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La lettera al Ministro della Salute per il finanziamento dei Livelli Essenziali di Assistenza della Riduzione del Danno di Forum Droghe, CNCA-Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza, CGIL, Comunità San Benedetto al Porto, CAT cooperativa sociale, Associazione Antigone, LILA Nazionale, Chemical Sisters, Associazione Luca Coscioni, Parsec Consortium, Società della Ragione, ITARDD-Rete italiana Riduzione del Danno, ITANPUD, Cooperativa Centro Sociale Papa Giovanni XXIII S.C.S Onlus – Reggio Emilia.

Finanziamo i LEA della Riduzione del Danno

Al Ministro della Salute
On.le Roberto Speranza
e p.c.
Al Coordinatore della Commissione Salute - Conferenza delle Regioni, Stefano Bonaccini
Al Coordinatore del Gruppo Tecnico interregionale sulle Dipendenze, Angela Bravi

Gentile Ministro Speranza,
come reti di associazioni attive nel campo delle droghe e delle dipendenze e per la riforma e l’innovazione delle politiche sulle droghe ci rivolgiamo a Lei e alle istituzioni che, a diverso titolo, governano il fenomeno del consumo di sostanze legali e illegali, per richiedere - nuovamente e con forza- un deciso intervento di riconoscimento e valorizzazione delle politiche e del sistema degli interventi di Riduzione del Danno e Limitazione dei rischi (RdD/LdR) mirati ai diversi contesti e modelli di consumo delle droghe.
La pandemia da Covid19 ha messo in evidenza tutti i limiti di un sistema sanitario che ha a lungo trascurato, sottovalutato e non adeguatamente sostenuto gli interventi sul territorio, finalizzati alla promozione della salute e alla prevenzione, nonché alla prossimità come approccio in grado di attivare tutte le risorse, istituzionali e sociali, utili a “fare salute” e a prendere in carico chi ne ha necessità il più possibile all’interno dei contesti quotidiani di vita. Se c’è una lezione che ci pare vada appresa da questa crisi pandemica, è proprio quella di una radicale inversione di tendenza della politica sanitaria nazionale e regionale sotto questo profilo, per puntare su un sistema sanitario che privilegi il territorio e sappia valorizzare le risorse e le competenze sociali, incluse quelle dei consumatori, insieme a quelle professionali.
Questo approccio è quello su cui, dagli anni ’80, nel campo della droghe si è andata affermando la strategia della Riduzione del Danno e Limitazione dei rischi (RdD/LdR) che mira a sostenere le persone che usano droghe nell’adottare stili di consumo meno rischiosi e più sicuri, contenendo rischi e danni, senza interferire con gli stili di vita personale in modo coercitivo e moralistico; e lo fa intervenendo nei contesti quotidiani, nei setting di uso, con modalità spesso informali e centrate sul riconoscimento delle competenze e sulla valorizzazione delle risorse della persona e dei suoi obiettivi, rinunciando a programmi precostituiti e a modalità giudicanti. Questo è il modello culturale al quale si rifanno le pratiche delle unità di strada, dei drop-in, degli interventi nei setting del consumo ricreativo e sul web, dei servizi innovativi a bassa soglia, dell’attivazione delle stesse persone che usano sostanze, pratiche portate avanti da tempo da diverse realtà, pubbliche e del privato sociale, e che riportano risultati importanti in termini di salute, benessere sociale e vite salvate: tanto che dagli anni ’90 la RdD/LdR è un approccio accreditato e validato delle politiche europee e globali .
Convivere con il rischio a costi individuali e sociali minimi e gestibili è ciò che accomuna queste politiche sulle droghe con quelle che la pandemia ci indica, in ogni modo e in ogni ambito possibile, di adottare.
Durante la crisi, i servizi e gli interventi di RdD/LdR laddove attivi, purtroppo solo in un terzo delle regioni italiane, e in ragione delle pur minime risorse disponibili, e spesso in condizioni precarie, hanno dato un grande contributo sul territorio, spesso in assenza di linee guida e grazie all’impegno delle equipe e degli operatori, professionali e pari: hanno messo in gioco le loro specifiche modalità di intervento per contattare i gruppi sociali più fragili e potenzialmente esposti, i consumatori di droghe, innanzitutto, ma anche le persone socialmente marginali, gli homeless, i migranti e rifugiati senza risorse, i lavoratori e le lavoratrici del sesso. Popolazioni difficilmente raggiunte da altri servizi, toccate da quelle disuguaglianze sociali di cui tanto in questi mesi si parla, e anche per questo maggiormente esposte al rischio. Il ruolo cruciale giocato dalla RdD/LdR durante la pandemia, per altro, è sottolineato con forza anche dall’ EMCDDA - European Monitoring Centre on Drugs and Drug Addiction, agenzia europea sulle droghe, nelle ricerche e nei documenti dedicati all’impatto del Covid19 sulle persone che usano sostanze.
Il contributo della RdD/LdR in Italia tuttavia è stato sottodimensionato e limitato rispetto al suo straordinario potenziale di intervento e di innovazione del sistema. Questa scarsa implementazione del sistema di RdD/LdR è anche più grave rispetto alla sicurezza dei consumi della popolazione più giovane, che si trova senza informazione, orientamento e sostegno e pertanto in grave difficoltà nell'adottare i comportamenti più sicuri. Questo non è accaduto a causa della crisi attuale, ma a causa del ritardo storico dei governi sia nazionali che regionali nel riconoscere la straordinaria efficacia della portata sanitaria e sociale di questo approccio (salvo pochi casi virtuosi tra le Regioni).
C’è una drammatica assenza di atti di indirizzo chiari a livello nazionale e una mancanza di attenzione e responsabilità sulla RdD/LdR che scontiamo ormai da decenni, e che scontano, spesso in termini di vita, le persone che usano droghe, assenza che pone alcune questioni di base:

