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Vent’anni di carcere e un milione di dollari di multa: è quanto rischia Kole Milner, 28enne di Denver, accusato di spaccio di psilocibina. È il primo caso del genere formalizzato nella capitale del Colorado, dove nel maggio 2019 era passato il referendum popolare che depenalizzava uso, possesso e coltivazione personale dei “funghetti magici”, cioè contenenti il principio attivo della psilocibina. È questa la conclusione delle indagini avviate quasi un anno fa dalle autorità federali, quando la Drug Enforcement Administration (DEA) ha deciso di “dare un esempio” per ricordare a tutti che, al di là di certe modifiche locali, sul territorio nazionale vige sempre e comunque il proibizionismo.

La Initiated Ordinance 301, approvata da poco più del 50% degli elettori, aveva assegnato la più bassa priorità ai  procedimento penali a carico di maggiorenni in possesso dei funghi psilocybe esclusivamente in ambito privato e personale. Viene così negato l’uso di risorse o agenti locali per arrestare o incriminare chiunque rientri in questa situazione – che in caso contrario può denunciare e chiedere i danni all’amministrazione cittadina. Pur senza specificare la quantità di funghi consentita, si tratta dunque di una depenalizzazione di fatto, il primo traguardo di una campagna lanciata tre anni fa da un’ampia coalizione di esperti, attivisti e cittadini denominata Decriminalize Denver.

Ovviamente la normativa non nomina alcuna distribuzione o vendita, né fa nulla per emendare lo status della psilocibina a livello federale: sostanza illegale inclusa nella Tabella I (nessun valore terapeutico, forte rischio d’abuso, pene draconiane per l’uso ricreativo) del Controlled Substances Act voluto da Richard Nixon ed entrato in vigore negli Stati Uniti il primo maggio 1971, e poi nel resto del mondo.

Pur nella consapevolezza generale di queste limitazioni, a fine agosto 2019 un articolo del quotidiano Denver Post descriveva i metodi di coltivazione e la mini-attività imprenditoriale avviati da un coltivatore anonimo. Il quale spiegava senza problemi: «Praticamente tutto quello che c’è nel mio appartamento è legale». Una sorta di scoop giornalistico, completo di foto oscurate e altri dettagli personali, prontamente ripreso da anche da testate nazionali. Sembra sia stata proprio quest’eccessiva visibilità mediatica ad aver spinto la DEA a entrare in azione. Un mese dopo la perquisizione nell’appartamento di Kole Milner ha portato al sequestro di “906 funghi psichedelici vivi e 20,42 once (circa 578 grammi) di funghi secchi”. Milner si è dichiarato innocente ed è libero dietro cauzione in attesa del processo.

Pur se gli attivisti raccomandavano prudenza e non escludevano simili intrusioni federali (contrariamente alla generale posizione di non-intervento di Washington sulle norme locali pro-cannabis che ormai coprono quasi un terzo del territorio Usa), in genere l’attività repressiva è concentrata sul narcotraffico internazionale. «Non si indaga il possesso o la distribuzione di basso livello, tipo qualcuno che coltiva un po’ di funghetti», spiega Sean McAllister avvocato coinvolto nella campagna Decriminalize Denver. «Stavolta invece si è voluto intervenire ai danni di un singolo per dare un esempio e potersene vantare alla grande sui media».

Qui non si tratta neppure di un “pesce piccolo”, bensì di un’attività irrisoria: come chiariva nell’articolo lo stesso Milner, aveva «una ventina di clienti per un incasso lordo di circa 2.000 dollari al mese». Tuttavia, aggiunge giustamente Shannon Hughes, membro della Nowak Society, nonprofit locale d’informazione sugli psichedelici: «Non siamo ancora in uno spazio sicuro per queste uscite. Quest’individuo si sentiva troppo tranquillo e troppo presto, pensando che l’ambiente generale fosse diverso da quello che è in realtà». Ricordando altresì che la war on drugs ha sempre dalla sua la scusa dello spaccio, ben più che l’uso personale.

Ora c’è da chiedersi se quest’intervento della DEA, al momento unico e si spera con scarse conseguenze penali per Milner, avrà qualche effetto sulle analoghe campagne in corso, in primis sul referendum previsto a novembre in Oregon per regolamentare l’uso dei funghetti in cliniche convenzionate dietro ricetta medica (Oregon Psilocybin Services Act). Secondo McAllister, pur minimizzando casi come questo, la comunità psichedelica nazionale dovrà comunque proporre qualcosa sulla commercializzazione degli psichedelici, volutamente lasciata fuori in queste prime forme di depenalizzazione locale. «Sono molte le questioni che ruotano intorno alla commercializzazione: dall’accesso alla giustizia sociale, dall’arrivo dei grossi investimenti ai possibile monopoli.  L’obiettivo delle attuali proposte di depenalizzazione è proprio quello di ampliare la conversazione su questi aspetti non più rimandabili».