La Germania ha importato quasi 2.500 chilogrammi di cannabis terapeutica durante i primi 6 mesi del 2019. Un dato che se confermato a fine anno potrebbe significare un fabbisogno quasi doppio rispetto all’anno precedente (3000kg). L’entità delle importazioni è stata resa noto a seguito di una interrogazione parlamentare di Kirsten Kappert-Gonther, deputata dei Verdi, che in un tweet ha reso nota la risposta.

La crescita è evidente anche nei dati parziali per il primo e secondo trimestre, rispettivamente 765 kg e 1733 kg secondo Marijuana Businness Daily. Nel 2017 la Germania aveva importato “solo” 1200kg. Per MjBizdDaily.com “la Germania è il più grande mercato di cannabis medica regolamentato a livello federale al di fuori del Nord America“. Un mercato che dipenderà esclusivamente dalle importazioni almeno fino alla fine del 2020. Le attuali quantità importate suggeriscono che la produzione nazionale di cannabis terapeutica autorizzate dal governo tedesco – che ammontano a 2.600 chilogrammi all’anno per un periodo di quattro anni – non saranno sufficienti a rifornire il mercato nazionale una volta che i primi raccolti saranno disponibili entro la fine dell’anno prossimo. Oltre all’olandese Bedrocan in Germania sono presenti prodotti delle compagnie canadesi Aurora Cannabis, Canopy Growth, Cronos Group e Wayland, oltre che di Tilray.

I dati tedeschi fanno impallidire quelli italiani. Ci sarebbe quasi da sorridere, non fosse che la “timidezza” nell’affrontare il tema del fabbisogno di cannabis terapeutica da parte dei governi che si sono succeduti in questi anni, non avesse tragiche conseguenze sui pazienti italiani. In attesa di sapere cosa ne sarà delle nuove serre dell’Istituto Farmaceutico Militare non basta elemosinare qualche kg in più di cannabis dall’Olanda o improvvisare gare d’urgenza per mettere qualche pezza con la cannabis canadese. Occorre avviare un percorso serio per una produzione nazionale di cannabis terapeutica che possa reggere il fabbisogno italiano aprendo immediatamente a soggetti, pubblici e privati. Occorre cominciare a costruire una filiera produttiva locale che sia in grado di reggere la domanda interna che in crescita esponenziale già l’anno scorso era stimata in circa 1000kg e che i 578kg dispensati nel 2018 non hanno saputo coprire adeguatamente, come purtroppo ben noto ai pazienti. E che magari un domani possa anche essere in grado di esportare un prodotto di qualità.