  • in Italia la RdD/LdR è praticata in alcune regioni già dalla metà degli anni ’90, ed è andata a regime in pochi sistemi socio-sanitari regionali. C’è dunque conoscenza, esperienza, validazione, e anche alcune prassi eccellenti; ma sono purtroppo ancora eccezioni, mentre il diritto alla salute di tutti, anche di chi usa droghe, dovrebbe essere una regola valida e tutelata su tutto il territorio nazionale;
  • di RdD/LdR si è parlato a livello nazionale sia nel 2000 che nel 2008, quando, anche grazie a un ampio coinvolgimento della società civile e degli operatori, furono stilati due diversi documenti di indirizzo, Linee guida sulla RdD/LdR, documenti rigorosi basati sulle evidenze, ma mai implementati per il cambiamento nelle maggioranze di governo e l’esposizione a diversi orientamenti ideologici, nella debolezza di un approccio razionale e basato sull'evidenza;
  • l’Italia NON ha un Piano nazionale droghe, l’ultimo, che risale al 2010, non contiene alcun cenno alla RdD/LdR per esplicita scelta ideologica dell’allora governo e relativo DPA, Dipartimento Politiche Antidroga, e viene reiterato ogni anno in modo automatico e burocratico, senza un cenno di confronto in nessuna sede, per non incorrere nella inadempienza in sede EMCDDA-European Monitoring Centre on Drugs and Drug Addiction, l’organo comunitario sulle droghe. Una prassi che si situa al di fuori delle regole delle istituzioni europee e che fa il pari con un’altra grave inadempienza: la mancata convocazione dal 2009 della Conferenza nazionale sulle droghe, prevista dal DPR 309/90 ogni tre anni quale sede deputata alla valutazione e all’innovazione delle politiche sulle droghe;
  • a parziale rimedio di questa situazione, anche grazie a un forte movimento attivo per anni su questi obiettivi, finalmente all’inizio del 2017 la RdD/LdR è entrata nei LEA, Livelli Essenziali di Assistenza, come parte fondamentale dei servizi per le dipendenze e del sistema territoriale dei servizi (DPCM del 12 gennaio 2017 pubblicato in G.U. Serie Generale, n. 65 del 18 marzo 2017). Nel giugno del 2018, il movimento per la RdD/LdR, non riscontrando dopo un anno e mezzo alcuna iniziativa da parte del governo per l’attuazione del DPCM per la parte relativa alla implementazione dei LEA RdD/LdR, ha adottato una serie di azioni mirate a porre la questione sui diversi tavoli istituzionali competenti. Tra queste anche una conferenza nazionale che ha coinvolto associazionismo, terzo settore, servizi pubblici, Regioni e esponenti dei diversi uffici del Ministero della Salute . La richiesta era: definizione immediata dei LEA RdD/LdR, degli standard e del relativo sistema di monitoraggio a livello nazionale; stesura di un Atto di Indirizzo e di Linee guida della Conferenza delle Regioni e del Gruppo interregionale Dipendenze; copertura economica dei LEA. In quella occasione presentammo un documento che individuava i punti nodali e proponeva alcuni orientamenti utili a questo processo .
    Nulla è accaduto in tre anni e mezzo: ancora oggi, a 25 anni dai primi interventi, la RdD/LdR resta appannaggio di poche Regioni, prevalentemente concentrate nel centro- nord, e quel diritto alla salute che di cui i LEA sono il dispositivo concreto di esigibilità, resta lettera morta per centinaia di migliaia di persone che usano droghe.
    Anche alla luce di quanto la pandemia ci sta insegnando sull’importanza dei servizi del territorio, dell’approccio di promozione della salute e della cura delle popolazioni vulnerabili, chiediamo con urgenza che una quota parte dei fondi straordinari previsti per la sanità vengano investiti per colmare questo grave gap, per la messa a regime degli interventi di RdD/LdR in tutto il Paese.
    In particolare:
    – l’attivazione del Ministero della Salute e dei suoi Uffici competenti, in sinergia con la Conferenza Stato -Regioni per la definizione dei LEA RdD/LdR, degli standard relativi e del sistema di monitoraggio, attraverso un percorso partecipato con la società civile coinvolta e con le Regioni, in cui fare tesoro di quanto già implementato nelle Regioni più avanzate, anche con la definizione di LEA regionali della RdD/LdR
