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Martedì 23 febbraio, a quasi due mesi dalla sua presentazione, la IVª Commissione del Comune di Perugia (con competenza anche su servizi sociali, igiene e sanità) è stata convocata per discutere un unico ordine del giorno (a questo link il video integrale). Oggetto della seduta, delle «soluzioni mirate in ottica di “riduzione del danno” per contenere i problemi provocati alla salute pubblica e le conseguenze sociali ed economiche per la comunità derivanti dall’abbandono di siringhe da parte degli utilizzatori di droghe pesanti», si legge nel testo della proposta, che riprende molto della campagna di cui Fuoriluogo aveva parlato qui. A depositarla, lo scorso 17 dicembre, il consigliere di minoranza Fabrizio Croce, della lista civica di centro-sinistra Idee Persone Perugia.

La proposta in consiglio comunale

Al sindaco Andrea Romizi (coordinatore regionale di Forza Italia) e alla sua giunta di centro-destra che governano il capoluogo umbro dal giugno 2014, l’ordine del giorno (questo il testo completo) propone tre impegni da mettere ai voti al termine del tradizionale iter prima in commissione e infine in consiglio comunale per l’eventuale via libera finale:

1) «Valutare l’adozione sperimentale di raccoglitori per aghi o siringhe in un numero congruo alla estensione del territorio cittadino ed al numero delle aree ritenute “sensibili”, debitamente segnalati e pubblicizzati, da realizzare in collaborazione tra il gestore della nettezza urbana e gli uffici tecnici per quanto concerne la scelta del materiale, della forma, del colore, della eventuale apposizione su di essi di informazioni di qualunque genere, individuando congiuntamente anche i relativi costi di produzione ed impianto».

2) «Prendere in considerazione la sperimentazione della Macchina Scambia-siringhe (di cui si allega a titolo indicativo un preventivo con relativa scheda tecnica) da collocare con tutte le necessarie precauzioni nei pressi di una o più tra le aree che dai dati riportati in premessa sono toccate dal preoccupante fenomeno dell’abbandono di siringhe, valutando anche come renderne sostenibile l’acquisto e la gestione per i bilanci comunali o dove reperire le risorse necessarie».

3) «Dare il via, contemporaneamente e contestualmente (ovvero negli stessi luoghi oggetto di sperimentazione), ad una nuova campagna di informazione e sensibilizzazione della popolazione e degli utenti sui rischi derivanti dall’uso delle droghe e dai comportamenti conseguenti, previo confronto con i principali attori delle politiche e dei programmi di prevenzione attuati nel territorio».

La seduta della commissione

In questa prima seduta della Commissione sono stati ascoltati “tecnici” e società civile: Claudia Covino, psichiatra, dirigente dell’Unità sanitaria locale (Usl) Umbria 1, nonché responsabile del Servizio tossicodipendenze (SerT) di Perugia; Fabrizio Valocchia, ingegnere e responsabile coordinatore dei servizi Umbria della Gesenu, la società per azioni a capitale misto pubblico-privato (il Comune di Perugia ne detiene il 45%) che eroga i servizi di igiene ambientale; Domenico Barberio, educatore del Centro di accoglienza a bassa soglia (Cabs), attualmente gestito per conto dell’Usl dalla cooperativa BorgoRete; Jacopo Cordone, studente e socio dell’associazione cittadina che gestisce il Circolo Island, spazio sociale attivo anch’esso dal 2001 «che attraverso una molteplicità di attività ed eventi culturali ha la finalità di promuovere la democrazia di base secondo un’etica che considera ogni individuo un soggetto autonomo», si legge sul loro profilo Facebook.

Il primo intervento in commissione è toccato alla Covino, oggi prossima alla pensione ma che si occupa della «questione giovanile» e più in particolare di consumo di sostanze e dipendenze «da quarant’anni, quindi ormai una vaga idea me la sono fatta», ha affermato lei stessa. La dirigente di lungo corso della Usl e del SerT cittadino (776 utenti nel 2019, di cui 619 uomini e 157 donne) ha innanzitutto chiarito che il problema ovviamente esiste: «Nei luoghi indicati le siringhe ci sono eccome». Aggiungendo poi che «il nostro servizio, come anche l’unità di strada, hanno lavorato molto su questo aspetto». Anche in prima linea, quindi in strada e coinvolgendo i diretti interessati. «C’è stato un periodo in cui il problema pur non essendo stato risolto, veniva comunque attenuato: grazie ad un accordo con l’azienda di igiene ambientale, della raccolta di siringhe si occupavano direttamente i consumatori, affiancati dai loro operatori specializzati. Anzi, ci indicavano loro stessi dei luoghi che noi non avremmo mai immaginato e che poi venivano bonificati. Inoltre, sentendosi investiti di una responsabilità, brontolavano gli altri dicendo “ma come, io ho pulito e tu ora vai lì e sporchi di nuovo tutto?”».

