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A capodanno del 2014 il Colorado è stato il primo stato degli Usa ad applicare sul territorio la regolamentazione della cannabis ricreativa per i maggiori di anni 21. Consentita la produzione commerciale e la vendita in appositi negozi, il possesso a uso personale fino a un’oncia (28 grammi) e la coltivazione fino a sei piante, con normative simili a quelle in vigore per l’alcol. Poco più di un anno prima un referendum popolare aveva ottenuto oltre il 55% di voti favorevoli per modificare in tal senso la Costituzione statale,  mentre lo stesso era già accaduto per la cannabis medica fin dal novembre 2000. Quali gli effetti di questo nuovo mercato sull’economia statale? Sono aumentati o diminuiti  gli annessi reati e problemi legali? Si è concretizzata l’attesa riduzione del mercato nero? Queste ed altre le domande in ballo a oltre cinque anni dall’avvio di quest’esperimento, con varie fonti che offrono una serie di risposte argomentate, inclusa un’ampia inchiesta del New York Times.

In aggiunta a precedenti bilanci parziali di segno positivo, secondo la testata business CNBC è lecito parlare di buon successo complessivo: le entrate seguite alla regolamentazione coprono ora circa il 3% del budget statale annuale di 30 miliardi di dollari (che a norma di legge verrà investito soprattutto per istruzione, sanità, prevenzione sulle droghe), avendo superato lo scorso giugno lo storico traguardo del primo miliardo di dollari. Finora il settore conta 2.917 imprese munite di apposita licenza e dà lavoro a 41.076 persone, mentre questi cinque anni le varie aziende hanno totalizzato un fatturato superiore ai 6,5 miliardi. Si stima che il 25% delle persone che hanno visitato il Colorado dal 2014 a oggi lo abbia fatto principalmente per la cannabis legale, mentre mediamente ogni residente adulto avrebbe speso circa 280 dollari l’anno per  la materia prima e i prodotti affini, rispetto ai 220 e ai 130 raggiunti, rispettivamente, in Washington e Oregon, secondo e terzo stati Usa ad applicare un’analoga regolamentazione. Per il cliente finale vige una tassa statale pari al 15%, come pure per i coltivatori quando il prodotto viene acquistato dai rivenditori al minuto.

Un quadro che conferma il forte impulso dato da autorità e imprenditoria alla crescita del mercato legale, spiega Morgan Fox, portavoce della National Cannabis Industry Association: «Il Colorado ha abbracciato fin da subito la nuova industria, diversamente da altri stati, tra cui Washington, che hanno ancora qualche difficoltà a farla decollare». Non a caso, lo stesso Governatore (democratico) Jared Polis recentemente ha firmato una norma mirata a diffonderne ulteriormente “l’uso sociale”, prevedendo l’apertura di centri privati per l’assaggio e il consumo in apposite zone interne di alberghi, ristoranti e locali, come avviene già per il tabacco. La cultura e le questioni legate alla cannabis legale stanno insomma diventando una cosa normale tra la gente del Colorado e l’approccio generale mira innanzitutto a rimuoverne lo stigma di (ex) “sostanza proibita”.

Ovviamente non tutto va a gonfie vele, come rimarca il New York Times mettendo in luce altri aspetti relativi ai primi cinque anni di regolamentazione. Rimane stabile il numero di giovani che ne fanno uso: pur volendo provarla per la prima volta, l’80% non ne fa uso regolare. Diminuiscono le infrazioni alle legge da parte degli adolescenti (con un meno 20% di arresti dal 2014, e fino al 25% a Denver), ma rimane tuttora ampio il divario razziale per gli arresti: il doppio per gli afro-americani rispetto ai bianchi.

A livello sanitario, da una parte crescono le presenze al pronto soccorso e negli ospedali per turbe o problemi mentali legati all’uso continuato o eccessivo, mentre dall’altra migliaia di adulti frequentano quotidianamente i dispensari o la assumono tranquillamente in formati edibili per rilassarsi prima di andare a letto. Secondo i ricercatori, nessuna delle visite al pronto soccorso ha rilevato danni gravi né tantomeno la morte per i pazienti.

Ancora controversi i dati rispetto alla presunta scomparsa del mercato nero dovuta alla legalizzazione: la polizia riporta svariati casi di coltivazioni casalinghe illegali, per evitare costi e controlli costi della licenza ed esportando poi il prodotto finale negli stati limitrofi. Il mese scorso l’operazione repressiva più ampia ha portato alla scoperta di 240 abitazioni intorno a Denver dove si coltivava senza permesso, spingendo il procuratore generale di zona, Jason Dunn, a riproporre spauracchi d’altri tempi dichiarando che «il Colorado è diventato l’epicentro del mercato nero della marijuana in Usa».

In definitiva, mentre oggi quasi il doppio dei residenti in Colorado fa uso di cannabis rispetto al resto degli Stati Uniti,  il bilancio generale sembra sconfessare soprattutto i critici più accaniti e anche parte di quanti speravano fossero tutte rose e fiori. Quello del Colorado resta un laboratorio a livello socio-politico, sanitario e giudiziario, un esperimento importante a sostegno di politiche di riforma sul tema droga, inclusa la necessità di aggiustare il tiro come dovuto, visto altresì l’aumento degli stati Usa che vanno adottando normative anti-proibizioniste sulla cannabis.