Condividiamo molti dei punti politici messi all’ordine del giorno dai promotori dell’Appello, tuttavia crediamo che una adesione piena abbia bisogno di maggiore chiarezza attorno ad alcune questioni a nostro avviso cruciali.
Non si tratta di “allungare la lista”, inserendo una pletora di titoli e argomenti, ma di dire in modo esplicito quali sono le responsabilità politiche che le forze che hanno promosso o aderito all’appello intendono assumersi e come.
Noi ci occupiamo di droghe, e per questo crediamo di non essere rappresentanti di una sparuta minoranza chiusa nella nicchia di una questione settoriale, ma di lottare e batterci ormai da molti anni attorno a questioni che investono in modo trasversale e radicato temi fondamentali per la vita del paese e dei cittadini, quali i diritti civili e umani di tutti, il rispetto delle differenze negli stili di vita, un diritto penale minimo, non pervasivo e rispettoso della Costituzione, la costruzione di un contesto sociale e normativo che minimizzi e non enfatizzi i danni correlati a uno stile di vita, il diritto all’informazione, il diritto alla salute, un welfare non selettivo, universalista e efficiente, una cultura laica e democratica della convivenza sociale, capace di evitare strumenti di “governo” spregiudicati come lo stigma, la criminalizzazione, la patologizzazione di comportamenti individuali.
Non sono cose da poco. Ma su queste cose il governo Prodi, nonostante e contro il suo stesso programma politico, non solo è inadempiente, ma continua a fare scelte gravi, assai lontane dalle aspettative di chi lo ha votato, e di segno repressivo e autoritario.
Le droghe sono una questione, insieme, assai concreta e assai emblematica. Questione concreta: le scelte legislative, politiche e amministrative sulle droghe toccano in Italia milioni di persone di ogni età, ceto e condizione, la loro libertà, la loro salute, il loro benessere sociale, la qualità della vita dei singoli e delle collettività, la coesione sociale, la spesa pubblica. Nel concreto, scelte politiche sbagliate portano costi immani e inutili di sofferenza individuale e collettiva, costi economici, degrado culturale: decenni di esperienza, osservazione e ricerca hanno reso del tutto evidente che i rischi e di danni correlati all’uso di sostanze psicotrope sono il risultato di un governo sbagliato del fenomeno, ben più che della chimica di cui le sostanze sono fatte.
Questione emblematica: i danni che scelte politiche sbagliate sulle droghe comportano riverberano, con un meccanismo moltiplicatore, sul clima sociale e sull’incancrenirsi di una cultura della “tolleranza zero” che ormai è drammaticamente entrata a far parte del bagaglio della sinistra di governo: l’enfasi moralista e proibizionista sperimentata attorno al piccolo spaccio e al consumo personale di sostanze decretate illegali è caduta a cascata sui comportamenti dei soggetti più deboli e stigmatizzati delle nostre città, dando il via a un delirio repressivo che ha trovato in molti sindaci di sinistra e in non pochi ministri i migliori interpreti. Dal consumatore di droghe al writer al lavavetri: la “cultura di governo”, che coniuga la parola “sicurezza” con sfrontata e strumentale rozzezza, ha deciso quali siano i soggetti e i comportamenti da espellere, sanzionare e non tollerare, e di approfondire, quando non inventare, una spaccatura sociale che merita invece sguardo critico, mediazione e gestione della complessità.
Tutto questo, sono le “droghe”. E allora la questione merita qualche impegno in più:

• Immediata riforma legislativa nel segno della piena uscita dal codice penale dei comportamenti di consumo individuale, la cessazione dello scandalo per cui il governo di centrosinistra sta applicando la legge Fini Giovanardi, le sue sanzioni, le sue pene, la sua cultura, ignorando gli impegni programmatici per l’abrogazione di quella legge.

• Immediata assunzione di responsabilità a livello internazionale per la critica aperta alla fallimentare war on drugs promossa dall’ONU, con la militarizzazione dei territori nei paesi produttori. Cominciando da una chiara presa di posizione alla prossima Conferenza ONU del 2008, a Vienna, almeno sui temi della depenalizzazione del consumo, dell’utilizzo legale e farmaceutico delle produzioni di piante quali oppio, coca e canapa, della revisione degli investimenti, oggi concentrati sulla repressione a scapito della cura e della prevenzione, della pena di morte comminata ai trafficanti in molti paesi, delle politiche di riduzione del danno, e dei diritti umani e civili dei consumatori e dei produttori.

• Chiara rielaborazione di linee guida nazionali per la prevenzione, la limitazione dei rischi e la riduzione dei danni, la cura, la promozione della salute dei consumatori, con un’ attenzione particolare ai giovani, che riscriva senza ambiguità una gerarchia di obiettivi di salute sulla base di un approccio rispettoso degli stili di vita dei cittadini, del loro diritto di scelta, delle loro capacità e competenze di controllo e gestione dei consumi, del loro diritto ad accedere a una informazione corretta, pragmatica, pluralista, e a un sistema dei servizi non selettivo e non etichettante

• Chiare scelte in materia di ricerca, che deve essere anche pubblica, tenendo conto dei vincoli posti dal potere delle case farmaceutiche – che orientano e selezionano in modo interessato – e sviluppo della ricerca sociale, culturale e antropologica sui consumi, carente da sempre perché poco adeguata ai paradigmi dominanti del consumatore come deviante e come malato, ma necessaria per comprendere un mondo in rapida e continua evoluzione e saper con esso dialogare. Investimenti certi per la sperimentazione e l’innovazione dei servizi e delle metodologie di intervento.

• Immediati investimenti, a partire dalla legge finanziaria, su un welfare di qualità, sostegno e potenziamento al sistema dei servizi pubblici e del privato sociale accreditato, e chiari dispositivi contro la geografia delle disuguaglianze, nell’accesso ai servizi e nel rispetto dei diritti, che oggi connota l’offerta di servizi nelle diverse realtà regionali.

Nulla meno di questo, diciamo. E soprattutto, su questo, un impegno forte e un patto politico chiaro. Non ci interessa tanto la presenza di ministri alla manifestazione, vorremmo che nella loro funzione di governo rendessero esplicito il conflitto con le posizioni che ostacolano l’applicazione del programma di governo.

Forum Droghe – Ass. Antigone – Ass. San Benedetto – Coordinamento operatori servizi bassa soglia del Piemonte, Pazienti Impazienti Canapa, Million Marihuana March
Per altre adesioni: fuoriluogo@fuoriluogo.it