Arrivando al tema dell’ordine del giorno, per la Covino «con queste proposte non si tratta di aiutare i tossicodipendenti, ma sia le singole persone, sia la collettività». Come? «Da una parte impedisci che le persone si contagino – ha riassunto la dirigente della Usl e del SerT di Perugia – dall’altro eviti che il resto della società subisca questa situazione. Le persone che abbiamo vicino sono spesso giovani, che quindi hanno storie sentimentali, rapporti sessuali e non hanno mica scritto in fronte “sono tossicodipendente e ho l’epatite”. Ecco spiegato perché un ragionamento su questo versante non solo forse va fatto, ma riguarda la sanità pubblica». Un’azione di questo tipo, è bene ricordare, contribuirebbe inoltre a ridurre i costi economici per le casse pubbliche e quindi per tutti i contribuenti.

Lo scambio di siringhe usate o quelle abbandonate in strada «sottopongono a tutta una serie di chiari rischi, non solo i consumatori ma anche le persone che vanno a giocare nei parchi e che, occasionalmente, si possono pungere. Come anche per gli operatori dell’azienda di igiene ambientale», ha ricordato ancora la Covino. Perché, ovviamente, possono contribuire alla diffusione di malattie infettive, quali l’Aids (per il quale tuttora non esiste cura) e le epatiti: per la B esiste da tempo un vaccino, per la C no anche se da meno di 10 anni è arrivata una cura rapida ed efficace con guarigione nel 90% dei casi, ma a caro prezzo (circa 55mila euro a paziente). Nell’ordine del giorno presentato si legge infatti che «il Servizio sanitario nazionale (Ssn) spende annualmente per i costi sanitari e la cura di ciascun malato di Hiv, epatite B o C, una cifra che oscilla tra 70mila e 100mila euro, che includono una terapia intensiva da 3 a 6 mesi, esami di laboratorio, accertamenti strumentali, visite specialistiche, ecc».

In merito all’epatite C, «la situazione – ha assicurato la Covino in Commissione – oggi per fortuna è molto diversa perché il SerT, in accordo con la gastroenterologia e le malattie infettive, si occupa di effettuare una serie di screening per individuare persone che possono usufruire di una terapia molto costosa ma che nella maggior parte dei casi guarisce». Ma le questioni di decoro urbano e di diffusione del contagio, non solo come detto esistono ma ne sono da tempo coscienti i cittadini, come gli stessi servizi pubblici. «I nostri addetti che si occupano dello spazzamento meccanico e manuale – ha confermato in Commissione l’ingegnere Fabrizio Valocchia della Gesenu – sono muniti di apposita dotazione e durante lo svolgimento del servizio possono compiere autonomamente la raccolta delle siringhe. Oppure, nel caso in cui questo non fosse possibile per qualche problema, chiamano il capo-squadra che attiva degli specifici operatori con a disposizione specifici mezzi e attrezzi in dotazione». Sì, perché a Perugia (come altrove) si sono ormai resi necessari persino degli operatori specializzati con cui l’azienda di igiene urbana cerca di arginare il fenomeno. «Per la raccolta delle siringhe è stato attivato uno specifico servizio a chiamata, rivolto ad enti, operatori, cittadini. Insomma, a tutte le persone che malauguratamente vengono a contatto con una siringa abbandonata. Ci chiamano e noi interveniamo», ha chiarito Valocchia.

