La rubrica sulla Cannabis Terapeutica di Fuoriluogo.it
Numero 6 – Agosto 2018
Supplemento mensile alla newsletter di Fuoriluogo.it – Droghe e Diritti
A cura di Francesco Crestani, Associazione Cannabis Terapeutica
Ogni quarto lunedì del mese nella vostra mail

Morbo di Crohn

Sul British Medical Journal è apparso un articolo per la rubrica “punto di vista del paziente”, riguardante la cannabis. Ricordiamo che in Gran Bretagna la cannabis medica non è disponibile, e ultimamente se ne parla molto sui media locali, anche in seguito ad alcuni casi clinici di epilessia infantile responsivi alla cannabis e che non potevano legalmente essere trattati. L’autore dell’articolo è presidente dei cannabis social club brtannici, e evidenzia come il Regno Unito sia un ambiente ostile per i malati cronici che potrebbero trarre giovamento dalla pianta. Egli riassume il suo caso: da trenta anni soffre di morbo di Crohn, malattia infiammatoria intestinale. Per tutta la sua vita da adulto ha assunto farmaci, e nel 2010 gli fu detto che necessitava di chirurgia maggiore e chemioterapia o sarebbe vissuto altri due-cinque anni prima di morire per malnutrizione. Gli effetti della cjhemioterapia potevano includere i sintomi del Crohn amplificati, e potenzialmente impotenza, leucemia e morte. Gli immunosoppressori lo avevano quasi ucciso, provocandogli nausea, vomito, diarrea con sangue e muco.  Con la cannabis invece i “movimenti intestinali” erano scesi da venti al giorno a uno o due, gli erano passati i dolori e la nausea, e non solo era tornato a voler mangiare, ma era felice di mangiare. La dose media usata era tra 600 e 2000 mg al dì.
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/3005426

Funzione epatica

Autori tedeschi hanno dimostrato studiando 42 persone che l’uso ricreazionale pesante per lungo tempo di cannabis non provoca alterazioni negli esami del fegato.
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/?term=bonnet+canbay

Epilessia/1

Orrin Devinsky, dell’Università di New York, che con la sua equipe ha pubblicato recentemente importanti studi clinici sull’uso del CBD nelle epllessie farmacoresistenti, ha prodotto una nuova ricerca. Si tratta di uno studio aperto su alcune rare forme di epilessia (da deficit di CDKL5, da sindrome di Alcardi, Dup15q e Doose). Nei 46 pazienti il CBD (Epidiolex) somministrato per almeno dieci settimane si è dimostrato efficace e sicuro, con una variazione percentuale della frequenza di convulsioni per tutti i pazienti che assumevano CBD alla 12a settimana del 51,4% e alla settimana 48 del 59,1%.
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/30006259

Epilessia/2

Sempre il CBD è stato oggetto di studio in forme di epilessia farmacoresistente. Si tratta di uno studio osservazionale svolto su 607 pazienti, con dosi di CBD mediamente di 25 mg per kg al giorno e per un periodo medio di 48 settimane. Il CBD aggiunto ai farmaci normali riduceva le convulsione mediamente del 51% alla dodicesima settimana, e la riduzione era simile alla settimana 96. La proporzione di malati con riduzione maggiore od uguale delle convulsioni del 50%, del 75% e del 100% era pari a 52%, 31% e 11% rispettivamente.Scarsi gli effetti collaterali.
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/29998598

Epilessia/3

In uno studio effettuato nel Nuovo Galles del Sud (Australia), il CBD è stato somministrato in dosi iniziali di 5 mg/kg/dì fino a un massimo di 25 mg/kg/dì in 40 bambini con epilessia farmacoresistente per valutare gli effetti collaterali. Il più frequente è risultato la sonnolenza, in 15 partecipanti, risolta spontaneamente in dieci; era particolarmente frequente nei pazienti che assumevano dosi alte di clobazam (antiepilettico). Alcuni riportavano anche effetti gastrointestinali. Quattro bambini hanno interrotto la terapia. I familiari di dodici bambini hanno riferito che erano migliorati molto o moltissimo, i medici hanno riferito che questi risultati si erano avuti in sette bambini.
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/30092753

Epilessia/4

In uno studio prospettico aperto è stato usato Epidiolex, formulazione farmaceutica di CBD, per il trattamento di 72 bambini e 60 adulti con diversi tipi di epilessia farmacoresistente. La dose media era 20-30 mg/kg/dì. Vi è stato miglioramento della gravità e della frequenza delle convulsioni, con riduzione degli eventi avversi, e questi miglioramenti si sono mantenuti per tutte le 48 settimane dello studio.
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/30100226

