Grazie anche alla mobilitazione e all’adesione di centinaia di cittadini all’appello nazionale e al documento delle associazioni lodigiane, la partecipazione di Susanna Ronconi al progetto “Lavoro debole”, per il reinserimento lavorativo delle persone ex detenute, ha trovato, attraverso un confronto con le istituzioni locali, una conclusione condivisa e positiva, sulla base del rispetto dell’autonomia delle associazioni partner del progetto stesso.

L’articolo realizzato dal Corriere della Sera metteva in discussione il diritto di Susanna, a causa dei suoi trascorsi nella lotta armata degli anni ’70, a svolgere la propria attività con le associazioni lodigiane nell’ambito di un’iniziativa coordinata dalla Provincia di Lodi, alla quale riconosciamo, sul tema del carcere e del reinserimento dei detenuti, un’attenzione che colma un bisogno, finora trascurato, del territorio.

Le significative adesioni agli appelli, giunte da persone di diverse culture, appartenenze professionali e ruoli istituzionali, hanno evidenziato e sostenuto la legittimità dell’attività  professionale che Susanna sta realizzando in collaborazione con le associazioni – collaborazione  che avviene a pena scontata e dopo vent’anni di presa di distanza dal quel passato politico – in quanto iscritta nella Costituzione e nella sua cultura della pena. Tutta questa vicenda ha inoltre reso ancora più evidente come sia dannoso, per la società e la sua coesione, la riproposizione di una accezione vendicativa della pena, che nel rispetto e nella comprensione per le vicende umane, non trova riscontro nella legge, crea “sentenze mediatiche” strumentali senza spiegare il perché delle iniziative in corso, con l’obiettivo di creare continui casi politici, disorientare e  isinformare l’opinione pubblica.

A fronte del positivo esito, rispetto al quale ringraziamo tutti per il sostegno, rimangono l’amarezza e lo sconcerto per la strumentalizzazione posta in atto.

Spiace, inoltre, che pur riconoscendo la validità del lavoro svolto dal progetto e non ponendo veti alle associazioni che lo promuovono, non sia stato possibile aprire un dialogo e un confronto sul senso e sulla cultura della pena. Forse, anche in questo caso, si può parlare di occasione mancata, ma ci auguriamo sia possibile rilanciare il dialogo in un prossimo futuro. Lo diciamo, nel modo più efficace, con le parole di uno dei sottoscrittori dell’appello, Valerio Onida, presidente emerito della Corte Costituzionale: «Garantire il diritto al lavoro e al reinserimento sociale degli ex detenuti non è in conflitto con la solidarietà e l’attenzione alle famiglie delle vittime del terrorismo. Sono entrambi principi sacrosanti, che le istituzioni devono seguire con eguale impegno».
I promotori degli appelli
8 febbraio 2008