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Copertina libro bianco 2021Il Libro Bianco sulle droghe, giunto alla dodicesima edizione, è un rapporto indipendente sugli effetti e i danni del Testo Unico sulle droghe promosso da La Società della Ragione insieme a Forum Droghe, Antigone, CGIL, CNCA, Associazione Luca Coscioni, ARCI, LILA e Legacoopsociali con l’adesione di A Buon Diritto, Comunità di San Benedetto al Porto, Funzione Pubblica CGIL, Gruppo Abele, ITARDD e ITANPUD. Ogni anno viene presentato in occasione del 26 giugno nell’ambito della campagna internazionale di mobilitazione Support! don’t Punish. Il rapporto oltre a contenere i dati (2020) relativi agli effetti della war on drugs sul sistema penale e penitenziario italiano presenta una serie di riflessioni sul sistema internazionale di controllo delle droghe, a 60 anni dalla firma della prima convenzione Unica sugli stupefacenti, e sulla Conferenza nazionale sulle tossicodipendenze mai convocata da 12 anni. Inoltre come ogni edizione contiene riflessioni e approfondimenti sul sistema dei servizi, sulla riduzione del danno e sulle prospettive di riforma delle politiche sulle droghe a livello nazionale ed internazionale.

Il 25 giugno, dalle ore 10, si terrà un webinar on line di presentazione del Libro Bianco con iscrizione obbligatoria ma gratuita a questo indirizzo: www.fuoriluogo.it/librobianco2021

Il Libro Bianco, disponibile in versione cartacea in tutte le librerie e i rivenditori on line, sarà consultabile sul sito di Fuoriluogo, www.fuoriluogo.it/librobianco.

DROGHE E TRATTATI a 60 anni dalla Convenzione unica del 1961

Quest’anno il Libro Bianco pone grande attenzione all’anniversario dei 60 anni dalla firma della convenzione unica sulle droghe del 1961. Il 30 marzo 1961 a New York infatti gli Stati, firmando la Convenzione Unica sugli stupefacenti, si diedero fra gli altri l’obiettivo di eliminare le produzioni illegali di oppio entro il 1984 e quelle di cannabis e coca entro il 1989. 37 anni dopo, nel 1998, di fronte al fallimento se ne diedero un altro: un mondo senza droghe entro 10 anni. Nel frattempo, l’uso di sostanze illegali è aumentato a velocità doppia rispetto alla popolazione mondiale e produzione e narcotraffico sono completamente fuori controllo. 60 anni di politiche proibizioniste non hanno avuto alcun effetto sui mercati illegali e sugli usi personali, mentre la War on Drugs ha provocato più danni di quelli delle sostanze stesse, sia in termini sanitari che sociali, ambientali ed economici.

Nella prima parte di questo Libro Bianco si ricostruiscono le motivazioni geopolitiche alla base delle convenzioni e la loro evoluzione, affrontando infine il difficile problema della loro riformabilità. Le ricadute di stigmatizzazione su milioni di giovani, l’ingolfamento del sistema giudiziario e le incarcerazioni di massa con l’esplosione delle prigioni finalmente hanno costretto a rettifiche di giudizio sulla war on drugs, con l’apertura di una interpretazione flessibile delle convenzioni.

LE DROGHE E LA REPRESSIONE. I dati in pillole

Dopo 60 anni di war on drugs e 31 di applicazione del Testo Unico sulle droghe Jervolino-Vassalli, i devastanti effetti penali (dell’art. 73 in particolare) sono sotto gli occhi di tutti. La legge sulle droghe continua a essere il principale veicolo di ingresso nel sistema della giustizia italiana e nelle carceri.

LA LEGGE SULLE DROGHE È IL VOLANO DELLE POLITICHE REPRESSIVE E CARCERARIE. SENZA DETENUTI PER ART. 73 O TOSSICODIPENDENTI NON SI AVREBBE SOVRAFFOLLAMENTO NELLE CARCERI

La legislazione sulle droghe e l’uso che ne viene fatto sono decisivi nella determinazione dei saldi della repressione penale: la decarcerizzazione passa attraverso la decriminalizzazione delle condotte legate alla circolazione delle sostanze stupefacenti così come le politiche di tolleranza zero e di controllo sociale coattivo si fondano sulla loro criminalizzazione. Basti pensare che in assenza di detenuti per art. 73. o di quelli dichiarati tossicodipendenti, non vi sarebbe il problema del sovraffollamento carcerario, come indicato dalle simulazioni prodotte. Dopo 31 anni di applicazione non possiamo più considerare questi come effetti collaterali della legislazione antidroga, ma come effetti evidentemente voluti.

OLTRE il 30% DEI DETENUTI ENTRA IN CARCERE PER SPACCIO DI DROGHE

10.852 dei 35.280 ingressi in carcere nel 2020 sono stati causati da imputazioni o condanne sulla base dell’art. 73 del Testo unico. Si tratta del 30,8% degli ingressi in carcere. Seppur diminuiti in numeri assoluti, effetto evidente del lockdown, sono oramai lontani gli effetti della sentenza Torreggiani della CEDU e dell’adozione di politiche deflattive della popolazione detenuta.

IL 35% DEI DETENUTI È IN CARCERE PER LA LEGGE SULLE DROGHE.

