Bernardo ParrellaDal nostro corrispondente dagli USA – I reati violenti negli Stati americani confinanti con il Messico dove vige la cannabis terapeutica sono diminuiti mediamente del 13%. Questo il dato centrale di un recente studio, condotto da un team di economisti internazionali, che ha preso in esame i dati dell’Fbi e altre statistiche relative al periodo 1994-2012. Ne è emerso che la riduzione di reati violenti ed omicidi risulta più marcata per le contee prossime al confine messicano (meno di 350 chilometri), mentre il calo generale riguarda l’intero territorio degli Stati interessati dal processo di depenalizzazione partito dalla Cannabis terapeutica.

Tra questi, in prima fila compare la California, con un 15% in meno di reati violenti, mentre in coda troviamo l’Arizona, dove la riduzione si assesta al 7%. Complessivamente le rapine sono diminuite del 19% e gli omicidi del 10%. Quelli direttamente legati al traffico illegale di droghe sono scesi in maniera ancora più vistosa: meno 41%. Importante notare che per i sette grandi cartelli messicani che tradizionalmente controllano l’intero mercato nero, la “merce” più richiesta e più redditizia rimane comunque la marijuana. Mentre bastano 75 dollari per produrne mezzo chilo in Messico, la vendita al dettaglio in Usa può fruttare fino a 6.000 dollari se di prima qualità. «Le norme statali consentono ai produttori locali di coltivare la marijuana che va a rifornire i dispensari per la vendita legale ai pazienti», ha spiegato Evelina Gavrilova, una dei ricercatori coinvolti. «Ciò porta alla netta riduzione della fetta di mercato finora a completo appannaggio dei cartelli messicani».

I risultati di questo primo studio sul campo confermano così la validità dell’approccio teorico alla base della depenalizzazione. Un quadro concreto e pragmatico che sottolinea il successo di simili metodi innovativi, rispetto al fallimentare proibizionismo, mirati innanzitutto a ridurre i reati violenti correlati al traffico di droga. Lo studio suggerisce inoltre che questi effetti positivi sono destinati a moltiplicarsi sull’onda della legalizzazione totale in Stati quali Colorado e Washington: le cospicue risorse operative atte a garantire produzione e vendita controllata porteranno inevitabilmente all’ulteriore riduzione dello spazio di manovra per i cartelli della droga. Tant’è che questi ultimi stanno cercando di inserirsi nel mercato legale californiano, aprendo aziende ad hoc per la coltivazione di cannabis. Sembra invece che altri trafficanti stiano provando far crescere i papaveri da oppio direttamente in Messico, onde produrre eroina in proprio anziché importarla dall’Afghanistan.

Pur se ciò non consente di abbassare la guardia, sono entrambi segnali secondo cui la strada della depenalizzazione è un ottimo deterrente per ridurre il traffico illegale di droga, a cominciare dall’immediato calo dei reati violenti dovuto alla legalizzazione (medica e/o ricreativa) della marjuana.