LUGANO – Un mercato della cannabis regolamentato dallo Stato eliminerebbe, o quasi, il mercato nero, rafforzerebbe la protezione della gioventù e sgraverebbe la società. Il Coordinamento politico delle dipendenze (NAS-CPA) ha lanciato oggi il dibattito sulle alternative all’attuale politica della droga.

Oggi è impossibile non ammettere che “la guerra contro gli stupefacenti è persa”, ha dichiarato in una conferenza stampa a Zurigo la presidente del NAS-CPA e consigliera nazionale Marina Carobbio (PS/TI). A livello mondiale si è capito che il traffico e il consumo di droghe non possono essere combattuti con la politica finora adottata: il mercato nero fiorisce e fa enormi profitti.

La qualità delle sostanze è incontrollabile e spesso molto dannosa per la salute, ha aggiunto Thilo Beck della “Comunità di lavoro zurighese per un rapporto poco rischioso con le droghe” (Arud). La protezione dei giovani non è garantita e il danno finanziario per la società è immenso in seguito ai costi milionari per polizia e giustizia nonché per le mancate entrate fiscali.

Secondo Beck la politica dei quattro pilastri – ossia prevenzione, terapia, riduzione dei danni e repressione – introdotta negli anni Novanta ha dato buoni risultati. Tuttavia ora va migliorata. Il fatto che ora si discuta della marijuana rappresenta un primo passo. Bisogna però pensare oltre e valutare quale modo di procedere sia adatto alle varie sostanze.

Il NAS-CPA ha presentato quattro varianti per una regolamentazione del mercato della cannabis: si parte da un divieto assoluto del consumo, del possesso, della produzione e del commercio per passare a una depenalizzazione, a una regolamentazione/legalizzazione fino ad arrivare a una liberalizzazione totale senza alcun controllo.

Se la marijuana venisse trattata alla stregua di sostanza legali come alcol e tabacco allora sarebbe una questione di legalizzazione rispettivamente regolamentazione: in linea di principio il possesso e il consumo sarebbero permessi, mentre la produzione e il commercio verrebbero controllati dallo Stato e regolamentati per legge. Per l’alcol e il tabacco esistono per esempio limiti di età.

Ora deve seguire una discussione pubblica, ha affermato Carobbio. La miglior cosa sarebbe di avviare cambiamenti con progetti pilota nelle grandi città.

Alla fine dello scorso anno, un gruppo di granconsiglieri ginevrini ha proposto un’esperienza pilota: autorizzare per tre anni nel cantone la coltura, la distribuzione e il consumo di canapa nel quadro di associazioni controllate, denominate “Cannabis Social Club” e ispirate a quanto esiste in Spagna dal 2002.

Nel frattempo anche in Ticino, così come a Berna e Winterthur (ZH), se ne sta discutendo. Pure alle Camere federali la politica della droga è d’attualità, ma stando alla Carobbio si sta ancora delineando un’opposizione all’allentamento.

Appena due settimane fa la Commissione federale per le questioni relative alla droga (CFQD) aveva indicato di voler rilanciare il dibattito sulla legalizzazione della marijuana. L’impulso non dovrebbe tuttavia venire da Berna, ma maturare a livello cantonale, era stato affermato.

Il NAS-CPA è stato fondato nel 1996 quale piattaforma per la politica in materia di stupefacenti. Ne fa parte una ventina di organizzazioni confrontate al tema della dipendenza; vi sono rappresentate anche associazioni dei genitori, dei giovani, dei medici e degli agenti di polizia, ha spiegato la ticinese.