Martedì scorso l’Oklahoma è diventato il 30.mo Stato USA ad aver legalizzato la marijuana a scopo terapeutico. Nella tornata dedicata alle primarie, la maggioranza dei cittadini (56% contro 43%) ha infatti detto sì anche alla Oklahoma State Question 788. La norma consentirà a chi ha 18 anni e oltre di ottenere un’apposita licenza al costo di 100 dollari annuali e con il benestare di un medico certificato. Potranno usufruirne pure i minorenni, previa autorizzazione di due medici e dei genitori. A gestire il tutto sarà il Ministero della Salute statale, subito impegnato a definire le specifiche direttive per dispensari, coltivatori e pazienti.

Punto qualificante: la certificazione non è soggetta a nessuna malattia o condizione sanitaria particolare, come è invece il caso per gli altri Stati dove simili misure sono già in vigore, semplificando parecchio l’iter per l’ottenimento della “tessera terapeutica”. Questa è una novità che potrebbe spianare la strada a ulteriori normative analoghe, a conferma della diffusa tendenza a riconoscere l’ampio spettro dei benefici medici della pianta e del crescente sostegno popolare – oltre che politico – alla riforma delle restrittive leggi federali (la cannabis rimane comunque nella Tabella I).

Marijuana medica o ricreativa?

Proprio questa assenza di restrizioni mediche ha suscitato le immediate proteste del fronte proibizionista, a partire dalla Oklahoma State Medical Association. A livello pratico, sostengono costoro, «l’Oklahoma diventerà un altro Stato dove vige la marijuana ricreativa», sottolineando come il testo del referendum serviva solo a creare un’area di «legittimità verso quest’obiettivo mascherato», nelle parole del Dr. Kevin Taubman, ex-presidente della Oklahoma State Medical Association e responsabile di un gruppo d’opposizione chiamato “SQ 788 is NOT Medical”.

In ogni caso, il testo approvato prevede che i pazienti autorizzati potranno avere in casa fino a 3 once (85 grammi) di cannabis pronta all’uso, oltre a sei piante mature e sei in crescita. Quanti invece verranno trovati con quantità fino a 1,5 once (42 grammi) per uso medico personale senza però possedere la formale licenza statale, subiranno una denuncia per reato minore e una multa fino a 400 dollari. Le prime domande per la licenza medica verranno accettate da fine luglio, quando le autorità avranno predisposto le prime linee-guida, mentre si prevede che la vendita al minuto subirà una tassa statale del 7 per cento.

Vittoria storica verso la riforma

Per molti versi si tratta quindi di una vittoria storica, visto anche che l’Oklahoma è tradizionalmente di stampo conservatore e anzi il cuore dell’elettorato pro-Trump. Un’ulteriore spinta per  convincere il Presidente a concretizzare quanto prima il suo ventilato appoggio all’inarrestabile ondata di simili aperture statali, in aggiunta alla prima proposta di legge bipartisan per la legalizzazione nazionale presentata recentemente al Congresso.

In tal senso va anzi segnalata l’ampia manifestazione svoltasi martedì davanti al quartier generale delle Nazioni Unite a New York sotto l’egida di Support. Don’t Punish, proprio in risposta all’International Day Against Drug Abuse and Illicit Trafficking. L’evento ha voluto ribadire che dare sostegno alla “war on drugs”, obiettivo di questa giornata promossa dall’ONU, è sempre più insensato e come ha rimarcato il Libro Bianco sulle droghe 2018, rilasciato nella stessa giornata da varie associazioni italiane, la riforma globale si fa sempre più urgente e necessaria.

D’altronde la stessa FDA (Food and Drug Administration) ha appena approvato il primo farmaco a base di cannabis, l’Epidiolex, già raccomandato per l’approvazione dall’apposita commissione lo scorso aprile. Prodotto dall’azienda britannica GW Pharmaceuticals, si tratta di una soluzione orale da somministrare due volte al giorno per il trattamento di due tipi di crisi epilettiche, poco diffuse ma assai severe, che si manifestano in età infantile (la sindrome di Dravet e di Lennox-Gastaut).