Nella scheda seguente proponiamo un riepilogo dell’osservatorio del sistema dei servizi delle dipendenze, quale emerge dalla lettura delle Relazioni al Parlamento negli ultimi 4 anni (dal 2012-dati della Relazione 2013 fino al 2016 – dati della Relazione 2017) sotto le voci “Domanda di trattamento e risposta dei servizi”.
La scheda permette di leggere l’evoluzione dei servizi, per come è presentata dalla Relazione; al tempo stesso, si possono fare osservazioni circa l’impostazione di ricerca dati: cioè il rapporto fra gli indicatori di lettura che la Relazione sceglie di adottare e quelli che sarebbero auspicabili per una migliore conoscenza dei fenomeni.
Circa la Relazione, la sua struttura e la sua evoluzione, si veda anche il pezzo di Hassan Bassi in chiusura di capitolo.

SCHEDA STORICA DI RIEPILOGO CIRCA LA DOMANDA DI TRATTAMENTO E IL SISTEMA DEI SERVIZI (DALLE RELAZIONI AL PARLAMENTO 2013-2017)

Quanti sono i servizi, pubblici e del privato sociale? Il numero dei servizi pubblici è rimasto sostanzialmente stabile anche se in lieve decrescita: 633 nel 2012, 581 nel 2016 (in 638 sedi ambulatoriali). Il numero dei servizi del privato sociale è in decrescita più consistente (1028 nel 2012, 917 nel 2016).
Il personale è in maggioranza sanitario (medici e infermieri). Nel 2016, il 52% del personale è sanitario, a fronte del 38,5% di personale psico-socio-educativo.
La gran parte dei servizi del privato sociale sono (stabilmente) residenziali (comunità terapeutiche). Nel 2012 il 66,9% dei servizi erogati dal privato sociale erano centri residenziali, nel 2016 erano il 70%.
Il numero degli assistiti dai Servizi pubblici è calato. Nel 2013, 164.993 persone assistite contro 143.271 nel 2016.
L’utenza è in larga parte (stabilmente) maschile. Era l’85% nel 2016 (il dato comparabile non è disponibile per il 2012 mentre per il 2013 è riportata la percentuale degli uomini bisognosi di trattamento per oppiacei: 83%).
Il ricambio di utenza è limitato ma in crescita. Nel 2013, la nuova utenza era il 5,8%, a fronte del 15% nel 2016.
L’età media dell’utenza dei servizi è elevata, in costante invecchiamento. Nel 2016, l’età media era di 41 anni. Nella Relazione 2017 (su dati 2016) si riporta la sequenza storica: nel 2006, gli assistiti maggiori di 39 anni erano il 27,5%, a fronte del 54,3% nel 2016.
La nuova utenza è (moderatamente) più giovane. Nel 2016, l’età media della nuova utenza era di 32 anni, a fronte dei 34,2 anni del 2013).
Le sostanze per cui le persone ricorrono ai servizi sono (in ordine costante nel tempo) eroina, cocaina, cannabis. Nelle Relazioni sono catalogate come “sostanze primarie” (presumibilmente quelle più consumate e per le quali è richiesto l’intervento) e “sostanze secondarie”.
L’eroina è la “sostanza primaria” più comune e il dato è costante. Nel 2016, l’eroina è la sostanza primaria degli utenti nel 68,1%, a fronte del 76,9% nel 2013.
La cocaina è in aumento (come “sostanza primaria”). Nel 2013, gli utenti per cocaina come sostanza primaria erano il 14,6 %, a fronte del 17,3 % nel 2016.
Per la cannabis, gli utenti in carico come “sostanza primaria” sono limitati, ma in crescita. Nel 2016, erano l’ 11%, a fronte del 7,2% nel 2013.
Cannabis e alcol sono le sostanze con uno scarto sostanziale fra “sostanza primaria” e “secondaria”. Nel 2016, la cannabis è la sostanza primaria per l’11% dell’utenza, mentre è “sostanza secondaria” nel 16,9%. L’alcol non compare neppure come sostanza primaria, mentre è al 7,5% come sostanza secondaria.
Rispetto alla griglia di lettura degli interventi sociosanitari: questa non è mai stata aggiornata e ha continuato a seguire la tradizionale suddivisione degli interventi socio-sanitari in prevenzione, trattamento/riabilitazione. In altre parole, non c’è stato un adeguamento delle Relazioni alla politica dei “Quattro Pilastri” (Prevenzione, Trattamento, Riduzione del danno, Applicazione della legge penale).