    – l’attivazione della Commissione Salute e del Gruppo interregionale Dipendenze della Conferenza delle Regioni per un Atto di indirizzo mirato a delineare un orientamento unitario per tutte le Regioni per la realizzazione del sistema degli interventi orientati alla RdD/LdR e l’implementazione dei LEA, attraverso un percorso partecipato con la società civile coinvolta, gli operatori del pubblico e del terzo settore, con la finalità di garantire una copertura uniforme sul piano nazionale di questi interventi e rendere esigibile questo diritto per tutte le persone che usano droghe qualunque sia il territorio in cui vivono. L’Atto di indirizzo deve includere anche il contesto carcerario, dove sul piano della RdD/LdR l’Italia sconta un drammatico ritardo
    – la copertura economica per lo sviluppo degli interventi di RdD/LdR in corso e dei LEA RdD/LdR, secondo la priorità dovuta agli investimenti nei servizi del territorio che emerge con forza anche dalla valutazione della gestione della pandemia, e sulla base dell’analisi dei costi già disponibile nelle regioni più virtuose. Chiediamo che una quota dei fondi europei, che saranno a disposizione per la sanità, siano investiti nel sistema territoriale della RdD/LdR, per colmare il grave gap di cui questo settore soffre e avviare una messa a regime omogenea sul territorio nazionale. Sottolineiamo come investire nella RdD/LdR sia relativamente economico, e significhi produrre nel medio periodo importanti risparmi, ad esempio in termini di patologie droga correlate e relative ospedalizzazioni e cure, morti evitate, minori costi sociali relativi a perdita di occupazione e redditi da lavoro, minori costi relativi al sistema giudiziario e penitenziario, grazie al contributo che la RdD/LdR tradizionalmente offre all’inclusione sociale, nonché minori rischi e danni per i contesti sociali.
    – sostenere e valorizzare, anche attraverso l’apporto di risorse economiche, le associazioni delle persone che usano sostanze, che rappresentano quella mobilitazione dal basso della “key population” a cui danno risalto organizzazioni internazionali quali EMCDDA, WHO, UN. Queste associazioni vanno a pieno titolo inserite tra le voci della “società civile” per l'apporto determinante che portano all’individuazione delle reali esigenze e necessità ovvero delle risorse di cui sono destinatari e reali beneficiari
    – riconoscere la massima priorità agli interventi – da includersi nel LEA della RdD/LdR – mirati alla sicurezza della popolazione giovanile, con particolare attenzione a tutte quelle misure, già ampiamente validate a livello internazionale, orientate a fornire informazione, formazione e strumenti per un consumo consapevole, meno rischioso e più sicuro (come gli interventi di outreach nei contesti del divertimento, il drug checking, il netreach -informazione e counselling via web, dark e in chiaro-, servizi a bassa soglia di accesso e la fornitura di materiali sterili per l'assunzione sicura).
    – il rispetto delle linee guida in materia di Covid19 con riferimento alla popolazione di chi usa sostanze emanate in questi mesi da numerose agenzie internazionali, che sottolineano l’importanza dell’approccio e del sistema di RdD/LdR anche nel far fronte alla pandemia e nella prospettiva di una convivenza con il virus nel tempo a minor rischio possibile, e sottolineano l’irrinunciabile e pieno rispetto dei diritti umani nella lotta al virus .
    Su tutto questo, disponibili a ogni ulteriore informazione e approfondimento, reiteriamo la richiesta, già presentata mesi fa, di un urgente incontro con Lei, al fine di un confronto utile a sbloccare una situazione così critica.

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Primi promotori: Forum Droghe ONLUS, CNCA-Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza, CGIL, Comunità San Benedetto al Porto, CAT cooperativa sociale, Associazione Antigone, LILA Nazionale, Chemical Sisters, Associazione Luca Coscioni, Parsec Consortium, Società della Ragione ONLUS, ITARDD - Rete italiana Riduzione del Danno, ITANPUD, Cooperativa Centro Sociale Papa Giovanni XXIII S.C.S Onlus - Reggio Emilia
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