Tempo di lettura: 3 minutiAntonella Soldo

Walter De Benedetto ha 49 anni e da 35 soffre di artrite reumatoide. Ma a definirlo, più della sua malattia, è il suo coraggio, perché Walter ha fatto ciò che nessuno dovrebbe mai essere costretto a fare: rendere pubblica e mostrare la propria sofferenza. Per farne uno strumento di lotta, per il proprio diritto alle cure e per quello di migliaia di altri pazienti. La sua è una malattia infiammatoria cronica autoimmune che colpisce le articolazioni portando progressivamente a una perdita della mobilità e causando dolori continui e lancinanti. Per lenire i quali, dopo aver tentato varie terapie, Walter ha cominciato ad usare la cannabis. Il suo medico gliela prescriveva, ma come accade per molti pazienti, la burocrazia, la mancanza di informazioni e una disponibilità limitata, hanno causato ripetute interruzioni alla terapia.

Nel momento in cui è stato necessario aumentare il dosaggio, il Servizio sanitario pubblico non è stato più in grado di soddisfare il bisogno e Walter ha deciso, come fanno molti, di provvedere da sé avviando una coltivazione nel giardino di casa. Dal suo letto ha cominciato a fare ricerche con il cellulare, per capire quali fossero le genetiche più adatte ai suoi dolori, e ha cominciato a ordinare semi da varie parti del mondo. Per un certo periodo, con l’aiuto di un amico, ha estratto il thc con il burro, usandolo per fare dei biscotti. Tutto bene, fino a quando, un giorno verso la fine di settembre dello scorso anno, i Carabinieri non suonano alla sua porta e fanno irruzione in casa. Trovate e sequestrate alcune piante di cannabis alte circa 2,5 metri, Walter dichiara immediatamente sua la proprietà della coltivazione, spiegando che era necessaria per integrare la sua terapia antidolorifica a base di cannabis, questo perché la quantità fornitagli dall’ASL non era sufficiente. Una volta all’interno della sua abitazione le forze dell’ordine si sono trovate di fronte ai suoi problemi motori e si sono rese conto della gravità della situazione. Questo però non è stato sufficiente a risparmiargli l’incriminazione. Così oggi è indagato per violazione dell’articolo 73 del Testo Unico sulle droghe: coltivazione di stupefacenti ai fini di spaccio.

Già un anno fa Walter, con un viaggio “faticoso ma carico di speranza” era arrivato, in ambulanza, dalla sua casa di Arezzo fino a Montecitorio. Dove era stato ricevuto dal presidente della Camera Fico. Il 20 ottobre, alla Camera dei deputati, in una conferenza stampa organizzata da Meglio Legale, Walter è tornato ad appellarsi alle istituzioni con un appello al presidente Mattarella. “La cannabis è illegale nel nostro paese e questo fa sì che ancora oggi rimangono pesanti tabù sul suo utilizzo medico. Per come la vedo io, Presidente, ad essere illegale dovrebbe essere solo il dolore. Ed è un vostro dovere istituzionale confrontarvi con questa mancanza”. Accogliere queste parole dovrebbe essere ragionevole e umano da parte delle istituzioni, ma lo scenario è davvero sconfortante.

Solo pochi giorni fa, infatti, con un decreto il Ministro della Salute Speranza ha inserito il cannabidiolo, una molecola del Thc senza effetti psicotropi, all’interno della tabella dei medicinali ricavati da sostanze stupefacenti. In altre parole, ha inserito una sostanza non stupefacente nel regime delle stupefacenti. Questa decisione ha avuto un impatto su tutto il mercato degli oli, degli estratti di Cbd che in Italia sono prodotti e venduti da numerosissime aziende e utilizzati da migliaia di persone, per scopi terapeutici e non. Un atto antiscientifico e fortemente lesivo degli interessi legittimi di un intero settore. E responsabile di una grande confusione e che fa temere gravi ripercussioni per i pazienti.

Aderisci al digiuno a sostegno di Walter per non fare passi indietro sulla cannabis su www.fuoriluogo.it/digiunoperlacannabis