Elia De Caro

Ho iniziato a occuparmi di stupefacenti a metà/fine degli anni 90, ero studente di giurisprudenza a Bologna e iniziavo a frequentare con assiduità il centro sociale Livello 57- presi poi parte alla prima street parade e partecipai attivamente al ciclo di convegni organizzato nel 1998 “Sostanze, pianeti, interventi”, un percorso di 5 mesi che attraverso convegni, incontri, gruppi di lavoro, concerti si sarebbe concluso con la street parade di giugno.

Nel ricordare questa esperienza ho reperito del materiale in rete e proprio Fuoriluogo raccontò tale percorso sulle pagine de Il Manifesto e Forum droghe prese parte a diversi degli incontri a cui parteciparono tra gli altri Edo Polidori, Erik Fromberg, George Lapassade, Leonardo Montecchi, Leopoldo Grosso, Stefano Bertoletti, oltre ai promotori del progetto ovvero gli attivisti del Livello 57.

Si parlava di riduzione del danno, di comunicazione, delle conseguenze negative della legislazione, di stigma sul consumatore di sostanze e del mancato riconoscimento pieno dei diritti di cittadinanza ai consumatori di sostanze e sulla spinta del recente attivismo in tale esperienza decisi di fare la mia tesi di laurea su questi temi con il Prof Massimo Pavarini.

Furono lui e l’amico Enrico Fletzer a indicarmi Franco Corleone e il gruppo di Forum droghe fuoriluogo come gruppo di riferimento per le mie ricerche su “la legalizzazione de le droghe leggere in europa” e sin da allora trovai un luogo di discussione aperta, di curiosità scientifica, di capacità di sfidare i luoghi comuni di dare voce alle esperienze innovative che emergevano sul campo, con uno sguardo internazionale sempre attivo e vispo unito alla capacità/necessità di porre campagne e azioni di denuncia contro il modello proibizionista che imperava in quegli anni e che purtroppo perdura pressocchè indisturbato nel nostro Paese e non solo.

Conobbi così le esperienze di riduzione del danno, mi informai sulla politica dei quattro pilastri, scoprii l’esistenza dell’EMCDDA, di network di città europee che lavoravano su esperienze di riduzione del danno e su politiche sperimentali di prime forme di legalizzazione della cannabis.

Nel febbraio del 1999 andai a Mestre ad assistere all’incontro “L’Europa della riduzione del danno” organizzato da Forum Droghe e nel novembre del 1999 conseguì la laurea in Giurisprudenza.

Da allora ho sempre continuato a seguire Fuoriluogo e l’attività di Forum Droghe, la capacità di fornire informazione completa sui diversi aspetti legati agli stupefacenti: dal fattore culturale alla comunicazione, dagli stili di consumo alle ricerche sugli usi terapeutici delle sostanze, dai modelli di regolamentazione, al lavoro di analisi sui costi delle scelte legislative, alle esperienze di riduzione del danno fino al quadro internazionale ed europeo.

Dapprima continuando a lavorare a fianco del movimento antiprobizionista quale avvocato e dal 2010 quale esponente dell’associazione Antigone con la quale ho approfondito il rapporto tra carcere e politiche sugli stupefacenti e di come ancora oggi l’art 73 del DPR 309/90 sia il maggiore attore della penalità italiana.

Di come dal 1990 ad oggi ben 1500000 di persone è stato sottoposto al procedimento amministrativo per detenzione di sostanze presso le Prefetture venendo spesso sanzionato con quelle che si traducono in misure di limitazione della libertà personale quale la sospensione della patente e/o quella ancor più anacronistica e inutile del passaporto.

Dal 2010 ad oggi Antigone insieme a Forum Droghe e ad altri tutti preziosi compagni di viaggio e di lotte, con diverse campagne e grazie soprattutto al prezioso lavoro di edizione del libro bianco, continua ogni anno a fare proposte e informazione sul tema e ha sempre con più forza sostenuto posizioni di completa depenalizzazione del consumo di tutte le sostanze e della altresì necessaria, almeno per noi, legalizzazione delle droghe leggere.

Il tema stupefacenti o meglio dipendenze o politiche sulle sostanze sembra aver perso centralità nell’agenda politica e da un decennio almeno non viene indetta la conferenza sulle politiche sugli stupefacenti e sulle dipendenze nonostante la previsione legislativa contenuta nel testo unico sugli stupefacenti che la vorrebbe indetta con cadenza quantomeno triennale.

Eppure tale centralità non l ha persa nel campo della detenzione e dell’esecuzione penale:

Se nel 1990 dopo l’emanazione della sconsiderata legge jervolino-Vassalli le presenze in carcere erano di 23,000 presenze di cui 7299 tossicodipendenti assistiamo in due soli anni a un raddoppio della popolazione detenuta tanto che il 31.12.1992 abbiamo 47 detenuti di cui 14818 tossicodipendenti.

La furia liberticida e il carattere di legge manifesto conducono al referendum del giugno del 1993 che depenalizza le condotte legate e prodromiche al consumo della detenzione,acquisto e importazione. Si ha così un deflazione della popolazione detenuta che passa dalle 50000 unità di fine 1993 alle 46500 di fine 1995.