A questo punto verrebbe quindi da chiedersi: come mai nel primo impegno dell’ordine del giorno è stato proposto «l’adozione sperimentale di raccoglitori per aghi o siringhe», sulla falsa riga di quelli per la raccolta di farmaci scaduti o pile esauste, se già c’è un apposito servizio di raccolta? La risposta, indirettamente, l’ha fornita lo stesso responsabile coordinatore dei servizi Umbria della Gesenu: «Non è sempre facile individuarle (…) avendo le siringhe una dimensione abbastanza ridotta, più le segnalazioni sono precise e più sarà puntuale il nostro servizio. Talvolta ciò genera dei disguidi: magari siamo passati ma non abbiamo trovato la siringa». Inoltre, ha aggiunto Valocchia, «questo servizio subisce nel corso degli anni delle modifiche, perché è chiaro che i punti di consumo delle sostanze stupefacenti cambiano». Infine, questi i numeri forniti dalla Gesenu: «Per quanto riguarda i nostri dati ufficiali, quello che dal 2015 resta costante è la quantità, quindi i chilogrammi di rifiuti di questa tipologia raccolti: 222 Kg di siringhe nel 2015; 189 nel 2016; 222 nel 2017; 205 nel 2018; 198 nel 2019 e 203 l’anno scorso. Il trend è quindi stabile ed è bene ricordare che queste sono soltanto le siringhe abbandonate che recuperiamo ma non è quella realmente presente, poiché a questi numeri vanno aggiunte quelle gettate nei normali cestini (le siringhe domestiche sono in tutto e per tutto rifiuti urbani e possono pertanto essere gettate nell’indifferenziato)». A queste, aggiungiamo noi, vanno inoltre sommate quelle non intercettate.

Un’altra importante attività di raccolta delle siringhe usate viene effettuata in città attraverso lo scambio con una nuova, dai servizi di Riduzione del danno (RdD) e del rischio (RdR). «A Perugia, nello specifico, sono l’unità di strada (nata nel 1998), il centro a bassa soglia (attivo dal 2001), lo sportello carcere presso la casa circondariale, il progetto “sotto cassa” svolto nei contesti del divertimento giovanile e “Piano B”, anche questo rivolto a giovani e adolescenti», ha elencato Domenico Barberio, educatore della cooperativa BorgoRete che li gestisce. «Il nostro intervento mira a instaurare relazioni significative con le persone, distribuire materiale informativo specifico e presidi sanitari, quindi acqua distillata, fazzolettini disinfettati, scambiare siringhe (le sterili con quelle usate) e fare un counseling per favorire la modifica dei comportamenti a rischio», ha ricordato ancora Barberio ai consiglieri della Commissione.

Riguardo ai numeri, nel 2019 (ultimi loro dati consolidati disponibili), «con il servizio di unità di strada abbiamo consegnato 9.178 siringhe, recuperandone 3.789, mentre al centro a bassa soglia le consegnate sono state 22.870, a fronte di 19.524 ricevute. Quindi, in totale, nel corso del 2019 abbiamo dato oltre 30mila siringhe, recuperandone quasi 25mila. Sempre nell’ambito di questo lavoro di supporto e di scambio, abbiamo consegnato col nostro servizio mobile circa 258 dosi (altre 313 al centro a bassa soglia) di Naloxone, antidoto agli oppiacei usato in caso di overdose». Tornando alle siringhe usate, la loro percentuale di raccolta, appare quindi di ottimo livello. Segno che il sistema funziona. Anzi, «il numero di siringhe date e recuperate nel corso degli ultimi 6-7 anni è rimasto stabile – ha rivelato l’educatore di BorgoRete – appare quindi chiaro come questa pratica, tra i consumatori per via iniettiva, si sia ormai consolidata. Perché chi viene a prendere le siringhe è consapevole che prima dovrà consegnare quella che ha utilizzato. Ma l’aspetto forse più importante, che lo scambio permette – ha continuato Barberio – è che questo numero di siringhe e di aghi usati venga recuperato e poi smaltito in sicurezza».

Questi, invece, i consumatori con i quali hanno instaurato un rapporto: «Nel 2019 – ha riportato ancora l’educatore di BorgoRete – presso il centro di accoglienza a bassa soglia abbiamo avuto 352 contatti, di cui 72 arrivati per la prima volta a questo servizio (34 italiani e 41 stranieri), per un totale di 8.443 ingressi. Per contatti intendiamo le persone che il servizio ha effettivamente conosciuto, gli ingressi sono invece il totale delle presenze in un anno degli stessi. Per quanto riguarda l’unità di strada abbiamo invece registrato 8.731 passaggi. A quest’ultima, il transito di giovani (quelli sotto i 24 anni) è passato dai 218 del 2013 ai 2.347 del 2019». Per l’anno scorso, i dati sono ancora in fase di elaborazione. Ma nonostante questo, qualche numero del 2020 Barberio lo ha ugualmente anticipato: «Posso già riportare i 463 contatti del centro a bassa soglia che hanno usufruito del servizio, di cui 79 nuovi. Quindi un aumento di oltre 100 persone, rispetto alle 352 del 2019. La frequenza con la quale vivono i nostri servizi segnala anche la consapevolezza, la sensibilità, rispetto alla Riduzione del danno e al tema specifico di non abbandonare in giro siringhe e aghi usati. Il problema resta quindi quella fascia di popolazione consumatrice che noi non intercettiamo, che per tutta una serie di ragioni non si avvicina a noi e che ha poco interesse rispetto a questo tema».

