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sallusti.jpegE’ davvero un paradosso che la vicenda processuale del direttore del Giornale venga letta come un caso legato alla libertà di espressione e ai reati d’opinione. A Sallusti nonostante le sue numerose condanne precedenti, il pubblico ministero non ha contestato l’aggravante della recidiva come accade ai comuni mortali. Di conseguenza il noto giornalista avendo avuto una pena inferiore a tre anni ha potuto fruire della sospensione della pena prevista dalla vituperata legge Simeone-Saraceni. Se gli fosse stata applicata la recidiva, come succede quotidianamente ai poveri, agli ultimi, agli stranieri, ai tossicodipendenti, non avrebbe potuto godere della sospensione di trenta giorni perché la legge Cirielli la esclude per i recidivi.
Dunque Sallusti ha già goduto di un trattamento di favore.
Sarebbe davvero grave se l’indignazione unanime per la sorte di un giornalista nemico (siamo volterriani, non è vero?) portasse a una norma fotografia e non a ripristinare il diritto uguale per tutti.
Questa deve essere l’occasione per cancellare la vergogna di classe della Cirielli!
L’iconoclasta