L’ingresso dei cani a scuola certifica non la crisi ma la morte della scuola stessa. Un luogo di studio, di impegno, di severità e di rigore, ridotto a uno spazio di ricreazione senza fine. Di fronte a un vero dramma, la risposta d’ordine affidata ai questurini è la repressione cieca alla ricerca, spesso delusa, di un po’ di canapa. A Firenze alcuni presidi si sono opposti all’ingresso dei cani poliziotto, antidroga negli istituti. Le immagini televisive dei ragazzi e delle ragazze addossati al muro e annusati da animali che producono paura è impressionante. Nessuna rivolta, ma la sottomissione a un abuso del potere. Complici insegnanti e genitori. L’ipocrisia è intollerabile: che senso ha organizzare i viaggi ai lager nazisti per poi praticare nelle scuole di un paese che si proclama democratico azioni che colpiscono la dignità delle persone?
Il destino dell’Italia è segnato ineluttabilmente. La tragedia si tramuta in farsa.
Una cosa sola consola davvero: la superiorità morale dei gatti.

L’iconoclasta