La rilevanza centrale delle cieche politiche punitive sul piccolo spaccio e della sproporzione sanzionatoria sui reati drogacorrelati non termina però nel secolo scorso. I primi anni duemila ci restituiscono un nuovo esempio lampante dei pessimi risultati a cui conducono tali politiche : nel 2005 si assiste al numero più alto ( poi ripetutamente superato fino ad oggi) di 55.000 detenuti per cui si impone la legge sull’indulto che porta in pochi mesi al dato di 39.000 detenuti di fine 2006. Sul finire di tale anno il governo Berlusconi inventa però una ragione di straordinaria urgenza per cui introduce nel decreto di finanziamento delle olimpiadi di Torino alcune norme che irrigidiscono la legge sugli stupefacenti e che parificano il trattamento sanzionatorio tra droghe leggere e droghe pesanti e a fine 2007 abbiamo nuovamente 48000 detenuti che diventano 58000 a fine 2008 dopo l’emanazione del primo “decreto sicurezza” del Ministro Maroni.

Il secondo decreto sicurezza e la vigenza della legge Bossi Fini fa sì che a fine 2009 abbiamo 64.731 e la prima sentenza di condanna della cedu all’Italia per violazione dell’art.3 ovvero per imposizione di un trattamento inumano e degradante dato dal sovraffollamento carcerario.

Tale dato di presenze si conserva pressoché immutato fino al 2013 quando abbiamo 62.536 detenuti e la Cedu emette la sentenza Torreggiani, finché con sentenza n 32 del 2014 la Corte Costituzionale boccia quelle norme della Fin Giovanardi che avevano parificato il trattamento sanzionatorio tra droghe leggere e pesanti e ristretto il concetto di uso personale di stupefacenti. A fine del 2014 abbiamo 53.000 detenuti e grazie anche ad altri interventi di deflazione della popolazione detentiva la Cedu ritiene che l’Italia abbia assolto alle indicazioni della Corte per evitare la condanna per violazione dell’art. 3..

Giungiamo quindi all’ultimo quinquennio dove l’agenda di interventi e politiche sulle dipendenze e sulle sostanze stupefacenti sembra non occupare la politica e il Parlamento se non per il lodevole cammino dell’intergruppo per la legalizzazione che ha raccolto fino a 200 adesioni di differenti parlamentari o di converso alle periodiche campagne securitarie che si traducono nella richiesta di ulteriori inasprimenti di quella legge o meglio di quell’articolo che più di ogni altro crea detenzione e esecuzione penale.

In questi 25 anni si sono ottenuti anche in Italia tanti passi in avanti: una forte riduzione dei morti per overdose, l’espandersi di interventi di riduzione del danno e il loro inserimento nei Lea dal 2017, una legge sulla cannabis terapeutica del 2015 che permette la prescrivibilità di tali farmaci a base di canapa con maggiore libertà terapeutica e per un numero crescente di patologie, la L. 242/2016 di promozione della filiera della canapa fino alla recentissima sentenza della Cassazione a sezioni Unite che sancisce la liceità della coltivazione di ridotte dimensioni e finalizzata all’uso personale di cannabis.

Il quadro europeo e internazionale è profondamente mutato e oltre all’Olanda la scelta di modelli di depenalizzazione assoluta del consumo è stata assunta da Spagna , Portogallo, Belgio e in molti paesi del mondo vi sono modelli di regolamentazione e/o legalizzazione della cannabis , da circa 20 stati degli stati uniti a proposte in Messico al modello assunto in Uruguay , al Canada.

Da noi i pazienti che usano cannabis terapeutica hanno grandi problemi di approvvigionamento e il modello dello stabilimento militare di Firenze conosce avvitamenti inspiegabili ( lo ha spiegato bene Marco Perduca recentemente su queste pagine) e assistiamo a campagne di criminalizzazione e sequestri dei produttori di cannabis light e il numero di detenuti per reati drogacorrelati e in esecuzione penale non cede di un millimetro.

Abbiamo ottenuto qualche conquista ma c’è molto anzi moltissimo da fare e rischiamo di rimanere indietro rispetto a tanti paesi, c’è necessità di continuare le nostre battaglie, di non abbassare la voce e le richieste, come purtroppo talvolta è accaduto , quando ci sono governi ritenuti più vicini e che invece non hanno mai realizzato alcun significativo avanzamento sulle scelte legislative sul tema, non tentenniamo anche noi sulla scelta della legalizzazione che si impone per spezzare il mercato illecito e i guadagni delle organizzazioni criminali e per tutelare la salute dei consumatori e investire in progetti di prevenzione, facciamo sì che per superare il modello proibizionista che ha imposto la war on drugs non ci vogliano altri 30 anni.

Grazie Fuoriluogo/Forum Droghe e continueremo insieme tali battaglie e diffusione di ricerche e studi e campagne sul tema per l’avanzamento dei diritti di tutte e di tutti.

Partecipa all’assemblea on line di Forum Droghe il 13 giugno 2020.