Limitare la vendita di cannabis ai consumatori locali, riconsiderare la distinzione tra droghe pesanti e leggere, innalzare il limite di età per il consumo di alcol da 16 a 18 anni e nominare uno zar delle droghe che coordini le politiche. Sono queste le raccomandazioni più importanti pubblicate giovedì scorso (il 2 luglio, ndr) da una commissione presieduta dal cristiano-democratico Wim van de Donk.

Il governo olandese ha chiesto alla commissione di gettare le basi per un nuovo memorandum sulle politiche olandesi sulle droghe, che sarà redatto in autunno. Il rapporto è in linea con le misure repressive già adottate negli ultimi anni, ma la commissione dice esplicitamente di non volere mettere fine alla cosiddetta “bedoogbeleid” (politica della tolleranza), né vuole legalizzare il commercio di cannabis completamente.

I tre partiti del governo di coalizione olandese – i cristiano-democratici, i laburisti e il ChristenUnie (cristiani ortodossi) – sono concordi nel ritenere che l’attuale politica sulle droghe necessiti di una revisione. Il paese ha visto un aumento eclatante del turismo della droga e le esportazioni di cannabis coltivata in Olanda sono schizzate verso l’alto. Questo non sta causando solo problemi interni, ma danneggia anche altri stati membri dell’Ue insoddisfatti della politica olandese.

Ma i partiti di coalizione non concordano su quale direzione prendere.
La attuale politica sulle droghe, nel migliore dei casi, è ambiziosa: i consumatori di cannabis non sono perseguiti e i coffeeshops sono dotati di licenza, ma la coltivazione e la vendita all’ingrosso di cannabis sono ancora proibite. Il Partito laburista ha proposto di includere la produzione e la vendita all’ingrosso nella politica di tolleranza, ma i cristiano-democratici sono per la proibizione completa.

Lo scopo originario
Nonostante la sua reputazione internazionale di Mecca per le droghe legali, in Olanda l’uso o il possesso di erba o hascish in realtà è ancora una condotta illecita. Ma da quando una revisione del 1976 della Legge sull’oppio ha separato droghe pesanti (ad es. cocaina, ecstasy) e droghe leggere (cannabis), l’uso personale di queste ultime non è più perseguito e anche i coffeeshops che le vendono sono tollerati.

La tolleranza olandese

  • L’uso, il possesso o la vendita di cannabis non sono mai stati legalizzati in Olanda. Il possesso e la produzione per uso personale sono considerati condotte illecite. Tuttavia, il possesso di cannabis per uso personale non è perseguito fino a 5 grammi o 5 piante di cannabis.
  • I coffeeshops possono avere in magazzino un massimo di 500 grammi di cannabis.
  • La produzione su larga scala, l’esportazione o l’importazione di cannabis sono illegali, e devono essere sempre perseguite.
  • In altre parole: i proprietari dei coffeeshops possono vendere legalmente cannabis ma non possono comprarla legalmente.
    La commissione Van de Donk ora vuole che i coffeeshops tornino al loro scopo originario: dovrebbero essere limitati per numero e dimensioni, e servire i clienti locali, registrati, cessando di essere «strutture su larga scala per il rifornimento dei consumatori provenienti dai paesi confinanti» come avviene attualmente. Questo dovrebbe ridurre il disturbo arrecato dai turisti che attraversano i confini della Germania e del Belgio per acquistare droghe.
    Una delle motivazioni della politica di tolleranza olandese era togliere le droghe leggere dalla sfera criminale separandole dalle droghe pesanti. Ma come ha osservato il professore di diritto Cyrille Fijnaut, membro della commissione van de Donk, in un articolo pubblicato lo scorso marzo, questo non è mai accaduto. Sebbene i coffeeshops siano legali, la produzione e il commercio sono ancora in mano ai criminali, anche se una causa sta nel fatto che rifornire i coffeeshops è per definizione illegale.

Un esperimento
La commissione Van de Donk non propone di cambiare questo stato di fatto. Essa suggerisce però un esperimento limitato nella regolazione della filiera dell’offerta per i coffeeshops. Inoltre vuole innalzare il quantitativo massimo di cannabis che un proprietario di coffeeshop può legalmente avere in magazzino; attualmente il tetto è 500 grammi. La commissione pone anche la questione se sia saggia la distinzione tra droghe leggere e pesanti, e suggerisce che sull’argomento sono necessarie ulteriori ricerche.
Secondo la commissione, il carattere criminale di larga parte del commercio di cannabis e gli alti valori dell’ingrediente psicoattivo tetraidrocannabinolo (Thc) individuati nell’erba olandese potrebbero costituire motivi per rivedere la distinzione. Comunque, gli esperti hanno detto che i livelli di Thc sono nuovamente scesi negli ultimi quattro anni e le ricerche suggeriscono che i consumatori adattano i quantitativi che fumano a seconda di quanto l’erba è forte.

I suggerimenti della commissione

  • Limitare la vendita della cannabis ai consumatori locali;
  • sperimentare la produzione e l’approvvigionamento legali di coffeeshops per i soli soci;
  • commissionare ulteriori ricerche, eventualmente ripensare la distinzione tra droghe leggere e droghe pesanti;
  • nominare uno zar delle droghe per coordinare tutte le iniziative.
    Una parte sostanziale del rapporto è dedicata ai giovani e a come proteggerli dagli effetti nocivi delle droghe e dell’alcol. Van de Donk vuole innalzare il limite di età per l’alcol portandolo da 16 a 18 anni, che è anche la soglia di età per fumare la cannabis.
    Per la verità, le statistiche mostrano un calo del numero dei teenagers olandesi che fanno uso di droghe leggere, dal 14% nel 1996 al 10% di oggi. Nella popolazione olandese compresa tra 15 e 64 anni, meno del 5% fuma droghe regolarmente.

Uno zar delle droghe
Non è chiaro se questo sia un risultato dell’approccio più duro recentemente adottato nei confronti delle droghe leggere. Sebbene a livello nazionale non siano state prese misure drastiche – a parte il bando dei funghi “magici” allucinogeni lo scorso anno – le autorità locali hanno introdotto un giro di vite sulla coltivazione, sulla vendita e sull’uso di droghe leggere.
Ad Amsterdam e Rotterdam, i coffeeshops sono vietati nel raggio di 250 metri dalle scuole superiori. Le città di frontiera Bergen op Zoom e Roosendaal hanno chiuso tutti i loro otto coffeeshops per mettere fine all’afflusso di turisti della droga provenienti dal Belgio che attraversano il confine per fare rifornimento. Il più grande coffeeshop del paese, nella città di Terneuzen, è stato chiuso nel 2008 perché eccedeva le quantità consentite di marijuana comprata e venduta. Il suo proprietario è ora accusato di aver gestito una organizzazione criminale. La città di Maastricht, nel sud del paese, sta trasformando i suoi coffeeshops in locali per soli soci.
Tra il 1997 e il 2007 il numero dei coffeeshops è sceso da 846 a 702.
Secondo il rapporto van de Donk, la diversità delle iniziative locali richiede una chiara direzione nazionale. Attualmente sono troppe le autorità che decidono le politiche connesse a questioni quali la giustizia, la sanità, la sicurezza pubblica, l’istruzione e anche la politica estera, imponendone il rispetto. Il rapporto chiede che uno zar delle droghe sovrintenda a tutte queste aree. Secondo Van de Donk «il problema giustifica una ambizione più vincolante, basata sulla leadership politica, che arrivi anche a connetterci con i nostri vicini e con gli Stati Uniti».

Il testo originale sul sito dell’IDCP