La rubrica sulla Cannabis Terapeutica di Fuoriluogo.it
Numero 21 – Novembre 2019
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A cura di Francesco Crestani
Associazione Cannabis Terapeutica
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Basta stress

Il disordine da stress post-traumatico è “una forma di disagio mentale che si sviluppa in seguito a esperienze fortemente traumatiche. Definito e studiato negli Stati Uniti soprattutto a partire dalla guerra del Vietnam e dai suoi effetti sui veterani, riproposti poi in tutte le più recenti esperienze belliche, il PTSD può manifestarsi in persone di tutte le età, dai bambini e adolescenti alle persone adulte, e può verificarsi anche nei familiari, nei testimoni, nei soccorritori coinvolti in un evento traumatico. Il PTSD può derivare anche da una esposizione ripetuta e continua a episodi di violenza e di degrado” (questa la definizione tratta dal portale dell’epidemiologia per la sanità pubblica). Il PTDS porta a incubi, insonnia, depressione, idee suicidiarie. Vari studi hanno dimostrato una certa efficacia della cannabis in questi casi. In questo lavoro è stata fatta una ricerca su popolazione canadese, ed è risultato, come evidenza epidemiologica preliminare, che l’uso di cannabis può contribuire a ridurre l’associazione tra il PTSD e la depressione severa e le idee di suicidio.
https://journals.sagepub.com/doi/full/10.1177/0269881119882806

Dolori femminili

E’ stato svolto in America un sondaggio su donne con endometriosi, sia pazienti controllate clinicamente, sia iscritte a una mailing list apposita della Endometriosis Association. L’uso di cannabis medica e di CBD è comune in queste pazienti, e sia la cannabis che il CBD vengono riferiti come moderatamente o molto efficaci nel dolore pelvico dalla maggioranza delle donne che li hanno provati. La cannabis inoltre viene riportata come maggiormente efficace rispetto al CBD.
https://www.jmig.org/article/S1553-4650(19)31092-1/fulltext

Se il tumore colpisce la donna

L’obiettivo dello studio era di valutare l’uso di cannabis, non prescritta da medici, in donne con tumori ginecologici. Per tale motivo è stato svolto un sondaggio in California e Colorado. Hanno risposto 225 pazienti. Il 26,7% usava cannabis non prescritta per il trattamento dei sintomi del cancro, in particolare soprattutto dolore, poi insonnia, ansia, nausea e stimolazione dell’appetito. Quasi la metà delle donne che usavano cannabis erano riuscite a ridurre la dose di oppiacei.
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/pmid/31692541/

CBD nei tumori del cervello

Il CBD avrebbe un potenziale in caso di glioblastoma cerebrale, grave tumore cerebrale. La sopravvivenza in questi casi, pur dopo chemioterapia e chirurgia, è mediamente attorno ai 14-16 mesi. Autori tedeschi riportano una serie di nove casi trattati con CBD, in aggiunta alla terapia standard. La dose era di 400 mg al giorno. Al momento dell’invio dell’articolo tutti i pazienti, eccetto uno, erano ancora in vita, con una sopravvivenza media di 22,3 mesi, quindi maggiore di quanto aspettato. La qualità della vita e la sopravvivenza di questo gruppo di pazienti, concludono gli autori, è incoraggiante.
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/31570484

Tourette: il tic invalidante

In Germania è stato raccolto il più grande numero di pazienti con sindrome di Tourette in terapia con cannabinoidi (98). I principali risultati sono che i cannabinoidi sono efficaci nel trattamento dei tic e delle comorbidità in una larga percentuale di pazienti, con un grande miglioramento della qualità della vita, che la cannabis sembra più efficace e meglio tolllerata rispetto allo spray Sativex e alle compresse di THC puro, che i pazienti preferiscono la cannabis con contenuto di THC medio-alto, che gli effetti sembrano persistere a lungo, anche per anni, e che gli effetti collaterali sembrano simili a quelli visti in altre patologie (in particolare vertigini, fatica e cambiamenti dell’appetito). Gli autori concludono che i cannabinoidi possono essere un’opzione terapeutica anche in quei malati che non avevano risposto alle strategie terapeutiche consolidate (in media i pazienti avevano provato 5,8 terapie precedentemente alla cannabis), e che sembrano essere il primo gruppo di sostanze con effetto a lungo termine non solo sui tic ma anche su una serie di comorbidità psichiatriche, su altri sintomi e sulla qualità della vita.
https://www.liebertpub.com/doi/10.1089/can.2018.0050?utm_source=sfmc&utm_medium=email&utm_campaign=CAN%20FP%20Nov%2015%202019&d=11/15/2019&mcid=1488160667

I malati di sclerosi multipla la usano

Non è una novità, ma un ulteriore studio fatto in Canada dimostra che l’uso di cannabis è comune tra i malati di sclerosi multipla: secondo il sondaggio la usava uno su quattro, in particolare per il dolore, gli spasmi, il sonno e i disturbi dell’umore.
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC6764052/

La schiena spezzata 1

In un sondaggio svolto negli USA su pazienti con lesioni del midollo spinale, gli utilizzatori di cannabis riferiscono che la assumevano per il dolore, gli spasmi, il sonno e l’ansia, e il 63% dei pazienti riferiscono che la pianta offre “grandi benefici” sui sintomi; inoltre riferiscono che è più effiace e con meno effetti collaterali dei farmaci da prescrizione.
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/31632724

La schiena spezzata 2

A convalidare quanto sopra, in Nuova Zelanda è stato fatto uno studio esplorativo con interviste semi-strutturate a otto pazienti con lesioni del midollo. I partecipanti erano motivati all’uso quando le altre strategie terapeutiche si erano dimostrate inefficaci; riportavano che la cannabis aveva ridotto velocemente il loro dolore e li aveva aiutati a tornare alla vita di tutti i giorni senza la sonnolenza degli altri farmaci. I pazienti erano peraltro preoccupati per la irregolarità della fornitura e per le dosi non sufficienti.
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/31632740

No, il CBD non si trasforma in THC!

Secondo un recente studio, il Cannabidiolo CBD, per il quale molte ricerche cliniche hanno dimostrato efficacia in varie patologie, tipo epilessia farmaco-resitente pediatrica, e che è un componente della cannabis che non produce i tipici effetti psicoattivi dell’altro importante componente, il Tetraidrocannabinolo THC, potrebbe, una volta ingerito, trasformarsi nello stomaco in THC. Lo studio era stato fatto su un modello “in vitro”, cioè con esperimenti in provetta. Ora uno studio fatto su centoventi persone ha dimostrato che in realtà questo non avviene “in vivo”, così come peraltro era già stato dimostrato da differenti esperimenti.
https://www.liebertpub.com/doi/full/10.1089/can.2019.0024