Bernardo Parrella

Bernardo Parrella

Dal nostro corrispondente negli USA – La legalizzazione della marijuana va sempre più emergendo come uno dei maggiori cavalli di battaglia dello scenario politico statunitense. Sulla questione punta parecchio il fronte Democratico, in vista del parziale rinnovo del Congresso e di altre cariche statali, anche per riconquistare terreno nell’era del dopo-Trump. L’ultima riprova viene dall’annuncio di una imminente proposta di legge per depenalizzare l’uso di cannabis sul territorio nazionale. È quanto ha fatto nei giorni scorsi il Senatore di New York, Charles Schumer, sostenendo che «si tratta semplicemente della cosa giusta da fare».

By Glenn Fawcett (160120-H-NI589-0132) [Public domain], via Wikimedia Commons

Sen. Charles Schumer, (D-N.Y)

In un’intervista per Vice News Tonight su HBO, il capogruppo di minoranza ha sottolineato gli effetti negativi delle attuali norme proibizioniste, soprattutto lo spreco di risorse per l’alto numero di arresti di chi possiede solo piccole quantità di cannabis e per l’esorbitante popolazione carceraria tra le fasce meno abbienti della popolazione. La proposta riprende le attuali normative sull’alcol, con le autorità federali responsabili di definire e tutelare la pubblicità e commercio, stabilire la tassazione e utilizzarne gli introiti per la prevenzione e per ricerca sugli effetti terapeutici. Pur riconoscendo, ha aggiunto Schumer, «ai singoli Stati la funzione che spetta loro di laboratori sperimentali», in riferimento alle varie ordinanze statali per la cannabis medica e ricreativa già in vigore. Sempre sperando che Trump mantenga la promessa di non interferire con le decisioni statali sulla strada della legalizzazione, azzerando certe minacce avanzate a gennaio dal Procuratore Generale Jeff Sessions.

Va infatti ricordato che in Usa quasi l’80% dei presenti nelle carceri federali per reati di droga non violenti e quasi il 60% in quelle statali appartengono alle minoranze afroamericane o latine, nonostante l’uso o il commercio di droghe è paragonabile a quelle dei bianchi. Non a caso il modello previsto dal Massachusetts, primo stato della costa est a partire con la legalizzazione, include opzioni concrete per porre rimedio a questo tipo di ingiustizie sociali. Un quadro rimarcato dagli eventi globali della recente festa/mobilitazione del 420 e in sintonia con le odierne politiche europee ed internazionali tese verso forme di legalizzazione e/o depenalizzazione.

Il disegno di legge di Schumer rientra nella strategia più complessiva di attrarre il voto dei giovani, che tendono a ignorare le elezioni locali o intermedie. Anche puntando sul fatto che, secondo un sondaggio di gennaio del Pew Research Center, la legalizzazione aveva il sostegno 61% degli americani adulti, con un picco del 70% tra i “millennial” (nati negli ’80). E si aggiunge a una proposta di legge, analoga ma indipendente, presentata da colleghi senatori a fine 2017, il Marijuana Justice Act, nei giorni scorsi pubblicamente sottoscritta anche da Bernie Sanders. «Il proibizionismo non ha funzionato negli anni ’20, e ancor meno può funzionare oggi», ha ribadito il Senatore indipendente del Vermont.

Un’ulteriore conferma dell’aggancio continuo tra cannabis e politica arriva infine dalla posizione pubblica presa dal candidato Democratico alla carica di governatore del New Mexico, Jeff Apodaca. Il suo programma operativo include esplicitamente l’espansione del medical marjuana e la proposta di legalizzazione per l’uso ricreativo. Trattandosi di uno Stato tra i più squattrinati dell’Unione, ha insistito Apodaca, ciò porterebbe a «milioni di dollari in entrate fiscali e a nuovi posti di lavoro creati dall’industria locale». Si stimano fino a 200 milioni di dollari in tasse aggiuntive, mentre il maggior produttore statale, Ultra Health, ha appena acquistato ampi terreni nell’area meridionale, dove si appresta a mettere in piedi quella che potrebbe essere la più grande coltivazione di cannabis legale del Nord America.

Pur se gli altri candidati invitano alla prudenza, va ricordato che già nel 1978 il New Mexico aveva approvato come primo Stato USA una legislazione che riconosceva i meriti terapeutici della marijuana, norma firmata dal governatore di allora, il padre Jerry Apodaca. E tre settimane fa il Sindaco di Albuquerque ha firmato l’ordinanza che rimuove le sanzioni penali per il possesso di marijuana e derivati dall’ordinamento comunale. Iniziative promettenti, dunque, sia a livello federale che locale. Ma pur se stavolta non dovessero andare in porto, gli elettori rimangono più che mai attenti e interessati. Quelle legate alla legalizzazione sono ormai questioni sociali di massima urgenza e di ampia portata. Forse è vero che la cannabis fa bene (anche) alla politica.