Bene, quindi come abbiamo visto anche lo scambio di siringhe in città è già attivo da tempo. Ma con un problema temporale di non poco conto: «Il centro di accoglienza a bassa soglia è aperto tutti i giorni dalle 9 di mattina al primo pomeriggio, con l’eccezione del giovedì quando è attivo soltanto il pomeriggio. Mentre le uscite dell’unità di strada con il nostro camper vengono invece effettuate cinque giorni a settimana, sempre al pomeriggio». Superfluo forse aggiungere che chi consuma eroina o cocaina per via iniettiva, e ancor più quanti hanno una dipendenza dalla sostanza, al contrario non hanno giorni della settimana o orari. Ecco perché, anche la cooperativa BorgoRete ritiene «utile e importante l’installazione di macchinette scambia-siringhe o comunque di raccoglitori per aghi e siringhe (…) nonché una valida risposta ad un problema che esiste in città e che noi affrontiamo ma in base a quelle che sono le nostre possibilità».

La coop che gestisce in città i servizi di RdD e RdR sul territorio perugino è andata persino oltre nell’appoggiare l’ordine del giorno. Confrontandosi con altre analoghe realtà attive sul territorio nazionale ha presentato in Commissione persino un preventivo dell’aprile 2020 che una ditta italiana specializzata aveva stilato per l’eventuale sostituzione delle macchine scambia siringhe già presenti sul territorio fiorentino e ormai datate (a Scandicci hanno oltre vent’anni, a Sesto Fiorentino un decennio). Queste le principali caratteristiche tecniche di quelle nuove da loro proposte: distribuzione di una siringa nuova all’introduzione di una usata o di monete; autonomia di caricamento di circa 200/300 siringhe (variabile a seconda delle confezioni utilizzate); capacità di raccolta di 1.000/1.500 siringhe usate in appositi contenitori per rifiuti con chiusura autobloccante. Il tutto ad un prezzo di 9.750 euro. Al quale vanno poi ovviamente aggiunti i costi di manutenzione e gestione.

L’ultimo ospite a intervenire è stato Jacopo Cordone, studente e socio dell’associazione cittadina che gestisce il Circolo Island. Questo spazio sociale, lavora al tema da anni, «avvertendo sempre di più il disagio dei cittadini nel ritrovare aghi e siringhe abbandonate in luoghi pubblici alla portata di tutti», si legge nel testo della loro petizione online per chiedere l’installazione di macchine scambia-siringhe a Perugia. Cui si è aggiunta la raccolta di firme cartacee («in totale – a loro dire – oltre 1.300»), ma anche l’organizzazione di dibattiti pubblici sul tema, di incontri con altre associazioni del territorio e comitati di genitori e l’attivazione di una pagina Facebook dedicata.

Pur essendo quindi stati di fatto promotori dell’iniziativa, nonché ispiratori del citato ordine del giorno presentato poi dal consigliere Croce, nel loro intervento in Commissione si sono «mantenuti sui dati allargandoci purtroppo poco ad altre osservazioni di più elevato spessore», hanno spiegato loro stessi in una mail inviata lo scorso 2 marzo nella lista della Rete Italiana Riduzione del Danno (Itardd). A questo network, già anni fa, si rivolsero «per chiedere informazioni sulla macchina scambia siringhe e su chi ne aveva esperienza nei vari territori». In Commissione, il Circolo Island, ha così voluto farsi portavoce di cosa dicono le ricerche e le review di decine di pubblicazioni scientifiche internazionali sul tema, che anche in lunghi lassi di tempo (persino di 10 anni) hanno analizzato l’efficacia di questo strumento laddove installato: in molti casi, con risultati che hanno superato persino le aspettative degli stessi ricercatori. Per chi volesse approfondire il tema, gli 11 studi da loro segnalati alla Commissione sono riportati nelle note a fine articolo (con relativi link).