Le domande

La scheda di riepilogo sul funzionamento dei servizi suggerisce alcuni interrogativi chiave, sia nel merito sia nella struttura della Relazione e nella scelta degli indicatori presenti (sull’ultimo punto si veda anche il pezzo specifico di Hassan Bassi).
La lettura dei dati storici offre un quadro della dinamica domanda/risposta dei servizi piuttosto statico. Cominciamo dalla domanda, dove tuttora prevalgono i consumatori di eroina. Da un lato si dice spesso che nel mondo dei consumi “tutto è cambiato”, dall’altro dalle Relazioni emerge un’immagine dell’utenza ancora “anni novanta”. Lo stesso si può dire per l’offerta: colpisce che la maggioranza dei servizi del privato sociale siano ancora residenziali, in gran parte comunità terapeutiche, si presume. In altri termini, il sistema sembra ancora reggersi su servizi pubblici/comunità, secondo il modello inaugurato negli anni novanta. E’ così? Oppure questa rappresentazione è inesatta, per un difetto della griglia di indicatori forniti dalle Relazioni?
C’è un altro dato da commentare: l’età media alta degli utenti e lo scarso ricambio dell’utenza. Ciò potrebbe suggerire una presa in carico lunga o molto lunga di consumatori cosiddetti “altamente problematici”, a fronte di una difficoltà dei “nuovi consumatori” ad accettare l’offerta dei servizi. E’ una lettura corretta?
Ancora circa il cambiamento dei consumi e la dinamica fra “vecchi” e “nuovi” consumatori: è significativo quanto si legge già nel Report 2014 dell’Osservatorio Europeo sulle Droghe: “La vecchia dicotomia fra un numero relativamente piccolo di consumatori altamente problematici e una platea più larga di consumatori ricreazionali e sperimentali sta venendo meno, sostituita da una situazione più graduata e complessa”. E poco dopo: “il termine uso di droga copre molti differenti modelli di consumo che si dispiegano lungo un continuum ..associati a differenti livelli di rischio e di danno”. Come i servizi si rapportano/non si rapportano a questa “situazione più graduata e complessa” e come fanno i conti col “continuum” dei consumi ? E, se non si rapportano, o non si rapportano a sufficienza, che cosa potrebbero fare per adeguarsi?
L’informazione principale circa l’utenza è data dalla catalogazione di “sostanza primaria” e “secondaria” d’uso. Queste categorie ci dicono davvero qualcosa sui modelli di consumo e sui livelli di rischio? Sono utili per l’orientamento dei servizi?
Il riferimento dell’Osservatorio Europeo ai “livelli di rischio e di danno” convoglia l’attenzione sulla riduzione del danno, vista come “approccio” di lettura dei consumi e conseguentemente di intervento. In altri termini, la riduzione del danno dovrebbe sempre più svilupparsi e acquisire spazio nella quotidianità dei servizi, anche oltre i tradizionali interventi di strada, drop in, etc. Esiste questo sviluppo della Rdd nei servizi attuali ? E come si declina nel concreto?
Come si spiega che le Relazioni non abbiano finora adottato una griglia di rilevazione dati in sintonia con la politica europea dei “Quattro Pilastri”? Come si spiega che la riduzione del danno sia sempre stata la Cenerentola nelle Relazioni (ad esclusione della Relazione 2016, dove il capitolo fu elaborato e scritto come contributo di Forum Droghe e CNCA)? Perfino la rilevazione su due anni del numero e della tipologia dei servizi di Rdd è stata possibile solo grazie al lavoro dell’associazionismo (del CNCA)

Le risposte

Alcuni operatori dei servizi pubblici e privati e altre figure competenti rispondono a queste domande, offrendo la loro analisi sul funzionamento del sistema dei servizi e sull’adeguatezza degli strumenti di analisi offerti dalla Relazione al Parlamento per comprendere le problematiche e per programmare l’innovazione.

La riflessione sul sistema dei servizi è completata da una disanima della situazione italiana circa le politiche della Riduzione del danno, col contributo di Susanna Ronconi; e da un approfondimento circa i possibili indirizzi di innovazione, col contributo di Stefano Vecchio, a dialogo con Grazia Zuffa.