La lontana e dimenticata zona caraibica de La Mosquitia, che il Nicaragua si divide con l’Honduras, si e’ trasformata in una importante enclave disputata da gruppi di narcotrafficanti il cui ultimo scontro, lunedi’ 5 agosto, ha prodotto almeno 17 morti, secondo le autorita’ honduregne. Si tratta di una regione chiave nella rotta della droga che viaggia dal sud del continente verso gli Stati Uniti, un formicaio dei narcos dove sono sempre piu’ frequenti gli scontri e le mattanze perpetrate dal crimine organizzato.
L’infermo si e’ scatenato nella remota comunita’ di Belén -nella provincia di Gracias a Dios, alla frontiera col Nicaragua, passate le otto di sera di lunedi’, quando si sono scontrati due gruppi rivali che si contendevano il controllo di 700 Kg di cocaina. Una banda guidata dal nicaraguense Juan Carlos Villalobos Quiroz, “El Muco”, ha raggiunto la zona caraibica con due lance e 40 uomini per il trasferimento della droga. Questi uomini si sono scontrati coi loro rivali honduregni provocando un massacro, secondo fonti ufficiali dell’esercito dell’Honduras.
Alcune persone, vicine a Belén, stavano partecipando ad un funerale quando si sono viste intrappolate nella sparatoria tra narcos. Terrorizzate, le persone del posto sono scappate in cerca di un rifugio. “Era la guerra. Non rispettavano ne’ bambini ne’ donne, gli spari non cessavano e temevamo il peggio. Gli scontri dei gruppi in questo luogo sono continui, ma non e’ mai stata fatta una mattanza, questo e’ qualcosa che non dimenticheremo”, ha detto un abitante di Belén citato dal quotidiano “La Tribuna”.
In questa regione dei Caraibi ci sono vari gruppi legati al narcotraffico che lavorano per rifornirsi, proteggere e trasferire la droga ai grandi cartelli del Messico e della Colombia. “Sono persone del posto che si prestano a questo business per soldi, ma siccome col tempo guadagnano in fama, talvolta formano strutture locali che prestano servizi a vari cartelli, e non hanno un rapporto particolare con uno specifico cartello: lavorano con chi li paga meglio”, dice Roberto Orozco, esperto in sicurezza e crimine organizzato. Orozco dice che in questa regione hanno una forte influenza i cartelli messicani di Sinaloa e i Cavalieri Templari, ma anche il colombiano Valle de Cauca.
Questa presenza e’ favorita dagli scandalosi indici di poverta’ della regione (secondo l’ONU 12 dei 25 paesi piu’ poveri del Nicaragua sono sul mar dei Caraibi), l’arretratezza storica a cui sono condannati i suoi abitanti -molti dei quali indigeni- e l’abbandono delle autorita’, sia nicaraguensi che honduregne. “E’ una combinazione esplosiva alla quale si deve aggiungere le conseguenze della sempre piu’ cruenta lotta contro il narcotraffico in America del Sud, perche’ questi gruppi cercano altri centri operativi” dice Félix Maradiaga, ex-segretario generale del ministero della Difesa del Nicaragua. “Il Centroamerica ha cessato di essere solo un corridoio della droga, trasformandosi in un luogo di operazioni e azioni”, ha aggiunto Maradiaga.
Coloro che controllano questo sempre più prezioso enclave, assicurano gli esperti, raggiungono i maggiori benefici del lucrativo business del trasferimento della droga: dall’Honduras passa circa l’80% della droga che viaggia verso gli Usa. In una regione che affonda nella miseria, gli abitanti vedono in questo business la propria grande opportunita’ di sopravvivenza: la gente del posto protegge i carichi che arrivano dal sud del continente, si armano per questo e sono in grado di scontrarsi con le autorita’. Come pagamento per questa protezione ricevono droga o veri e propri dollari, che gli consentono di migliorare il proprio livello di vita, aggiustare le loro povere abitazioni e anche di pagarsi una tv satellitare, un fenomeno che e’ noto come le “narcoaldeas del Caribe” (piccole popolazioni con un livello di vita differente rispetto alla regione in cui sono -ndr).