Maurizio Coletti

Con un duetto ben orchestrato, Antonio Polito del Corriere della Sera e Lorenzo Fontana (Ministro alla Famiglia con deleghe sulle politiche antidroga), rompono il silenzio tombale steso da decenni sui temi dei consumi giovanili.

A dire il vero, Fontana (oltre alle uscite sul gender, sull’omosessualità, sui diritti civili e sulle famiglie arcobaleno) ha alzato la voce altre volte invocando la mitica “tolleranza zero”, inneggiando ai cani nelle scuole, urlando che la droga “fa schifo”.

E Polito ha insistito più volte negli ultimi anni sulle sue posizioni oltranziste circa questi temi.

Nulla di nuovo, dunque? Non direi.

Intanto, le loro dichiarazioni riaffermano l’esigenza imprescindibile di una risposta globale ai temi legati ai consumi (Fontana insiste su un approccio globale e integrato, seguendo gli orientamenti internazionali; pur se nella stessa intervista richiama i risultati positivi delle “bonifiche ambientali”) mentre Polito afferma  l’urgenza della celebrazione di una Conferenza per una “concertazione delle strategie”. Un confronto aperto e civile sulle scelte, sulle strategie che apra la strada ad una stagione nuova di discussione e di scelte da verificare sarebbe auspicabile.

Fontana sostiene che ci sarebbero strade differenti dalla Conferenza (una consultazione on line era già stata proposta anni fa; ma ci dovrà pur essere un momento di sintesi collettiva, vero?), attendiamo con curiosità scettica che il Governo chiarisca le sue intenzioni.

Alcuni passaggi delle loro affermazioni sono davvero fuorvianti.

Mi riferisco, ad esempio, al fatto che Fontana al fine di segnalare l’importanza di una rinnovata azione vada a visitare San Patrignano. Qualcuno sui social ha notato che, se esiste un approccio vetusto e superato, quello è rappresentato proprio da San Patrignano. Perché il Ministro non va a visitare qualche SerD? Si renderebbe conto direttamente delle devastazioni prodotte dai tagli lineari e dalle politiche miopi che anche questo Governo e le Regioni mettono in atto. Se, come afferma Polito, i SerD non sono in grado di accogliere un’utenza nuova e diversa da quella classica, perché non si trovano le forme per rinforzarli? Personale, aggiornamento, risorse adeguate.

Secondo il punto di vista di Polito, i genitori dei consumatori sono disperati. Non faccio fatica a crederlo e a sottoscriverlo. E propone che “le Comunità” prelevino questi figlioli riottosi a farsi curare, li allontanino dai luoghi rischiosi, facciano passare loro un tempo “educativo” adeguato e li restituiscano alle famiglie belli e nuovi. Con tutta la delicatezza ed il rispetto per la vicenda orribile, dolorosa e sconvolgente di Pamela (per cui mi auguro che il processo in corso faccia chiarezza sui colpevoli e li condanni a pena adeguata), la ragazza risiedeva in una Comunità Terapeutica. Ma, soprattutto, l’idea del giornalista è quella di rispondere ai genitori in crisi prendendo in carico i figli. Per loro, per i padri e le madri, questo sarebbe sufficiente. Senza alcuna idea sul come aiutarli nell’area difficile e complicata della genitorialità, delle emozioni, dei ruoli. Inoltre, si afferma che l’uso (il consumo patologico preferirei) sia una spia di un disagio preesistente. Ottimo! Polito sconfessa l’idea che l’addiction sia una “malattia primaria”! Si mette le mani su uno dei paradigmi più fuorvianti degli ultimi vent’anni.

Da un ministro che parla di abolizione della modica quantità non ci aspettiamo nulla di buono se non la galera per i giovani. Sfidiamo quindi il Governo a confrontarsi sul terreno di una indispensabile revisione del DPR 309 del 1990, per cui è depositata in Parlamento una proposta di legge elaborata dalla Società della Ragione, alla Camera da Riccardo Magi con l’atto n. 865 e al Senato da Gianni Pittella con il n. 937.