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Proseguono i passi avanti sul territorio statunitense per la cannabis legale. Dopo vari passaggi legislativi, il parlamento del New Jersey ha rimandato all’ultimo momento il voto definitivo al Senato. La normativa prevedeva la legalizzazione dell’uso ricreativo per i maggiori di anni 21, oltre all’azzeramento della fedina penale per chi era stato condannato unicamente per il possesso a uso personale. È invece passata la depenalizzazione in New Mexico: fino a 50 dollari di multa per mezza oncia (poco più di 14 grammi) e tra i 50 e i 100 dollari per chi ne possiede fino a un’oncia (28 grammi). Questi casi verranno considerati reati minori (misdemeanor) senza alcun rischio di andare in carcere.

Legalizzazione rinviata in New Jersey

Rispetto al New Jersey, il Senato aveva in calendario per ieri mattina il voto in aula sulla proposta finale, di cui era prevista l’approvazione, dopo svariate revisioni e il passaggio in varie commissioni. Sia i leader politici che il governatore Phil Murphy da tempo si erano dichiarati favorevoli. Tuttavia all’ultimo momento sono emersi alcuni tentennamenti tra i senatori: la conta dei voti necessari non tornava e si è preferito rinviare sine die. Il presidente del Senato, Steve Sweeney, ha comunque confermato il suo impegno verso un’approvazione che viene rimandata soltanto momentaneamente.

Il testo finale era la sintesi di due proposte diverse già approvate dai rispettivi rami parlamentari (Senate Bill 2703/Assembly Bill 4497), teso soprattutto a eliminare un’inutile piaga sociale: la polizia del New Jersey arresta oltre 32.000 persone l’anno per il solo possesso, causando allo Stato una spesa complessiva superiore ai 140 milioni di dollari per le varie pratiche burocratiche e giudiziarie. Oltre alla rapida cancellazione delle pene per arresti dovuti solo alla marijuana, era anche prevista la tassazione di 42 dollari per oncia (28 grammi) e l’avvio di una commissione regolatoria di cinque membri per definirne i dettagli operativi.

Fra l’altro la normativa aveva ricevuto il pubblico sostegno di politici locali e nazionali, in particolare del Senatore Cory Booker, uno dei candidati presidenziali democratici per il 2020 e co-autore della proposta federale per porre fine al proibizionismo sulla cannabis. In un apposito comunicato, la  Drug Policy Alliance per il New Jersey ha subito sottolineato la delusione per quest’inatteso impasse: «È una tragedia per la giustizia sociale e razziale del New Jersey. Questa legge vantava il sostegno di un’ampia coalizione di organizzazioni a tutela dei diritti civili e religiose, oltre che della maggioranza dei cittadini del New Jersey». Ribadendo tuttavia che la battaglia per la legalizzazione proseguirà senza sosta grazie al fattivo impegno collettivo: «È solo una questione di tempo, quanto prima tutti i cittadini del New Jersey potranno condividere i benefici creati da una simile normativa».

In New Mexico passa la depenalizzazione

Il Sì alla depenalizzazione appena deciso in New Mexico (Senate Bill 323) poggia su un’attenta analisi dell’impatto fiscale e per il risparmio a favore delle casse statali (e dei contribuenti), come specificato nel testo della norma stessa:

«Il SB 323 potrà avere un impatto fiscale positivo su tribunali, pubblici ministeri e difensori pubblici. Riducendo le pene per il possesso fino a mezza oncia di marijuana e quelle per l’uso o il possesso di parafernalia  a valutazioni che non richiedono l’intervento di giudici o tribunali, come invece avvenuto finora in maniera automatica. Procedere con semplici valutazioni di pena richiede un livello di risorse assai minore dei casi penali».

Mentre è stato rafforzato il programma per la cannabis medica, non è invece passata l’auspicata legalizzazione, che pure aveva ottenuto il Sì in due testi leggermente diversi alla Camera e poi anche al Senato. Alla chiusura delle sessione legislativa della scorsa settimana, il dettato finale che li riconciliava è rimasto bloccato nella Commissione Finanze del Senato. Ciò è dovuto, in parte, al fatto che obiettivamente c’erano in ballo normative più urgenti a livello statale (su economia, sanità, educazione, armi, ecc.) e in parte perché la proposta finale era fin troppo ambiziosa anche rispetto agli Stati che già prevedono la legalizzazione.

Punto fondamentale, per esempio, era la vendita gestita interamente dallo Stato, con poche licenze per i privati. Un “compromesso ragionevole”, come lo ha definito il democratico Javier Martinez co-firmatario della proposta, onde garantire stretti controlli sulla produzione e calmierare i prezzi, questioni non semplici da gestire anche in scenari avanzati come quelli di California o Colorado. Ovvio però che di per sé questa posizione  richiede un’infrastruttura assai più seria e robusta di quella vigente attualmente in New Mexico. Dove fra l’altro la guida in stato di ebbrezza (DWI) rimane un problema primario, e l’aggiunta della cannabis legale potrebbe aggravare situazioni di questo tipo.

In ogni caso il tema ha ormai conquistato l’attenzione di legislatori, media e pubblico, e il voto favorevole alla Camera (36-32) è stato giustamente definito “storico”. Anche perché poggia sul forte sostegno dei cittadini: in un sondaggio del maggio scorso il 63% degli adulti interpellati dichiarava di approvare la regolamentazione e la tassazione della cannabis per i maggiori 21 anni. Come ha ribadito la Governatrice democratica Michelle Lujan-Grisham, «l’anno prossimo diventerà una priorità». Se ne riparlerà dunque nella sessione legislativa del gennaio 2020, facendo tesoro delle varie esperienze a livello statale e federale sulla marijuana legale che sicuramente conquisteranno ulteriore spazio in futuro.