Il mese scorso la Cannabis Control Commission dello stato del Massachusetts, l’agenzia regolatoria incaricata di supervisionare l’implementazione della nuova regolamentazione legale della cannabis per uso adulto, ha rilasciato il quadro normativo sulla cannabis ricreativa legalizzata a seguito del referendum del 2016.

Se ormai l’intera costa ovest degli USA è cannabis friendly, il Massachusetts è il primo stato della costa est degli USA a partire con la legalizzazione della marijuana. A gennaio di quest’anno anche il parlamento del Vermont ha votato una legge per la legalizzazione dell’uso adulto, ma senza prevedere ancora un mercato legale di produzione e vendita che sarà oggetto di ulteriore discussione. Con l’elezione del nuovo governatore, il New Jersey pare poi poter essere il terzo stato dell’est ad avviarsi verso la regolamentazione legale.

Per gli analisti il piccolo stato con capitale Boston si pone all’avanguardia  per le soluzioni regolamentari che hanno attratto l’interesse sia dell’industria della cannabis che degli altri stati federati che hanno già legalizzato la cannabis, o che sono in procinto di farlo.

La questione delle minoranze

La prima importante peculiarità del modello in via di implementazione è il tentativo di porre un qualche rimedio alle ingiustizie sociali provocate dal proibizionismo sulla cannabis. In particolare quelle nei confronti delle minoranze, che in questi anni di War on Drugs sono state largamente oggetto della repressione federale. Come più volte denunciato dalle organizzazioni di difesa dei diritti umani e per la riforma delle politiche sulle droghe, quasi l’80% dei presenti nelle carceri federali per reati di droga e quasi il 60% in quelle statali appartengono alle minoranze afroamericane o latine, nonostante queste comunità usino o vendano droghe con percentuali paragonabili a quelle dei bianchi.

Attualmente, al di là della decisione californiana di cancellare le condanne pregresse per cannabis, nessun sistema ha garantito di recuperare equità nel sistema riformato sulla cannabis. Al contrario spesso, introducendo l’obbligo di integrazione verticale (produzione-produzione-vendita) dei modelli industriali autorizzati, le legalizzazioni hanno di fatto favorito i grossi gruppi ed impedito a chi non avesse accesso facile a capitale di rischio di entrare nel mercato. Anche perchè le banche continuano a non poter finanziare attività che sono ancora illegali dal punto di vista federale.

Il primo atto è stato la cancellazione dell’obbligo di verticalità dell’organizzazione per le licenze mediche, e l’apertura agli “artigiani” anche per le licenze per la cannabis ricreative che saranno separate per coltivatori, produttori e venditori al dettaglio. Inoltre saranno parametrate alle dimensioni dell’attività permettendo quindi anche ai piccoli di poter entrare nel sistema regolamentato senza bisogno di investimenti considerevoli. I piccoli coltivatori potranno anche associarsi, in modo da poter competere sui prezzi all’ingrosso con soggetti più forti.

Inoltre è stato creato un sistema di accesso alle licenze che priviligerà i soggetti economici che potranno dimostrare di coinvolgere nell’attività persone provenienti dalle comunità maggiormente colpite dalla repressione sulla marijuana, o che assumano direttamente coloro che sono stati colpiti negli anni da condanne per reati collegati alla marijuana. Questi potranno presentare la richiesta già da questo aprile, mentre per gli altri richiedenti la presentazione della domande di licenza sarà a Luglio. Comunque, anche in caso di presentazione successiva avranno la priorità sugli altri. Si tratta evidentemente di una norma assolutamente innovativa e per certi versi “rivoluzionaria”, approvata peraltro all’unanimità dalla Cannabis Control Commission. Un risultato che certamente dipende anche dal fatto che all’interno di quella commissione vi sia Shaleen Title, un’attivista antiproibizionista che dopo aver fondato una sezione di NORML come studentessa universitaria nei primi anni 2000 ha lavorato in questi anni per una politica sensata sulla cannabis denunciando in particolare la situazione delle minoranze.

L’impronta ecologica della cannabis

La produzione di cannabis negli USA, prevalentemente indoor, è notoriamente energivora e quindi ad alta produzione di anidride carbonica. Secondo le stime di uno studio del 2012 la coltivazione indoor di un kg di cannabis produce 4600 kg di anidride carbonica. E’ quindi di particolare interesse il quadro normativa previsto dalla Cannabis Commission. Il Massachussets ha adottato una legge sul cambiamento climatico che obbliga tutte le agenzie di tener conto delle emissioni di co2 nell’adozione dei propri regolamenti. La commissione ha quindi posto obbiettivi molto stringenti rispetto all’efficienza delle produzioni. Sono stati imposti limiti bassi di consumo di energia (36kw per piede quadrato) che spingerà l’industia a utilizzare led ad altissima efficienza, o ad utilizzare serre innovative dal punto di vista dei consumi elettrici.

Il consumo sociale

Il Massachussets sarà anche uno dei primi stati nel paese a autorizzare licenze che prevederanno la possibilità di un “consumo sociale” della cannabis. Infatti sarà possibile per i dispensari rendere disponibili sale per il consumo dei propri prodotti. Ma non solo. Sarà infatti possibili per aziende che non hanno come oggetto principale la vendita di cannabis, aprire luoghi dedicati al suo consumo. Fra qualche anno probabilmente sarà possibile consumare cannabis prendendosi un caffè nel proprio bar preferito o prima di vedere un film al cinema.

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    Scarica le norme per la regolamentazione legale della cannabis in Massachussets (inglese, pdf)
    Aggiunto in data: 13 aprile 2018 7:57 Dim.: 800 KB Download: 11