A distanza di meno di un anno, Michael Krausz, docente di Psichiatria, Epidemiologia e Salute Pubblica all’Università della British Columbia a Vancouver torna in Italia a parlare di Riduzione del Danno. Invitato da Itaca, Cnca e Forum Droghe, Krausz ha parlato a Roma di fronte ad un pubblico estremamente attento ed interessato composto da operatori attivi nel settore dei progetti di bassa e bassissima soglia nella capitale. Lo ha fatto con la convinzione e la chiarezza di chi ha contribuito a costruire l’esperienza della città di Amburgo, ha partecipato alla sperimentazione sui trattamenti con eroina medica, è stato tra i fondatori della più rilevante rivista scientifica europea sulle dipendenze, la European Addiction Research; si è poi trasferito in Canada, dove ha partecipato all’apertura ed alla gestione dell’unico servizio per il consumo sicuro (Safe Injection Site) esistente nel continente americano.
L’esperienza della “stanza del consumo” (Sis) è nata dalla preoccupazione per le intollerabili condizioni di vita dei “tossici duri” in Vancouver downtown: lì ci si inietta la droga  in situazioni disperate, negli angoli che puzzano di piscio, usando le siringhe in comune, suscitando tensioni e malumore nella popolazione residente. L’esigenza di diminuire i rischi per la popolazione generale e per i consumatori; di ridurre le probabilità del contagio; di aumentare le possibilità di contatto fra i presidi sanitari e questi consumatori; in una parola, l’obiettivo di  tutela della salute individuale e collettiva ha rappresentato il primo pilastro su cui gli amministratori cittadini hanno fondato la sperimentazione della “stanza” per l’uso più sicuro.
Il secondo pilastro dell’iniziativa canadese è il collegamento con le esperienze europee (spagnole,tedesche, svizzere e olandesi), tutte rigorosamente valutate e considerate come scientificamente attendibili. La scelta di Vancouver non si presenta come un’opzione ideologica, ma come una scelta coerente con l’approccio di salute pubblica, talmente radicato nelle politiche pubbliche da travalicare gli schieramenti politici: molte delle sperimentazioni più avanzate – sottolinea Krausz – sono condotte in città e regioni governate dalla destra o da governi comunque conservatori. In questi contesti, è evidente che gli amministratori sono attenti al benessere complessivo dei cittadini e delle collettività e sono meno attratti dalle chimere ideologiche.
Il terzo pilastro su cui ha fatto perno la “stanza del consumo” è costituito da un sistema di servizi ampio e articolato in cui si è inserita la nuova offerta: dalle basse soglie, ai trattamenti ambulatoriali, a quelli residenziali, alle opzioni di reinserimento sociale. Uno degli obiettivi della “stanza” e uno dei  criteri per valutarne l’efficacia è la possibilità per gli utenti di essere indirizzati verso altri interventi. Per smettere di bucare, ad esempio. O per avere un trattamento con farmaci adeguato (si parla di consumi di oppiacei).
Interessante è conoscere come funziona in pratica la “stanza del consumo”. Non molti sanno, ad esempio, che gli operatori non intervengono nell’atto del consumo, limitandosi (oltre che a regolamentare l’accesso) a fornire materiale sterile e a prestare soccorso all’occorrenza. Veramente impressionanti sono i dati sulla rilevante diminuzione delle morti per overdose e delle patologie infettivo-contagiose associate al consumo, dopo l’apertura del centro. Tuttavia, sono esperienze ancora isolate nel mondo, legate a condizioni locali specifiche, ad amministratori attenti ed a gruppi di operatori preparati e capaci.
Micheal Krausz ha anche discusso dell’esperienza italiana, ad iniziare dall’attuale messa in discussione delle politiche di riduzione del danno (perfino del termine stesso), da lui giudicata incomprensibile. C’è il rischio che permanga un confronto ideologico, a tutto discapito di un dibattito nel merito delle  esperienze, in una cornice nazionale e internazionale. Proprio in questa direzione si stanno muovendo le associazioni che hanno promosso il seminario, convinte che il futuro della Riduzione del Danno in Italia sia legato ad un deciso aumento della produzione scientifica italiana nel settore e ad uno scambio continuo e “competente” tra operatori sulle pratiche. Con lo sguardo rivolto all’Europa, dove trovare conferme, suggerimenti e idee nuove.