Francesco CrestaniLa Cannabis è una pianta medica con sicuri effetti psicoattivi, che in genere si evidenziano a dosaggi comunque alti, e non con le dosi normalmente usate in terapia. Ora uno studio suggerisce che basse dosi possano avere effetto contro ansia, depressione e stress.

Gli scienziati dell’Università di Washington (Cuttler e coll. Journal of Affective Disorders 2018) hanno impiegato una metodica particolare per giungere a queste conclusioni: una app (Stainprint) utilizzata per tenere traccia degli usi medici e dell’entità dei sintomi in 280 malattie diverse. La app registrava il sesso, la quantità di cannabis usata (in “puff”, singole boccate) e le percentuali dei principi attivi principali, cioè THC (tetraidrocannabinolo) e CBD (cannabidiolo). Il THC è notoriamente responsabile degli effetti psicoattivi della canapa, mentre il secondo non ha azione psicoattiva e anzi contrasta gli effetti del THC. Sono state studiate le 12.000 risposte di circa 1400 pazienti che usavano la cannabis per i tre disturbi sopra citati. Dopo 20 minuti dall’uso di cannabis i pazienti dovevano quantificare l’entità dei loro sintomi su una scala da 0 a 10. L’app ha permesso agli studiosi di “osservare” le risposte non nel chiuso di laboratori, ambulatori od ospedali, ma nella loro vita reale, ed infatti nel titolo dello studio si parla di “esame naturalistico”. I ricercatori si sono posti sei domande: i sintomi auto-riferiti di ansia, depressione e stress si riducevano dopo l’uso di cannabis? C’erano differenze di sesso nella risposta? C’erano interazioni fra THC e CBD? I sintomi variavano secondo la dose? L’efficacia della cannabis, così come percepita, variava nel tempo? I sintomi cambiavano fra prima e dopo l’uso?

I risultati sono abbastanza straordinari, nel senso che dopo l’uso di cannabis i pazienti percepivano una riduzione del 50% della depressione e del 58% di ansia e stress. La cannabis ad alto contenuto di CBD (più del 9%) e basso di THC (meno del 5,5%) era maggiormente efficace nella depressione, tanto che bastava un “puff” per dare riduzione dei sintomi. Questo dato corrobora, secondo gli autori, la nozione del “micro-dosaggio” di cannabis per alleviare i sintomi. Nello stress invece aveva più effetto una cannabis alta sia in CBD (sopra l’11%) sia in THC (più del 26%). Due “puff” riducevano l’ansia, mentre ce ne volevano una decina per lo stress. Le donne rispondevano meglio in caso di ansia, un dato che era già stato riportato in precedenti studi (Cuttler 2016). L’efficacia si manteneva nel tempo, ma un fatto è da rimarcare: i sintomi della depressione tendevano ad esacerbarsi con l’uso cronico. Questo probabilmente dipende, secondo i ricercatori, dalle alterazioni dei recettori cannabinoidi nelle cellule del cervello. “Fortunatamente – come riportano gli scienziati – le alterazioni della disponibilità dei recettori CB1 negli utilizzatori cronici di cannabis sono reversibili dopo solo un breve periodo di astinenza (~ 2 giorni), senza differenze significative dopo 28 giorni di astinenza (D ‘Souza et al., 2016). Infine, vale la pena notare che vi è evidenza che [anche] i farmaci antidepressivi sono efficaci a breve termine, ma che una maggiore durata d’uso può effettivamente aumentare la vulnerabilità alla ricaduta dopo l’interruzione… Pertanto, analogamente ai trattamenti farmacologici più convenzionali, la cannabis può temporaneamente mascherare i sintomi degli affetti negativi ma potrebbe non ridurre efficacemente questi sintomi a lungo termine.” In definitiva la cannabis si dimostra sempre più per quello che è: una pianta medicinale, estremamente utile, ma da maneggiare con cura.

Leggi la rubrica mensile “La cannabis che cura” lunedì 23 luglio su Fuoriluogo.it