Tempo di lettura: 2 minuti

Don Luigi Ciotti (Presidente Gruppo Abele e Libera), Paolo Beni (Presidente ARCI), Lucio Babolin (Presidente CNCA-Coordinamento nazionale comunità di accoglienza), Patrizio Gonnella (Presidente Antigone), padre Camillo De Piaz, Franco Corleone (segretario Forum Droghe), Grazia Zuffa (direttrice “Fuoriluogo”): autorevoli esponenti delle principali associazioni e delle comunità di accoglienza sono i primi firmatari di un appello in solidarietà con Susanna Ronconi, già militante di Prima Linea, che, dopo aver scontato molti anni di carcere, da tempo è impegnata nel lavoro sociale e nel volontariato, in particolare sui temi delle tossicodipendenze e dell’esclusione sociale.

Nei giorni scorsi, un quotidiano aveva pubblicato un articolo che contestava la partecipazione di Ronconi a un progetto teso all’inserimento nel mondo del lavoro di ex detenuti finanziato dalla Provincia di Lodi e dalla Regione Lombardia. Dopo l’articolo, la Provincia di Lodi aveva dichiarato che non avrebbe più sostenuto attività che vedessero collaborare ex terroristi.

Già lo scorso anno Susanna Ronconi era stata costretta a dimettersi dalla Consulta nazionale sulle tossicodipendenze, dopo numerosi attacchi politici e polemiche giornalistiche.

Di qui l’appello, sul quale vengono richieste adesioni, che contesta quella che viene definita una «persecuzione» e un «pubblico linciaggio», che impedisce alla Ronconi di svolgere ogni attività lavorativa.

Secondo i firmatari del documento, c’è un processo di progressivo deterioramento delle regole del diritto e del clima culturale: «Negli anni scorsi, numerosi opinionisti ed esponenti di partiti avevano sostenuto che gli ex terroristi andavano dissuasi dal parlare, scrivere, presenziare, occuparsi di politica, essere impiegati in enti pubblici o istituzioni. Ora, con la vicenda di Lodi, pare essere stata introdotta una proibizione extra legem ancora più drastica: gli ex terroristi non devono, tout court, più poter lavorare».

Un ostracismo che viene giudicato «né giusto né accettabile in uno stato democratico e di diritto».

 

Vai all’appello.

Le adesioni vengono raccolte agli indirizzi mail: gruppoabele.milano@fastwebnet.it o a appelli@fuoriluogo.it