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L’emergenza globale dovuta al Covid-19 sta provocando reazioni a catena anche nel variegato ambito della cannabis a stelle e strisce. Tra queste non poteva mancare il trasferimento online di eventi divenuti ormai internazionali, a partire da quelli già programmati per la primavera 2020. In prima battuta c’è il famoso 4/20, anche noto come Weed Day, occasione annuale per celebrare la cultura della marijuana, fare informazione e rilanciare l’attivismo anti-proibizionista. Per questa edizione, il National Cannabis Festival e la Emerald Cup produrranno una giornata collaborativa dal vivo, “Highstream 420 Festival,” sul sito di streaming NugsTV (a partire dalle ore 22 italiane). Previsti molti ospiti, tanta musica e inviti a contribuire per le attività di riforma delle attuali normative, come le nonprofit Drug Policy Alliance e Americans for Safe Access. Altri eventi legati a questa data fatidica sono in programma su diversi siti e piattaforme online. D’altronde perfino il fanta-festival Burning Man, previsto a inizio settembre, quest’anno si svolgerà non nella Playa desertica del Nevada bensì rigorosamente via internet.

Attenzione: il 20 aprile è anche la giornata ideale per un importante evento online per la scena italiana: gli “Stati generali della cannabis“, dalle ore 16 in poi, aperto a tutti (qui la pre-registrazione).

Sempre negli Stati Uniti, le vendite di cannabis legale sono balzate alle stelle. Motivo? Pur con la quarantena stretta (lockdown) tuttora in vigore in gran parte del territorio, questi negozi sono considerati “servizi essenziali” e quindi restano aperti. A ragione, viste le tantissime persone che ne fanno comunemente uso terapeutico per una varietà di condizioni, senza dimenticarne l’utilità in questi giorni per l’aumento dei casi di ansia, depressione, traumi mentali ed emotivi – ambito in cui aiuta (e si auspica) anche il ricorso alla psicoterapia coadiuvata dagli psichedelici, pur se proibiti.

A fine marzo in California gli acquisti di marijuana sono cresciuti del 56% rispetto alle settimane precedenti. Il volume della sola “erba medica” ha totalizzato un +41%. E si prevede un ulteriore boom, visto che le autorità ne garantisocno tuttora l’essenzialità. In aumento anche le consegne a domicilio, mantenendo comunque la dovuta distanza dai clienti, grazie a Eaze — maggior servizio e app dedicato al settore – che segnala un +38% di ordinazioni online. Dove non mancano dettagliate istruzioni su come disinfettare pacchetti e barattoli appena ricevuti, pur ribadendo che al momento è decisamente rischioso fumare qualsiasi sostanza, marijuana inclusa: possono verificarsi complicazioni respiratorie aggravate dal virus in circolazione, ed è decisamente fuori luogo passarsi il joint.

Simili le impennate  anche in Oregon, Washington state, Nevada e anche nelle rivendite canadesi. In  Ontario, il sito web gestito dalle autorità statali, l’Ontario Cannabis Store, ha visto il raddoppio delle ordinazioni, mentre in Nova Scotia, ultima provincia nazionale a imporre la quarantena domenica scorsa, complessivamente le vendite sono cresciute del 76%. Problemi invece in Colorado, dove non è ancora consentita la consegna a domicilio. Diversamente da quanto accade invece, come misura temporanea, in Delaware  per la marijuana medica e in generale in Michigan e Oregon.

In Colorado è stata perciò lanciata la campagna “Cannabis Against COVID”, dedicata a raccogliere milioni di dollari per sostenere gli operatori in prima fila e per la lotta contro il coronavirus. Ciò tramite l’immediata legalizzazione delle consegne dirette, con un sovraprezzo di 20 dollari a ordine per una stima generale di mezzo milione al giorno, da destinare, appunto, direttamente alla campagna. La manovra è anche finalizzata a salvare il posto agli oltre 44.000 addetti locali del settore. E altre aziende si stanno impegnando variamente per contribuire alle iniziative di sostegno e beneficienza avviate nel Paese.

Restrizioni negli ultimi giorni anche in Nevada, dove il governatore democratico Steve Sisolak ha ora limitato l’attività alle sole consegne a domicilio. Comportando così lo stop della vendita al minuto e ulteriori spese gestionali, con la caduta improvvisa degli incassi fino al 50%. Gli addetti puntano sullo stimolo economico federale, sperando di tornare alla riapertura totale a breve.  Intanto a New York restano attivi i dispensari medici, ma purtroppo è stata rimandata la prevista inclusione della legalizzazione ricreativa nella proposta di bilancio 2020 per via dell’emergenza Covid-19. Analogamente, in  Missouri e Oklahoma è stata bloccata la raccolta firme per il referendum di novembre. In entrambi i casi, se ne riparlerà più avanti.

Infine, il Covid-19 si è portato via Charlotte Figi, la ragazzina divenuta figura-simbolo del movimento terapeutico, e in particolare del CBD. Affetta dalla rara sindrome di Dravet fin dall’età di tre mesi, i genitori Paige e Matt Figi avevano abbracciato il medical marijuana come ultima speranza per tener testa alle sue frequenti crisi epilettiche. Dopo aver contattato i fratelli Stanley che in  Colorado stavano sperimentando nuovi  preparati, scoprirono che il cannabidiolo (CBD) faceva sparire quelle crisi anche per una settimana intera.  Così da quando aveva cinque anni, grazie all’olio estratto da piante adulte, Charlotte ha vissuto in maniera quasi normale fino a pochi giorni fa, ormai 13enne. Nel 2011 gli Stanley lanciarono un’apposita azienda, chiamandola Charlotte’s Web in suo onore. In breve era divenuta il volto e la voce del movimento terapeutico, grazie soprattutto alla popolare serie Weed per la CNN, curata dal Dr. Sanjay Gupta, che aveva cambiato idea e appoggiato la legalizzazione dopo aver seguito in dettaglio il suo caso. E che l’altro giorno le ha dedicato un toccante tributo. Grazie, Charlotte!