Terminati gli interventi degli ospiti, la parola è così passata ai componenti della Commissione (13 membri, più presidente e vice-presidente). A prendere la parola sono stati in sei, più il presidente. Ecco in estrema sintesi cosa hanno detto in ordine di intervento. Maria Cristina Morbello (Movimento 5 stelle), in merito alle macchinette scambia siringhe ha chiesto di «valutare attentamente i luoghi di installazione, per evitare assembramenti di consumatori o spacciatori». Il consigliere della maggioranza di centro-destra Gino Puletti (Progetto Perugia Romizi Sindaco) si è chiesto pubblicamente: «Avrei il coraggio di dare una siringa a mia figlia caduta nel danno della droga? (…) bene i contenitori ma i distributori mi lasciano un po’ perplesso (…) manca la parola, è un metodo freddo». Anche se ha poi riconosciuto che «questo tema non merita una risposta frettolosa, mi riservo di rifletterci». Massimo Pici, anche lui di maggioranza (Perugia Civica), nel parlare di un «problema reale» e quindi di una «esigenza reale», ha invece ammesso che «la questione non è risolvere il problema della droga ma ridurre i danni collaterali legati al consumo». Dichiarando infine, riferendosi alla macchinetta: «La metterei ovunque ma non so se siamo in grado di farlo», riportando anche il costo di ognuna nel citato preventivo.

Subito dopo è intervenuto il presidente della Commissione, Michele Cesaro (Forza Italia) per ricordare ai colleghi che «dobbiamo porci con spirito costruttivo». Subito dopo, riguardo ai contenitori, ha ricordato che ad esempio «10-15 anni fa non c’era la cultura di avere appositi contenitori per le cicche delle sigarette, oggi la riteniamo banale ma è stata una grande conquista». Mentre per le scambia-siringhe, «bisogna capire dove collocare queste macchinette». La parola a quel punto è passata a Paolo Befani (Fratelli d’Italia) che ha sollevato «perplessità», sostenendo che «serve un ulteriore approfondimento» prima di decidere: «Non vorrei che raccoglitori e distributori facessero apparire la regolarizzazione del consumo in città». Il suo collega di partito Lorenzo Mattioni (anche lui della Lega) ha detto chiaramente che per lui «il 1° e 3° impegno si possono fare (…) ma sul distributore sono contrario: è un segnale di resa di fronte a ciò che invece vogliamo combattere». Un po’ più morbido l’altro suo collega Alessio Fioroni (ancora Lega), il quale ha anzi ricordato che «il tema di oggi non ha nulla a che vedere con il consumo in sé». Anche se poi ha affermato di avere anche lui un «dubbio sui distributori, sulla loro effettiva utilità e sul pericolo che possano rappresentare». Sempre su questo ha poi aggiunto: «Se le mettiamo nei parchi, andiamo a sdoganare quell’area all’uso di siringhe (…) ghettizzare ulteriormente quelle aree a quelle attività (…) rischiamo di aumentare la presenza di spaccio in un’area che invece dovremmo tutelare».

Una prima risposta alle obiezioni sollevate dai consiglieri è stata già fornita. Riguardo alla collocazione, per far sì che venga poi realmente utilizzata, nella seduta si è parlato di luoghi anonimi e di passaggio. Anche per evitare che si ripeta quanto avvenuto negli anni Novanta, quando una macchina scambia-siringhe venne installata al vecchio ospedale cittadino. Inizialmente molto usata e “affollata”, a quanto ci hanno riferito, lo fu sempre meno in seguito. Secondo alcuni, anche a causa della repressione delle forze dell’ordine (chi cerca una siringa, normalmente ha già in tasca la sostanza da consumare). Riguardo invece al metodo definito «freddo» dal consigliere Puletti, l’idea messa in campo è a quanto pare quella di fornire attraverso lo scambiatore un vero e proprio kit con materiale sterile (siringa, soluzione fisiologica, ecc) e informativo (di Riduzione del danno e del rischio, cui si aggiungerebbero elenco e riferimenti dei servizi dedicati attivi in città). Così da cercare anche di intercettare nuovi consumatori.