Sui 53.364 detenuti presenti in carcere al 31 dicembre 2020 ben 12.143 lo erano a causa del solo art. 73 del Testo unico (sostanzialmente per detenzione a fini di spaccio). Altri 5.616 in associazione con l’art. 74 (associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti o psicotrope), solo 938 esclusivamente per l’art. 74.

QUASI IL 40% DI CHI ENTRA IN CARCERE USA DROGHE. DATO AI MASSIMI STORICI DALLA FINI-GIOVANARDI

Restano drammatici i dati sugli ingressi e le presenze di detenuti definiti “tossicodipendenti”: lo sono il 38,60% di coloro che entrano in carcere, mentre al 31/12/2020 erano presenti nelle carceri italiane 14.148 detenuti “certificati”, il 26,5% del totale. Questa presenza, che resta ai livelli della Fini-Giovanardi (27,57% nel 2007), è alimentata dal continuo ingresso in carcere di persone “tossicodipendenti”, in aumento costante da oltre 5 anni.

Le conseguenze sulla Giustizia

OLTRE 235.000 FASCICOLI NEI TRIBUNALI. 7 SU 10 PORTANO AD UNA CONDANNA.

Le persone coinvolte in procedimenti penali pendenti per violazione dell’articolo 73 e 74 sono rispettivamente 189.707 e 45.467. Sono in totale 235.174, il dato più alto da 15 anni a questa parte. Da notare come secondo i dati assestati della relazione governativa 2020, 7 procedimenti su 10 per droghe termina con una condanna, confermando i dati presentati nelle precedenti edizioni di questo Libro Bianco.

Le misure alternative

LE MISURE ALTERNATIVE APPAIONO AMPLIARE L’AREA DEL CONTROLLO

Resta ai massimi storici il dato delle misure alternative, che nasconde anche una tendenza che fa pensare che siano diventate una alternativa alla libertà invece che alla detenzione. In un contesto di forte domanda di controllo sociale istituzionale, gli strumenti di diversion e quelli di probation consentono di ampliare l’area del controllo, piuttosto che di limitare quello coattivo-penitenziario.

Le segnalazioni e le sanzioni amministrative per il consumo di droghe illegali

EFFETTO LOCKDOWN ANCHE SULLA REPRESSIONE DEL CONSUMO: SU OLTRE 31.000 SEGNALAZIONI (-25%) SOLO 94 RICHIESTE DI PROGRAMMA TERAPEUTICO (-50%). 1.312.180 SEGNALAZIONI DAL 1990. QUASI UN MILIONE PER CANNABIS (73,28%)

L’effetto lockdown mette un freno al trend in aumento delle persone segnalate al Prefetto per consumo di sostanze illecite: 31.016 nel 2020. Quasi 3000 sono minorenni. Diminuiscono più delle segnalazioni le sanzioni: sono state 8.587 nel 2020. Queste vengono comminate in un terzo dei casi mentre risulta irrilevante la vocazione “terapeutica” della segnalazione al Prefetto: solo 94 sono state sollecitate a presentare un programma di trattamento sociosanitario; nel 2007 erano 3.008. La repressione colpisce principalmente persone che usano cannabis (74,4%), seguono a distanza cocaina (19%) e eroina (5,01%) e, in maniera irrilevante, le altre sostanze. Il 97% dei minori è segnalato per possesso di cannabis. Dal 1990 1.312.180 persone sono state segnalate per possesso di sostanze stupefacenti ad uso personale; di queste quasi un milione (73,28%) per derivati della cannabis.)

Le violazioni dell’art. 187 del codice della strada

IL 98.60% DEGLI INCIDENTI RILEVATI DALLA POLIZIA STRADALE NON C’ENTRA NULLA CON LE DROGHE. NEL 2020 SOLO LO 0,06% DEI CONDUCENTI È RISULTATO POSITIVO DURANTE I CONTROLLI SU STRADA DEI CARABINIERI

Restano significativi i dati rispetto alle violazioni dell’art. 187 del Codice della Strada, ovvero guida in stato di alterazione psico-fisica per uso di sostanze stupefacenti. I dati disponibili sono piuttosto disomogenei, per cui di difficile interpretazione. Anche in questo caso si nota l’effetto del lockdown. Dai dati disponibili (Polizia Stradale e Carabinieri), si nota oltre alla diminuzione dell’incidentalità generale, una costanza delle violazioni dell’art. 187, che per quanto riguarda quelle accertate dalla Polizia a seguito di incidente, rimane a livelli molto bassi: 1,46% nel 2020. Nel corso dei controlli da parte dei carabinieri le violazioni accertate rappresentano lo 0,06% dei controllati. Ricordando che spesso la positività al test non è prova di guida in stato alterato (in particolare per la cannabis), possiamo affermare che l’uso di droghe non è certamente la causa principale di incidenti in Italia.

Gli altri contenuti

Nel volume si trovano quindi spunti e riflessioni rispetto alla riforma delle politiche sulle droghe in ambito nazionale ed internazionale, e approfondimenti specifici sul dibattito pubblico intorno alla docu-serie Sanpa, sull’uso medico delle sostanze psicoattive, sulla giurisprudenza e sul dibattito parlamentare sulla lieve entità dei reati sulle droghe sulla riforma dei servizi, in un’ottica di decriminalizzazione dell’uso delle sostanze e sulla convocazione della Conferenza Nazionale sulle dipendenze che manca da troppi anni..