Sclerosi multipla

Uno studio pilota italiano su dodici malati di SM trattati con lo spray orale Sativex suggerisce un effetto antispastico correlato alla concentrazione plasmatica del THC e CBD.
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/?term=contin+mancinelli

Insonnia

Una specifica app è stata utilizzata per valutare l’uso di cannabis in caso di insonnia in 409 pazienti. La riduzione media dei sintomi, su una scala da 0 a 10, è stata del 4,5%. Si è inoltre visto che la pianta a CBD era associata a miglioramenti statisticamente maggiori rispetto a quella a THC, e che la varietà C. sativa era associata a maggiori effetti negativi rispetto alla indica o agli ibridi.
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/29997343

Anemia a cellule falciformi

Questo tipo di anemia è accompagnato da crisi dolorose. Su 58 pazienti afferenti a un centro specialistico, il 42% riferiva uso di cannabis, e il 79% riferiva che la pianta permetteva una riduzione dei farmaci analgesici.
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/30014039

Sindrome di Tourette

Si tratta di un caso clinico di una paziente di 47 aa, sofferente di questa sindrome fin dall’infanzia. Era stata trattata con risperidone, aripripazolo e successivamente con cannabis ricca in THC, che dava sollievo per un’ora. Per tale motivo le era stato prescritto dronabinolo (THC puro semisintetico), ma con scarso effetto. Perciò si era deciso di provare con tintura alcolica di cannabis con rapporto THC:CBD di 1:2, una goccia contenendo circa 0,3 mg di THC e 0.6 di CBD, 34 gocce al di (cioè 10 mg di THC e 20 di CBD). Dopo due mesi di terapia, la paziente riferiva “effetti sensazionali”, senza dover usare altri farmaci.
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/30058466

Cannabidiolo

2409 utlizzatori di CBD sono stati sottoposti a un sondaggio online. Il 62% lo usava per trattare condizioni mediche, il restante per “benessere generale”. Le condizioni patologiche più trattate erano il dolore cronico, il dolore artrosico/articolare, l’ansietà, la depressione e l’insonnia. Quasi il 36% riferiva che il CBD trattava la loro condizione medica “molto bene anche da solo”, mentre solo il 4,3% riferiva che non funzionava molto bene. Nella maggioranza la via di somministrazione era sublinguale.
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/30014038

Alzheimer

Il cannabinoide sintetico Nabilone ha ridotto l’agitazione in pazienti con demenza di Alzheimer. 39 soggetti, di età media 87 anni, hanno ricevuto, per sei settimane circa, 5 mg del farmaco e poi per altre sei settimane un placebo (studio randomizzato controllato in doppio cieco). Si è ridotta l’agitazione e sono migliorati i sintomi comportamentali, con anche leggeri benefici sulla cognizione e la nutrizione, con variazioni significative rispetto al placebo.
https://www.sciencedaily.com/releases/2018/07/180724110043.htm?link_id=36&can_id=bda1a8c077a1abe1828b177b2301f2c7&source=email-norml-news-of-the-week-822018-2&email_referrer=email_394983&email_subject=norml-news-of-the-week-822018

Cancro della testa e del collo

Sono stati confrontati 74 pazienti con cancro della testa e del collo che usavano cannabis con 74 pazienti con lo stesso problema oncologico, ma non utilizzatori, per quanto riguarda la Qualità della Vita. I due gruppi erano sovrapponibili per età, sesso, tipo di tumore e trattamento. E’ risultato che chi usava cannabis aveva meno dolore, meno stanchezza, meno sonnolenza, meno depressione, meno ansia, aveva più appetito e riportava maggior benessere generale. Gli autori concludono: “A mano a mano che il campo del trattamento del cancro della testa e del collo va verso un approccio medico olistico, sta diventando sempre più prevalente l’attenzione verso l’importanza del benessere psicosociale e della Qualità della Vita del paziente…questo studio fornisce informazioni interessanti sul ruolo potenziale che la cannabis gioca nella psicologia e nella qualità della vita di questi pazienti”.
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/30073295

Sondaggio australiano

1748 persone hanno partecipato a un sondaggio eseguito in Australia prima della legalizzazione dell’uso medico della cannabis, che si è avuta in quel paese nel 2016. La durata dell’uso era mediamente di 9,8 anni, e le ragioni più frequenti erano l’ansia, il mal di schiena, la depressione e i problemi del sonno. I partecipanti riferivano un livello di efficacia clinico alto, e frequenti effetti collaterali, tra cui sonnolenza, irritazione agli occhi, letargia e deficit della memoria. Il 17% rientrava nei criteri per “disordine da uso di cannabis” secondo il DSM-5 (manuale dei disturbi psichiatrici).
https://www.mja.com.au/journal/2018/209/5/medicinal-cannabis-australia-2016-cannabis-medicine-survey-cams-16