Le prospettive

In conclusione di questo lungo articolo, abbiamo deciso di sentire il promotore politico dell’iniziativa, il consigliere di centro-sinistra Fabrizio Croce (Idee Persone Perugia), noto in città per essersi occupato in passato di musica ed eventi, gestendo anche diversi locali. A lui abbiamo innanzitutto chiesto un pronostico sul voto finale: «Il gruppo di associazioni che mi ha contattato spinge molto per la macchina scambia-siringhe, ma sapendo bene con chi abbiamo a che fare ho ritenuto importante spingere per tutte e due le soluzioni, separando gli impegni. Credo infatti sia importante iniziare a parlare anche della macchina scambia-siringhe, ma se vogliamo ottenere qualche risultato immediato dobbiamo spingere anche per i semplici raccoglitori». In altre parole, la sua strategia è chiedere 100 per ottenere almeno 50. «Esatto, perché portare immediatamente a casa un risultato, anche se minimo, è comunque meglio di nulla. Quella della macchina scambia-siringhe è una questione se vogliamo culturale, di approccio. In certi ambienti politici, questo non è così laico e quindi è più difficile far accettare un’idea di questo tipo. In altre parole, in questo momento non si può pretendere di più».

La seconda domanda per Croce riguarda invece l’iter che dovrà portare al voto finale. «Innanzitutto – rivela ancora il consigliere di Idee Persone Perugia – ho cercato di non spingere subito la cosa verso il voto in aula. Al momento, in Commissione abbiamo sentito i tecnici e ora coinvolgeremo anche gli assessori competenti, quindi quello ai Servizi sociali (Edi Cicchi, nda), quello alle Politiche giovanili e quindi se vogliamo anche alla salute (Gianluca Tuteri) e infine la titolare del Decoro urbano (Margherita Scoccia). Perché in qualche modo tutti e tre questi temi sono interconnessi. Anche sulla base del loro parere, avendo così a disposizione tutte le informazioni necessarie, la commissione potrà valutare la proposta in serenità». Il che vuol dire, approvare una relazione da portare poi in consiglio comunale per il voto finale. Anche su questo, il pronostico di Croce? «Non mi viene in mente alcun atto passato in Commissione che non sia poi stato approvato anche in Consiglio. Quindi se l’atto supera lo scoglio della commissione competente ha poi via libera, anche laddove sia stato, come in questo caso, proposto dalla minoranza, poiché anche questa è ovviamente composta in gran parte da membri della maggioranza».

NOTE

1) Long-term survey of a syringe-dispensing machine needle exchange program: answering public concerns (link).
Catherine Duplessy, Emmanuel G. Reynaud, Harm Reduction Journal, 2014

2) Syringe vending machine for Injection Drug Users: an experiment in Marseille, France (link).
Yolande Obadia, Isabelle Feroni, Vincent Perrin, David Vlahov, Jean-Paul Moatti American, Journal of Public Health, 1999

3) Assessing the role of syringe dispensing machines and mobile van outlets in reaching hard-to-reach and high-risk groups of injecting drug users (IDUs): a review (link).
Mofizul Islam, Katherine M. Conigrave, Harm Reduction Journal, 2007

4) Return rates for Needle Exchange Programs: a common criticism answered (link).
Kate Ksobiech, Harm Reduction Journal, 2004

5) The effectiveness and safety of syringe vending machines as a component of needle syringe programmes in community settings (link).
Mofizul Islam, Alex Wodak, Katherine M. Conigrave,  The International Journal of Drug Policy, 2007

6) The evaluation of a trial of syringe vending machines in Canberra, Australia (link).
David Macdonald, The International Journal of Drug Policy, 2008

7) A comparison of syringe disposal practices among injection drug users in a city with versus a city without needle and syringe programs (link).
Hansel E. Tookes, Alex H. Kral, Lynn D. Wenger, Gabriel A. Cardenas, Alexis N. Martinez, Recinda L. Sherman, Margaret Pereyra, David W. Forrest, Marlene Lalota, Lisa R. Melsch, Drug and Alcohol Dependance, 2012.

8) Characteristics and attendance patterns of a fixed-site NSP and nearby SVM: the benfits of 24-hour access to sterile injecting equipment (link).
Elena Cama, Loren Brener, Joanne Bryant, Drugs Education Prevention and Policy, 2014

9) The impact of an automatic syringe dispensing machine in inner-city Sydney, Australia: no evidence of a “honey-pot” effect (link).
Carolyn A. Day, Bethany White, Paul S. Haber, Drug and Alcohol Review, 2016

10) A cultural impact of needle exchange: the role of safer injection mentors (link).
Margareth S. Kelley, Sheigla Murphy, Howard Lune Contemporary Drug Problems, 2001

11) Impact of needle exchange programs on adolescent perceptions about illicit drug use (link).
Melissa A. Marx, Heena Brahmbhatt, Peter Beilenson, Ronald S. Brookmeyer, Steffanie A. Strathdee, Cheryl Alexander, David Vlahov, AIDS and Behavior, 2001

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