E’ difficile individuare quando sia iniziata la guerra alla droga in Messico. Le piante di cannabis e del papavero (utilizzate per produrre eroina) crescono da decenni lungo le catene montuose della Sierra Madre, colture che dagli anni ’60 sono sono però diventate proibite in virtù dell’adozione della prima Convenzione delle Nazioni unite sulle droghe. Adottare leggi severe, e iniziare a bruciare ettari di piantagioni illecite, non ha concorso ad arginare il traffico di droga in quel Paese, anzi! Negli anni ’80 sono emersi i primi “signori della droga” messicani, come Miguel Ángel Félix Gallardo del cartello di Guadalajara (le cui vicende faranno parte della nuova stagione di Narcos: Messico su Netflix) e da allora la situazione è letteralmente esplosa causando la morte per decine di migliaia di persone e generando flussi di droghe e di danaro difficilmente quantificabili ma più vicini ai triliardi che ai miliardi.
L’ultimo inasprimento della guerra alla droga in Messico è avvenuto nel 2006, l’era più violenta nella storia moderna di quel paese. In quegli anni il neoeletto presidente Felipe Calderón dichiarò guerra ai cartelli e inviò 6.500 soldati nello stato di Michoacán. Quello spiegamento militare fu in seguito rafforzato dalla cosiddetta “Mérida Initiative”, un accordo con gli Stati Uniti per cooperare nella lotta al narco-traffico. Si stima che dal 2008 gli Stati Uniti abbiano donato 2,7 miliardi di dollari al Messico attraverso un’iniziativa mascherata da sostegno tecnico volto a “contribuire a plasmare la politica di sicurezza del Messico”. Il Dipartimento della Difesa USA impiega ingenti risorse umane e finanziarie per collaborare con l’esercito messicano, solo negli ultimi anni oltre 130.000 militari sono stati coinvolti in attività legate alla guerra della droga su base annuale. Quanto per anni perseguito col “Plan Colombia” adesso viene concentrato sul Messico. I risultati sono gli stessi.- Sostituire l’esercito dalle strade con una polizia più addestrata, meglio pagata e più professionale;
- Riformare le leggi per regolamentare la marijuana e, possibilmente, il papavero (che è usato per produrre eroina) per non punire chi ne fa uso personale;
- Offrire sostegno e anche aiuto economico alle vittime della guerra alla droga;
- Investire in programmi sociali, istruzione e politiche del lavoro nelle regioni violente e povere.
