzatori. Si tratta in realtà di una interpretazione fallace dei dati: Mittleman aveva dimostrato che nei pazienti che avevano avuto infarto, quelli che usavano la cannabis erano più facilmente obesi. Ciò è molto diverso dall’affermare che chi usa la cannabis è più facilmente obeso. Il dato in realtà si può interpretare come prova di una protezione dall’infarto nei soggetti non obesi che usano la cannabis). Lo studio fornisce anche una interpretazione teorica di questa apparente paradossale minor obesità. La dieta moderna con elevato rapporto di acidi grassi omega 6/omega 3 risulta in elevati livelli di endocannabinoidi. Questi sovrastimolano i recettori cannabinoidi provocando aumento dell’appetito e aumento dell’introito di energia, col risultato dell’obesità. L’uso di cannabis causa una “downregulation” dei recettori cannabinoidi, che divengono meno responsivi agli endocannabinoidi, così da ridurre l’accumulo di energia e da aumentare il metabolismo. Gli autori propongono quindi una strategia per ridurre il peso: supplementi di omega 3, così da ridurre la produzione di endocannabinoidi, associati a uso di cannabis per dare riduzione di risposta dei recettori. Secondo gli studiosi, poichè la downregulation dei recettori dura qualche tempo dopo l’uso di cannabis, basterebbe un’assunzione una volta la settimana.
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC6340377/

Aumento di peso nei pazienti psichiatrici

A riprova di quanto su evidenziato, un’altra ricerca ha focalizzato sugli effetti metabolici nei pazienti affetti da psicosi. Le misure sono state effettuate al primo episodio di psicosi e dopo tre anni; è risultato che i consumatori di cannabis sia all’inizio che al controllo a tre anni presentavano minor peso, minor indice di massa corporea, minor colesterolo totale e minor colesterolo LDL. Inoltre i pazienti che avevano smesso la cannabis presentavano valori più elevati di questi fattori rispetto ai non utilizzatori e a chi aveva continuato l’uso.
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/30702972

Fertilità maschile

Uno studio su 662 pazienti del Massachusetts General Hospital ha dimostrato che i fumatori di cannabis avevano una più alta concentrazione di spermatozoi rispetto ai non consumatori. Non c’era differenza fra gli utilizzatori attuali e quelli che l’avevano usata in passato.
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/?term=marijuana+smoking+markers+testicular

Efficacia dell’olio di Bedrocan, casistica italiana

Una piccola casistica (venti pazienti, di patologie croniche diverse fra loro) fatta a Modena, conclude che l’olio galenico a base di Bedrocan risulta efficace e sicuro, con riduzione del dolore, miglioramento della componente fisica, della vitalità, del funzionamento sociale, della salute generale, del sonno e dell’umore.
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/30768819