L’etica puritana dei pellegrini del Mayflower, sbarcati a Cape Cod nel 1620, ovviamente non va più tanto di moda tra i loro discendenti attuali. Dopo le scandalose speculazioni  che hanno scatenato l’attuale crisi, dopo gli scheletri negli armadi spalancati da Wikileaks, una fonte non sospetta – il New York Times – ci svela alcuni interessanti dettagli degli intrighi afgani (articolo del 12.12 a firma di James Risen, ripreso dal supplemento in inglese di Repubblica il 20.12, p. IV).

In sintesi: il potente Drug Lord afgano, l’analfabeta Juma Khan, in affari con talebani, con il governo Karzai, con i pakistani – e chi più ne ha più ne metta – da qualche anno era diventato un importante alleato e “consigliere” della CIA e della Drug Enforcement Administration (DEA). Non solo volava a Washington in incognito per incontri clandestini, ma era riuscito addirittura a far arrestare dagli americani – tramite trappola tesa a New York – uno dei suoi più diretti concorrenti, il Drug Lord Noorzai, del quale il nostro eroe aveva così “ereditato” una cospicua fetta del narcotraffico. 

Ma tanto va la gatta al lardo…oppure chi la fa l’aspetti, se preferite. Gli americani poco a poco si accorgono che Juma Khan li fa fessi, prendono consapevolezza di quanto una tale collaborazione sia compromettente e controproducente nel pasticciaccio dell’avventura afgana. Allora invitano Juma Khan a un ulteriore incontro in Indonesia, dove lui vola fiducioso (a sue spese); a Jakarta lo impacchettano e se lo portano a casa.   

La “giustificazione” legale per una tale operazione il Ministero della giustizia la trova nel fatto che la legge americana consente di arrestare (anche all’estero) narcotrafficanti legati ai terroristi, (anche se non importano droga negli USA). Su questo, pare, è in corso una animata discussione tra gli addetti ai lavori. Parte di essi infatti sostengono che Juma Khan si faceva soltanto gli affari suoi – alla grande, senza discriminare tra varie parti spesso tra loro nemiche, evitando l’errore di importare droga negli USA – ma che non fosse particolarmente legato ai terroristi: il che gli avrebbe appunto consentito di sfruttare  al meglio il suo redditizio “ecumenismo”.

E ora la parola agli onnipresenti bookmaker: a Juma Khan toccherà il rogo delle streghe di Salem, ovvero una più blanda tirata d’orecchi, da parte di chi deve far dimenticare una tale frittata da Guinness dei primati?